CPR Albania, ActionAid: “Modello Albania viola già le garanzie sui diritti umani dell’Unione Europea” 

Il Protocollo Italia-Albania e l’esternalizzazione dei centri di trattenimento in Paesi terzi “non consentono di assicurare pienamente i diritti fondamentali e tutele effettive”. È quanto afferma ActionAid Italia commentando il parere dell’Avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea diffuso oggi. 

La pronuncia affronta un nodo giuridico centrale: la possibilità per uno Stato membro di istituire centri di trattenimento in Paesi terzi mantenendo la piena responsabilità del rispetto delle garanzie previste dal diritto dell’Unione. Nella lettura proposta dall’Avvocato generale, la compatibilità del Protocollo Italia-Albania è subordinata a una condizione essenziale: che i diritti individuali delle persone migranti siano pienamente ed effettivamente tutelati.

È proprio su questo punto che emergono le principali criticità. Dopo oltre un anno e mezzo di monitoraggio sul campo, nell’ambito del Tavolo Asilo e Immigrazione, ActionAid Italia ritiene che tali diritti, nella pratica, non risultino garantiti.

I dati raccolti – tratti dal report “Ferite di confine. La nuova fase del modello Albania” evidenziano violazioni sistemiche. I trasferimenti verso il CPR di Gjader, 132 complessivi a partire dall’11 aprile 2025, avvengono senza un provvedimento scritto e motivato, compromettendo il diritto di difesa. In diversi casi le persone vengono trasferite senza preavviso, spesso di notte, e con l’uso di mezzi coercitivi: fascette applicate anche per circa 20 ore durante i trasferimenti, con casi documentati fino a 24 ore.

L’assistenza legale risulta fortemente limitata: la distanza geografica e le modalità di gestione incidono sulla possibilità di un rapporto effettivo tra difesa e assistito. Anche il diritto al contatto con i familiari è nei fatti ridotto, con comunicazioni con l’esterno limitate a circa 20 minuti al giorno.

Le condizioni materiali e sanitarie aggravano ulteriormente il quadro. In poco più di un mese dall’avvio dei trasferimenti sono stati registrati oltre 40 eventi critici, tra cui almeno 21 episodi di autolesionismo o tentativi di suicidio, a fronte di una presenza stimata di 40-60 persone nel centro. Permangono inoltre criticità sanitarie rilevanti, con accesso limitato a cure specialistiche e casi di inidoneità al trattenimento accertati solo dopo il trasferimento.

Più in generale, il sistema presenta elementi di opacità strutturale: difficoltà di accesso alle informazioni, limitazioni al monitoraggio e ostacoli all’esercizio dei diritti fondamentali. Il report si basa su 6 missioni di monitoraggio in Albania e su circa 30 colloqui diretti, confermando la difficoltà di accesso a dati ufficiali completi.

Il modello solleva inoltre interrogativi sulla proporzionalità dell’intervento: a fronte di un costo stimato di circa 800 milioni di euro in cinque anni (170 milioni l’anno), si registrano 132 persone trasferite e 32 rimpatriate alla data del report.

Alla luce di queste evidenze, ActionAid Italia ritiene che non vi siano le condizioni per garantire il pieno rispetto delle garanzie previste dal diritto dell’Unione europea nel modello delineato dal Protocollo Italia-Albania. La prosecuzione del progetto appare incompatibile con gli obblighi giuridici e con i principi fondamentali del sistema europeo di asilo.

Per queste ragioni, ActionAid Italia chiede la chiusura del progetto. In attesa della decisione della Corte, è inoltre necessaria un’iniziativa politica ampia e trasversale che coinvolga istituzioni, forze politiche e società civile, per riaffermare la centralità dello Stato di diritto e garantire politiche migratorie pienamente conformi agli obblighi europei e internazionali.