COVID. I MEDICI: PURTROPPO LA SOLUZIONE ALL’AUMENTO DEI CONTAGI SARÀ IL LOCKDOWN

Dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri arriva un grido di allarme al governo per invertire la rotta: per trovare medici anestesisti e rianimatori vanno sbloccate le graduatorie e aumentate le borse di studio per immetterli nei reparti delle terapie intensive. Aumenta la preoccupazione per la curva “esponenziale” dei contagi e la soluzione lockdown appare sempre più probabile. A dirlo all’Agenzia Dire è il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli.

– Presidente, i pazienti nelle terapie intensive aumentano e non ci sono anestesisti e rianimatori. Alcuni medici cercano sui social i colleghi disponibili. Cosa bisogna fare?
“Quello degli anestesisti è un ruolo strategico ma che necessita di formazione, il tema si colloca nel ragionamento più ampio della professione medica, per lungo tempo oggetto di errata programmazione. Ancora oggi ci sono 23mila giovani medici che chiedono di specializzarsi, 14.500 sono vincitori di borse ma bloccati dal ricorso di coloro che non sono entrati. Nel mentre non si può scorrere la graduatoria del concorso. Un dramma, che stiamo vivendo con i medici che mancano nelle corsie e nella terapie intensive, che va risolto su più livelli”.
– In che modo?
“Le Regioni e in particolare il governo devono sciogliere un nodo politico e culturale facendo corretta programmazione, non solo ora con il Covid: tra cinque anni, in concomitanza con l’uscita dal sistema sanitario di 20mila medici per i pensionamenti, saremo nel delirio. Nel mentre la riduzione dei posti di letto degli anni passati aggrava la carenza attuale. Già in marzo abbiamo invitato il governo a far entrare i medici giovani nel circuito assistenziale, buona parte sono stati assunti a tempo determinato grazie all’azione del governo ma ora si deve procedere con il tempo indeterminato per almeno 12mila medici, e sono ancora pochi”.
– È possibile che si prendano anestesisti da fuori?
“Il governo ha aumentato del 110% i posti letto negli ospedali, un incremento che cozza con la carenza di personale. Serve una legge e uno scatto culturale: a cosa ci servono 23mila medici che hanno studiato Medicina e poi non abbiamo le borse di studio per le specialità e per mandarli nei reparti”?
– Secondo il decreto ‘Cura Italia’ di marzo, i medici ‘contatto stretto’ possono evitare isolamento e quarantena e continuare a lavorare. È ancora così?
“Sì. L’isolamento oggi è ridotto, nel caso di contatto stretto, a 7 giorni: è una garanzia nei confronti dei cittadini. Poi c’è il problema della tutela e della sicurezza del medico, che è, altrettanto, un diritto costituzionale. Abbiamo avuto 184 medici che hanno perso la vita, su 41mila operatori sanitari che si sono ammalati fino ad oggi di Covid, soprattutto nei primi tempi mancando i dispositivi di protezione. Ora il Commissario Domenico Arcuri ha garantito la distribuzione a tutti con un canale d’acquisto dedicato ma ancora oggi i dispositivi arrivano con il contagocce. Chi rallenta questo sistema va punito, è un attentato alla salute”.
– Ci sono medici che dicono di essere chiamati a lavorare dall’azienda sanitaria presso cui esercitano, anche se positivi ma asintomatici.
“Non si può andare a lavorare con il Covid. Lo stesso Ippocrate, alla base del nostro giuramento professionale, ricorda che mai si deve compromettere la salute del nostro paziente, non è eticamente accettabile”.
– C’è allo studio un nuovo Dpcm per contenere la situazione dei contagi, basterà?

“Siamo preoccupati dalla curva che è esponenziale. Il nostro Paese non può reggere un impatto del genere, se continua così andremo ad esaurimento dei posti letto e degli strumenti di cura. Il problema non riguarda solo i malati Covid ma anche malati di cuore, di cancro, di diabete. Comprendo che la povertà ci mette nelle condizioni di essere più vulnerabili e di sperare di continuare a lavorare ma stiamo arrivando ad un punto in cui, come in una roulette russa, il più fortunato riceverà le cure, il più sfortunato morirà in casa. Ci vuole un’informazione chiara su questo: se si esce di casa l’esposizione è alta, dato il livello di trasmissione. Il governo, in questo senso, deve intervenire: riportare al plateau la curva per assistere e garantire l’assistenza sanitaria ad ognuno di noi”.
– Dobbiamo andare verso un nuovo lockdown?
“Siamo indietro sui contagi rispetto agli altri Paesi europei ma la soluzione sarà quella purtroppo”.