Il Fondo per l’innovazione dell’UE, avviato nel 2020, è uno dei maggiori programmi a livello mondiale a sostegno della competitività dell’UE nel settore delle tecnologie pulite attraverso il potenziamento delle tecnologie innovative a zero emissioni nette. Sostiene la transizione verso un’economia climaticamente neutra finanziando progetti relativi a: industrie a elevata intensità energetica; energie da fonti rinnovabili; stoccaggio dell’energia; cattura, stoccaggio e utilizzo dell’idrogeno e del carbonio.
Se si guarda al futuro, valutare la performance del Fondo per l’innovazione risulta cruciale. Gli insegnamenti tratti potrebbero non solo migliorare detto Fondo, ma anche contribuire alla programmazione dei 451 miliardi di euro proposti per il nuovo Fondo europeo per la competitività nell’ambito del prossimo bilancio dell’UE di lungo termine per il 2028‑2034, mirante anch’esso a potenziare le innovazioni nelle tecnologie strategiche.
“Il Fondo per l’innovazione ha forti potenzialità per rafforzare l’innovazione e la competitività del settore delle tecnologie pulite dell’UE, riducendo al contempo le emissioni di gas a effetto serra”, ha affermato João Leão, il Membro della Corte responsabile dell’audit. “Tuttavia, una lenta diffusione e significativi ritardi e cancellazioni dei progetti ne hanno finora limitato i risultati. Per massimizzarne l’impatto, sono necessari priorità strategiche chiare, un impiego più celere dei fondi e valutazioni più realistiche dei progetti”.
A fine giugno 2025, quasi cinque anni dopo l’avvio, i pagamenti effettivamente eseguiti per i progetti ammontavano a soli 332 milioni di euro: meno dell’1 % della dotazione finanziaria complessiva del Fondo. La lenta erogazione è in parte dovuta alle modalità con cui è finanziato il Fondo: mediante il sistema di scambio di quote di emissione (ETS) dell’UE.
Poiché tali entrate dipendono dai prezzi del mercato del carbonio, il livello di finanziamenti disponibili è intrinsecamente incerto e non vi sono meccanismi che garantiscano un livello minimo di risorse. Detta incertezza incide sull’utilizzo dei fondi e, in ultima analisi, sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Assieme ai lunghi tempi di sviluppo dei progetti, ciò ha comportato l’accumulo di fondi non spesi. Per ovviarvi almeno in parte, la Corte esorta a considerare misure aggiuntive che migliorino la pianificazione di bilancio e permettano una più celere erogazione dei fondi.
Molti dei progetti analizzati dagli auditor della Corte hanno registrato ritardi, e circa uno su cinque non riesce a divenire operativo, nonostante la Commissione europea applichi i criteri di selezione previsti e i processi siano generalmente documentati in modo ottimale e nei tempi previsti. Le riduzioni attese delle emissioni, un fattore cruciale per la selezione dei progetti, vengono calcolate utilizzando ipotesi teoriche. Secondo la Corte, questo approccio può generare proiezioni ottimistiche e incidere su quali progetti ricevono il finanziamento.
A fine 2024, solo cinque progetti (sui 208 ai quali erano stati assegnati finanziamenti) hanno conseguito, stando a quanto comunicato, riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra. Nel complesso, il portafoglio di progetti del Fondo ha conseguito meno del 5 % delle riduzioni delle emissioni attese. In questo contesto, la Corte ha individuato punti deboli nel modo in cui veniva valutata la maturità dei progetti. Diversi progetti inizialmente valutati come sufficientemente maturi sono stati successivamente cancellati o ritardati. Ciò è un indizio del fatto che le verifiche della maturità non riflettevano sempre l’effettivo stato di prontezza del progetto, dando luogo a proroghe dei termini ultimi e battute d’arresto nell’attuazione. La Commissione deve migliorare i metodi di valutazione dei progetti e stabilire dove sia necessaria maggiore flessibilità.
La Corte ha altresì constatato che la Commissione non disponeva di una strategia coerente per l’assegnazione delle risorse del Fondo per l’innovazione. Dal 2022, i finanziamenti sono stati sempre più diretti a nuove priorità strategiche emergenti, quali l’idrogeno e le batterie. Tuttavia, tale passaggio non è stato corroborato da un’analisi strategica chiara del potenziale di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra delle tecnologie, né del contributo di queste ultime agli obiettivi industriali e strategici dell’UE.
