“I nuovi dati PISA 2025 sono un campanello d’allarme sui crescenti ostacoli nel garantire, anche nei paesi dell’area OCSE, il diritto a un’educazione di qualità per tutti e tutte. Il calo di preparazione degli studenti quindicenni in materie chiave per lo sviluppo di competenze di cittadinanza pone una grave ipoteca sul futuro delle nostre democrazie e deve spingere a un complessivo rafforzamento degli investimenti nella istruzione. Nel confronto internazionale, l’Italia “tiene” con risultati tendenzialmente stabili e un miglioramento delle competenze nelle scienze. Un dato rilevante, che non deve tuttavia farci trascurare la persistenza delle disuguaglianze socio-economiche” ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice Ricerca di Save the Children.
L’Organizzazione sottolinea la propria preoccupazione rispetto al calo di preparazione delle studentesse e degli studenti nei Paesi dell’area Ocse dove un quindicenne su cinque non raggiunge il livello minimo di competenze in scienze, matematica e lettura contro il 16% del 2022[1].
Sebbene i risultati degli studenti italiani siano stabili, con un miglioramento delle competenze in scienze, persiste il peso delle diseguaglianze socio-economiche. “Per questo, è fondamentale focalizzare le aree di miglioramento e investire in modo prioritario e continuativo nelle aree più vulnerabili. Concluso il PNRR con i relativi finanziamenti destinati all’istruzione – 17,59 miliardi – è fondamentale garantire investimenti strutturali e stabili nel tempo per offrire un’istruzione di qualità e opportunità di crescita a tutti a prescindere dalle condizioni economiche di partenza e dai territori di provenienza” spiega Milano. “Emerge inoltre che nel nostro Paese circa 3 studenti su 5 hanno saltato almeno un giorno di scuola nelle settimane precedenti il test e più di due su 5 sono arrivati in ritardo a scuola e, sebbene la maggior parte degli studenti si dichiara curioso riguardo a molte cose, quasi uno su 5 ritiene che la scuola sia stata una perdita di tempo. Anche questo aspetto richiama l’importanza di investire in contesti educativi realmente inclusivi, capaci di valorizzare ogni studente e di contrastare isolamento, disagio e disuguaglianze”.
Secondo le ultime rilevazioni test Ocse Pisa sulle competenze degli alunni 15enni, in Italia, poco più di uno su 5 non raggiunge livelli minimi di competenza in scienze (22%), circa uno su 4 in lettura (24%) e quasi uno su 3 (31%) in matematica. Rispetto al periodo pre-pandemico, i 15enni italiani sono migliorati in scienze (il punteggio è passato da 468 a 483), ma peggiorati in matematica (da 487 a 468) mentre è stabile la lettura (da 476 a 474).
I risultati medi raggiunti a livello nazionale nascondono però disuguaglianze territoriali. Gli studenti che non raggiungono il livello minimo di competenze in scienze sono il 14,4% nel Nord-Ovest e il 32,3% al Sud, in lettura si passa dal 16,2% al 34,2% e in matematica dal 21,9% al 44%. I nuovi dati Ocse-Pisa evidenziano anche un significativo divario di competenze anche tra gli indirizzi scolastici: nei licei, il raggiungimento delle competenze di base in lettura è quasi generalizzato (il 91% degli studenti raggiunge almeno il Livello 2) mentre negli istituti professionali scende al 40%. In matematica gli studenti del liceo si collocano sopra la media nazionale (501 punti) seguiti dagli istituti tecnici (449) mentre i risultati calano negli istituti professionali (386): nei licei solo il 17% non raggiunge il livello base mentre sale al 69% negli istituti professionali. In Italia, le ragazze superano i ragazzi di 28 punti mentre in matematica e nel problem solving computazionale la situazione si inverte, con un vantaggio di 17 e 22 punti a favore dei ragazzi.
