Infanzia: Save the Children, nel 2025 record di bambini sfollati, oltre 35.000 al giorno per i conflitti, prima causa globale

L’Organizzazione stima che, nel 2025, circa 13 milioni di minori siano stati costretti ad abbandonare le proprie case come conseguenza di conflitti e violenze, registrando un aumento del 46% rispetto ai circa 9 milioni del 2024. Save the Children chiede agli Stati di agire con decisione per prevenire le guerre, promuovere la pace e proteggere i bambini e le bambine dagli sfollamenti, garantire che le violazioni commesse siano perseguite e un accesso umanitario sicuro e continuativo

Nel 2025, una media di 35.000 di minori al giorno è stata costretta a fuggire dalle proprie case a causa di conflitti o violenze, il numero più alto mai registrato. Sono i dati drammatici diffusi oggi da Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro. I nuovi dati disponibili[1], indicano che per la prima volta lo scorso anno, i conflitti hanno superato le cause climatiche come principale fattore alla base degli sfollamenti a livello globale.

Save the Children stima che, nel 2025, la cifra record di circa 13 milioni di minori sfollati[2] interni sia stata stati la conseguenza di conflitti e violenze, registrando un aumento del 46% rispetto ai circa 9 milioni del 2024[3]. La Repubblica Democratica del Congo (RDC), il Sudan, l’Iran e il Territorio Palestinese Occupato figurano tra i Paesi in cui lo scorso anno, violenza e conflitti hanno provocato il maggior numero di minori sfollati

Salama*, 35 anni, ha avuto enormi difficoltà a prendersi cura dei suoi sette figli dopo essere stata costretta a fuggire dalla propria casa nell’est della RDC a causa delle violenze, lasciandosi alle spalle i suoi campi e tutti i beni di famiglia. Lei e i suoi figli, fanno parte dei circa 5,6 milioni di sfollati nel Paese, quali circa 2,5 milioni sono bambini[4].

“Abbiamo lasciato tutto: pentole, vestiti, materassi. Abbiamo dovuto ricominciare da zero”, racconta Salama “La vita qui è molto difficile, soprattutto quando non si ha una terra sulla quale vivere”.

Uno dei suoi figli, Gabriel*, di appena un anno, si è ammalato gravemente, prima di morbillo e poi di malnutrizione acuta severa. Grazie al supporto degli operatori sanitari comunitari e ai servizi sostenuti da Save the Children, Gabriel è stato indirizzato a cure mediche gratuite che hanno permesso al bambino di riprendersi gradualmente, anche se la famiglia continua ad affrontare difficoltà quotidiane come conseguenza dello sfollamento e della povertà.

L’aumento degli sfollamenti si inserisce in un contesto in cui sempre più bambini crescono circondati da guerra e scontri. Un rapporto di Save the Children del 2025 ha rivelato che nel 2024 un numero record di 520 milioni di bambini viveva in aree interessate da conflitti attivi — oltre uno su cinque a livello globale — con un aumento del 60% rispetto al 2010. Nello stesso periodo, gli episodi di uccisioni, mutilazioni, violenze sessuali e altre gravi violazioni contro i minori, verificati dalle Nazioni Unite, sono aumentati del 373%, mostrando la crescente brutalità dei conflitti per l’infanzia[5].

Nel 2025, 32,7 milioni di bambini vivevano in condizioni di sfollamento interno — oltre quattro su cinque a causa di conflitti e violenze[6] — mentre più di 19 milioni di minori vivevano fuori dal proprio Paese come rifugiati o richiedenti asilo (dati del 2024)[7].

“Lo scorso anno, si stima che più di 35.000 bambini, ogni giorno, siano stati costretti a fuggire dalle proprie case a causa di conflitti e violenze. Alcuni di loro, in Paesi come RDC, Gaza e Sudan, obbligati ad abbandonare la propria abitazione due, tre o anche più volte” ha dichiarato Melinda van Zyl, Senior Advisor di Save the Children per Migrazione e Sfollamento. “Le statistiche sono sconvolgenti, ma un minore sfollato non è solo un numero” ha proseguito Melinda van Zyl. “Dietro ogni dato c’è un bambino che, con ogni probabilità, ha assistito a una violenza e a una devastazione che nessuno della sua età dovrebbe mai vedere, prima di essere costretto a lasciare tutto ciò che gli è familiare — la scuola, gli amici, la propria comunità — per affrontare un futuro incerto”.

“Gli Stati devono agire con decisione per prevenire i conflitti, promuovere la pace e proteggere i bambini e le bambine dagli sfollamenti, garantendo al tempo stesso che le violazioni commesse siano perseguite. Devono inoltre assicurare un accesso umanitario sicuro e continuativo e garantire che i bambini sfollati che vivono nelle zone di conflitto, così come quelli fuggiti da violenze, possano accedere agli aiuti umanitari e a interventi a lungo termine che tengano conto dei loro bisogni”.