Cuore: da carenze medici a stop controlli, i punti deboli nelle emergenze

“L’esperienza passata ha dimostrato come la mancanza di una preparazione strutturata alle emergenze prolungate – siano esse sanitarie, ambientali o geopolitiche – possa determinare una drastica contrazione degli accessi ospedalieri, ritardi diagnostici letali e una crescita della mortalità evitabile – afferma Alfredo Marchese, direttore dell’Unità di Cardiologia Interventistica dell’Ospedale Santa Maria di Bari e presidente del GISE -. Nei momenti di crisi globale, come durante la pandemia da Covid-19, i centri di interventistica subiscono una contrazione drammatica delle attività, stimata tra il 35% e il 70% a livello globale.

I dati della letteratura scientifica internazionale scattano una fotografia impressionante: durante la prima ondata della pandemia si è registrato un crollo del 75% degli interventi complessivi, mentre la mortalità post-operatoria è tristemente raddoppiata o triplicata, balzando dall’1,7% al 5,7%. In questo scenario, il GISE riveste un ruolo strategico fondamentale attraverso la propria rete nazionale di cardiologia interventistica, promuovendo l’adozione del tool RESIL-Card nei centri italiani e guidando la transizione verso modelli organizzativi più flessibili e resilienti. Lo strumento agisce come una radiografia del percorso clinico, mappando le risorse, i flussi di dati e gli stakeholder per evidenziare i punti deboli della struttura e generare piani di miglioramento continui”.
La strategia d’azione promossa dal GISE si sviluppa su tre macro-aree fondamentali che mirano a trasformare radicalmente l’approccio alla gestione delle cure cardiovascolari. “Il primo asse riguarda la formazione e l’organizzazione, con l’attivazione di programmi educazionali nazionali e la creazione di ‘Resilience Team’ multidisciplinari all’interno degli ospedali di tutte le macro-aree del Paese – spiega Marchese -. Il secondo pilastro affronta gli aspetti culturali e l’integrazione clinica, spingendo per una forte digitalizzazione e per l’uso della telemedicina in piena coerenza con gli investimenti previsti dal PNRR, saldando così la storica frattura tra l’assistenza acuta ospedaliera e i servizi territoriali. Enfatizzando l’efficienza, il terzo ambito d’intervento si concentra sulla sostenibilità economica e sull’equità di accesso attraverso una visione value-based, capace di ottimizzare l’uso delle risorse, azzerare i costi superflui e garantire la stessa qualità di cura sia nelle grandi aree metropolitane sia nelle zone più periferiche e svantaggiate”.

Il lavoro svolto durante il Tavolo si tradurrà presto in una serie di output operativi di grande rilevanza istituzionale. Il GISE sta infatti formalizzando un Documento di Consenso sulla preparedness cardiovascolare, un programma formativo nazionale e raccomandazioni standardizzate per la mappatura dei percorsi. L’obiettivo a lungo termine è presentare alle istituzioni sanitarie centrali e regionali una proposta formale per integrare in modo definitivo il framework della resilienza e della preparazione alle crisi all’interno delle strategie di pianificazione e dei programmi di prevenzione sanitaria del nostro Paese. “Questo percorso, fondato su solide evidenze scientifiche, rimetterà al centro della sanità l’alleanza terapeutica con i caregiver e il coinvolgimento attivo delle associazioni dei pazienti, per far sì che la continuità assistenziale diventi un diritto protetto e inattaccabile in qualsiasi circostanza”, conclude il presidente del GISE.