Dati sanitari dei pazienti usati senza un secondo consenso informato per una migliore personalizzazione del percorso di cura e per modelli predittivi in grado di migliorare la prevenzione. E’ su questa nuova frontiera in sanità, all’incrocio tra innovazione scientifica e tutela dei diritti dei pazienti, in un contesto normativo che richiede “equilibrio, chiarezza applicativa e soluzioni organizzative concrete” che oggi il San Matteo di Pavia ha ospitato il convegno “Focus su dati sanitari e ricerca: confronto sull’articolo 110-bis del Codice Privacy negli IRCCS”. Il Policlinico pavese rappresenta la prima best practice nazionale nell’utilizzo secondario dei dati sanitari a fini di ricerca ai sensi dell’art.110-bis del Codice Privacy, attraverso un modello operativo che integra “rigore normativo, sostenibilità organizzativa e valore scientifico”.
L’appuntamento- all’Aula Magna del Campus Salute, all’interno del Policlinico, incentrato sul ruolo sempre più strategico dei dati sanitari nella ricerca clinica e traslazionale e alle opportunità offerte dall’art. 110-bis del Codice Privacy- si è basato sull’esperienza del San Matteo come riferimento nazionale per gli IRCCS, dimostrando come sia possibile tradurre la normativa in un modello operativo già funzionante, utile a supportare la ricerca e a valorizzare il patrimonio informativo sanitario in modo responsabile.
“Gli IRCCS rappresentano una delle espressioni più mature dell’integrazione tra produzione di conoscenza scientifica e presa in carico della persona- afferma Alessandro Venturi, presidente della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo-. I dati sanitari sono un patrimonio collettivo che consente alla medicina di evolvere verso modelli sempre più predittivi e personalizzati.
La sfida è culturale prima ancora che normativa: costruire un sistema in cui innovazione, sicurezza giuridica e tutela dei diritti dei pazienti procedano insieme. L’esperienza del San Matteo dimostra che questo equilibrio è possibile”.
Non è mancato il punto di vista giuridico sull’applicazione del 110-bis, affidato a Fausto Massimino, Legal Governance & Compliance One Roche Head. “L’art.110-bis- ha spiegato Massimino- rappresenta uno dei passaggi importanti verso un approccio più moderno e sostenibile sull’utilizzo dei dati sanitari per finalità scientifiche, superando una visione esclusivamente consenso-centrica e mantenendo al tempo stesso elevate garanzie di tutela per i pazienti”; un approccio che “genera evidenze utili alla pratica clinica e contribuisce allo sviluppo di una medicina sempre più personalizzata”.
Un altro giurista, Agostino Migone De Amicis (Studio Legale LCA, già Centro di Coordinamento nazionale dei Comitati Etici Territoriali) ha tenuto con Massimino una lectio magistralis su “L’uso secondario dei dati tra sfide e opportunità: l’art. 110-bis del Codice Privacy”, mentre il focus sull’esperienza clinica e organizzativa del San Matteo è stata affidata agli interventi di Salvatore Corallo, oncologo del Dipartimento di Medicina Interna e Terapia Medica dell’Università di Pavia e della SC Oncologia – Comprehensive Cancer Center, e di Alessandra Ferrari, coordinatrice del Clinical Trial Office Onco-Hematology, che hanno testimoniato l’applicazione concreta del modello in ambito di ricerca. E’ stata poi la volta del confronto tra istituzioni, accademia e mondo sanitario, moderato da Venturi, a cui hanno partecipato Giuseppe Franco Ferrari (professore Emerito di Diritto Costituzionale alla Bocconi), l’assessore all’Università, Ricerca, Innovazione di Regione Lombardia Alessandro Fermi, Gianluca Polifrone (Direttore Generale Biotecnopolo di Siena), Pierluigi Nicotera (Direttore Scientifico, Fondazione Mondino), Ilaria Maruti (Membro del Consiglio Direttivo AFI e Coordinatrice Clinical Trials), e Adele Patrini (FAVO Lombardia, Fondazione della Sostenibilità Sociale One Health ETS). Il confronto si è incentrato sul tema “Ricerca scientifica e diritto alla salute: il bilanciamento degli interessi”, analizzando le implicazioni etiche, giuridiche e organizzative dell’utilizzo dei dati sanitari nella ricerca. Le conclusioni sono state affidate a Emanuele Monti, Presidente della IX Commissione permanente “Welfare e sostenibilità sociale” del Consiglio Regionale della Lombardia.
