I terribili incidenti verificatisi a Černobyl’ (1986) e a Fukushima (2011) nonché la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, iniziata nel 2022, hanno acuito le preoccupazioni circa la sicurezza nucleare in tutto il mondo. La domanda di energia continua però ad aumentare e le tecnologie nucleari ne forniscono una quota crescente. L’UE è stata storicamente un’attiva promotrice della cooperazione internazionale in materia di sicurezza nucleare. Ad esempio, ha aiutato a realizzare attività complesse, prime nel loro genere, quali la struttura di confinamento sicuro dell’unità 4 della centrale di Černobyl’, poi danneggiata a causa della guerra tra Russia e Ucraina. Dal 2014, l’UE ha destinato sovvenzioni per circa 600 milioni di euro a paesi partner per formazione, attrezzature, infrastrutture, consulenza e bonifica, ed ha concesso un prestito di 300 milioni di euro per miglioramenti della sicurezza delle centrali nucleari in Ucraina.
“Per quanto concerne la sicurezza nucleare, una cosa è assolutamente chiara: prevenire è infinitamente meglio che curare”, ha affermato Marek Opioła, il Membro della Corte responsabile dell’audit. “L’UE rimane un attore mondiale importante nella cooperazione in materia di sicurezza nucleare, ma dovrebbe definire una strategia a tutto tondo e aggiornata per orientare le proprie azioni di cooperazione e migliorare la selezione e il monitoraggio delle azioni finanziate dall’UE.”.
In un ambito che si è trasformato notevolmente nel tempo e che include molti attori con obiettivi simili, la mancanza di detta strategia è significativa. In primo luogo, tale strategia individuerebbe gli ambiti di maggior valore per l’azione dell’UE e terrebbe conto delle iniziative di altri portatori di interesse. In aggiunta, stabilirebbe chiaramente gli obiettivi che l’esecutivo dell’UE vuole raggiungere, il sostegno finanziario che prevede di utilizzare e i portatori di interesse da coinvolgere. Al momento, non esistono orientamenti strategici per tutti gli strumenti a disposizione della Commissione, tra cui sovvenzioni e prestiti.
In secondo luogo, la Commissione dovrebbe migliorare il processo di selezione delle azioni finanziate dall’UE. Sebbene le attività da essa espletate rispondessero alle esigenze, le proposte provenienti da paesi non-UE non sono state selezionate con la dovuta trasparenza, in quanto non vi era né attribuzione di punteggio né ordinamento in graduatoria. Ciò rende difficile garantire che i finanziamenti dell’UE siano stati destinati lì dove potevano apportare più valore. Ad esempio, dagli elementi probatori risulta che alcune azioni in Asia centrale e in Iran, sebbene affrontassero alcuni rischi specifici per la sicurezza nucleare, erano guidate principalmente da considerazioni geopolitiche più ampie.
In terzo luogo, le attività finanziate dall’UE hanno spesso fatto registrare ritardi e, a volte, sforamenti dei costi. Ciò è avvenuto in particolare per le opere di costruzione e di bonifica su larga scala. Sebbene i maggiori costi possano in parte essere collegati alla complessità di tali opere, altri fattori contribuenti sono stati i persistenti deficit di finanziamento e la mancanza di incentivi per la performance; al contempo, la sostenibilità a lungo termine di alcune attività rimane a rischio.
Infine, per numerosi aspetti la Commissione avrebbe potuto fare di più per vigilare sul modo in cui le attività finanziate erano gestite. Ciò è avvenuto, ad esempio, per il prestito di 300 milioni di euro finanziante un programma su larga scala attuato dal gestore delle centrali nucleari in Ucraina. Per il monitoraggio, la Commissione ha deciso di affidarsi a terzi, ed ha erogato il prestito senza avere garanzie che i fondi avrebbero finanziato solo le spese connesse al programma già sostenute (ed oggetto di pagamento) dal mutuatario.
