Sosteniamo e condividiamo l’esposto depositato alla Procura di Gela, da parte di Giuseppe Marcello a nome del Comitato No Muos, sulla situazione di Niscemi. Il Comitato, infatti, pone una questione che non può più essere elusa e che riguarda il diritto delle comunità a conoscere, capire e pretendere responsabilità su ciò che accade nel proprio territorio. Le frane ripetute, l’assenza di interventi tempestivi, le risposte mancate delle istituzioni, il peso crescente di patologie gravi e la gestione opaca delle emergenze delineano un quadro che non può essere liquidato come una somma di eventi sfortunati.
Da anni Niscemi vive dentro una condizione di esposizione forzata a rischi ambientali e sanitari che si intrecciano con la presenza del sistema MUOS e con una militarizzazione del territorio che, come documentato in modo rigoroso dal lavoro di analisi e inchiesta di Antonio Mazzeo, ha progressivamente sottratto sovranità, trasparenza e controllo democratico a una delle aree più fragili della Sicilia.
Le frane che interessano anche l’area della base di contrada Ulmo, i danni alle strutture e alle antenne, i fenomeni di instabilità del suolo e di erosione, l’incendio che ha devastato la sughereta attorno alla base in una zona teoricamente ipercontrollata, non sono episodi scollegati ma segnali di un territorio stressato oltre il limite, sacrificato a interessi strategici e militari che nulla hanno a che fare con il benessere delle popolazioni locali.
Le inchieste e gli studi sulla situazione di Niscemi hanno più volte messo in luce come il MUOS e l’intero apparato NRTF si inseriscano in un contesto di opacità, segreto militare e minimizzazione sistematica dei rischi, con effetti potenzialmente rilevanti sull’ambiente, sulla salute e sulla sicurezza, mentre alle comunità viene chiesto di fidarsi senza avere accesso ai dati, ai monitoraggi reali, alle valutazioni indipendenti.
L’esposto chiede ciò che dovrebbe essere normale in uno Stato di diritto, ovvero chiarezza, indagini serie, accertamento delle responsabilità, applicazione del principio di precauzione, tutela della salute pubblica e dell’ambiente prima di ogni altra considerazione. Non è accettabile che a fronte di frane, evacuazioni, fondi gestiti senza trasparenza, allarmi lanciati e ignorati, le istituzioni continuino a tacere o a rinviare, né è accettabile che le conseguenze di scelte politiche e militari calino sempre sulle stesse comunità.
Sostenere la richiesta di verità contenuta nell’esposto significa affermare che la sicurezza non può essere invocata per giustificare il silenzio, che la militarizzazione non può diventare una zona franca dal controllo democratico e che la salute e la vita delle persone devono prevalere su ogni interesse politico ed economico.
Fare piena luce su quanto sta accadendo a Niscemi non è solo un atto dovuto verso una comunità ferita, ma un passaggio necessario per restituire credibilità alle istituzioni e per impedire che l’emergenza diventi la normalità e l’ingiustizia una condizione permanente.
Peppe Puccia, Segretario Federazione Siracusa/Ragusa
Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
