L’Ue non può accettare passivamente gli effetti tragici dell’aggressione russa dell’Ucraina

di EveryOne Group

EveryOne Group ha rivolto un appello alla Commissione europea e ai suoi vertici, firmato dai suoi co-presidenti Roberto Malini, Dario Picciau e Glenys Robinson, informandone anche le istituzioni ucraine, per chiedere una strategia ancora più chiara ed efficace di fronte alla guerra che continua a colpire l’Ucraina, la sua popolazione civile e il suo patrimonio culturale. Gli attacchi non sono diventati meno gravi perché ci siamo abituati alle notizie. Nel solo periodo dal 1° al 24 settembre 2026, la Missione ONU per i diritti umani in Ucraina ha registrato almeno 200 civili uccisi e 1.234 feriti, parlando di una nuova intensificazione degli attacchi russi.

Riconosciamo quanto l’Unione europea abbia già fatto. Il sostegno economico, umanitario e militare, le sanzioni e misure contro l’elusione delle restrizioni. Ma proprio per questo chiediamo che l’Europa non permetta che il trascorrere del tempo produca una progressiva normalizzazione della guerra, mentre continuano rapporti economici consentiti con la Russia e tornano, in diversi ambiti, forme di normalità sportiva, culturale e diplomatica.

Attendiamo una risposta dalla Commissione europea e auspichiamo soprattutto un dialogo vero con la società civile europea, che segue con apprensione eventi epocali segnati dalla paura, dalla minaccia e dalla violenza. Una società civile che non vuole assuefarsi all’idea che intere popolazioni possano vivere per anni sotto missili e droni mentre altrove la vita riprende come se tutto questo fosse diventato ordinario.

Non chiediamo responsabilità collettive verso il popolo russo, gli artisti o gli atleti. Chiediamo però che nessuna apertura, cerimonia o relazione istituzionale contribuisca a cancellare la realtà della guerra o a trasformare in interlocutori pienamente normalizzati persone sulle quali gravano accuse di gravissimi crimini internazionali. La Corte penale internazionale mantiene, tra gli altri, mandati d’arresto nei confronti di Vladimir Putin e di altri esponenti russi per presunti crimini di guerra commessi nel contesto dell’Ucraina.

Non possiamo rispondere al ricatto e al terrore con l’abitudine, il silenzio o tappeti rossi. L’Europa deve continuare a essere lo spazio del diritto, della memoria e della responsabilità. E la società civile deve poter avere voce in questa scelta.