Corte costituzionale sollecita legge per figli di coppie samesex

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ARCIGAY: “LEGISLATORE DA ANNI INADEMPIENTE, SUI BAMBINI VUOTO LEGISLATIVO GRAVE”…

“Lascia perplessi che la Corte costituzionale, in tema di diritti dei nuovi nati, rinvii al legislatore  “inadempiente” il compito di mettere in campo strumenti di tutela. Non captiamo infatti alcun segnale di superamento di quella inadempienza e il richiamo dell’Alta Corte rischia di essere l’ennesimo appello inascoltato. Ovviamente speriamo  di essere smentiti, magari da un’iniziativa  legislativa del Parlamento o della ministra  Cartabia.”: Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, commenta le motivazioni delle sentenze n.  33/2021  e 32/2021 in merito alla tutela dei nati da maternità surrogata e da fecondazione eterologa, rese note dalla Corte costituzionale.
“Con entrambe le sentenze – spiega l’avvocato Salvatore Simioli, responsible giuridico di Arcigay – la Corte  ha incidentalmente ribadito che è compito del legislatore garantire la piena tutela agli interessi del bambino mediante il riconoscimento del figlio  da parte del genitore biologico e intenzionale . Ha quindi significativamente   invitato il legislatore  ad una riforma dell’istituto dell’adozione,  nei termini che da anni la comunità LGBTI e Arcigay  chiedono, cioè ponendo  fine al trattamento differenziato  tra i figli di coppie omosessuali ed eterosessuali.  La cosiddetta stepchild adoption (legge nº 184 del 4 maggio 1983) per coppie omosessuali è stata riconosciuta solo per via giurisprudenziale dal 2014 e produce una adozione non legittimante del figlio del partner. Con la sentenza 32/2021 la Corte ha inoltre  ribadito espressamente la disparità di trattamento tra coppie omosessuali ed eterosessuali in caso di ricorso alla  PMA  ed ha  affermato la “indifferibilità di una legge per garantire ai nati pieni diritti alla cura, all’educazione, all’istruzione , alla stabilità dei rapporti affettivi” ovvero ha esortato il legislatore  a prevedere una nuova tipologia di adozione che garantisca tempestivamente la pienezza dei diritti dei nati”.
“Siamo insomma in presenza di timidi  passi in avanti – riprende Piazzoni – rispetto al pieno riconoscimento dei legami familiari nell’interesse del minore , è  infatti il caso di sottolineare la illogicità del permanere  del divieto dell’automatico riconoscimento degli atti di nascita e dei provvedimenti giudiziari stranieri. Per cui il genitore intenzionale, ritenuto genitore all’estero, per assumersi la responsabilità genitoriale deve intraprendere un giudizio di adozione. Non ci  si meravigli, allora,  della lentezza della giustizia in Italia, su cui si scarica un iter complesso che confligge con gli interessi del minore ad avere  riconosciuto , fin dalla nascita, in capo ad entrambi i  genitori ( biologico e intenzionale) la responsabilità genitoriale,  con un evidente danno emotivo e di diritti del minore che la soluzione prospettata dalla Corte Costituzionale riesce solo, in prospettiva di una invocata riforma,  eventualmente  ad attenuare”, conclude.