“Per garantire la sicurezza dei cittadini l’unica grande preoccupazione sembra essere quella che i delinquenti finiscano effettivamente in carcere. Fatto ciò, il problema, quindi, dovrebbe essere risolto definitivamente. Tuttavia, nonostante l’introduzione di nuovi reati e l’inasprimento delle pene, nonostante il susseguirsi di arresti, di processi, di condanne, e tutto il carcere complessivamente scontato, il problema della sicurezza, come è noto a tutti, riemerge di continuo e tra l’altro in maniera sempre più grave.
Giuseppe Maria Meloni, portavoce dell’iniziativa Piazza delle Carceri e della Sicurezza del cittadino.
Gli episodi criminali non si fermano mai nelle nostre città, e molto spesso a commettere i reati, sono quelle stesse persone che erano state arrestate, che avevano subito dei processi, che erano state condannate, e che erano state in carcere. Se si ha veramente a cuore la sicurezza, deve prendersi in considerazione anche la realtà delle cose, ovvero deve prendersi in considerazione il fatto che prima o poi le persone che abbiano commesso dei reati siano destinate ad uscire dal carcere. Salvo che un giorno non si giunga a tradurre normativamente quel pensiero brutale di “chiudere la cella e gettare via la chiave”, va detto, quindi, che mettere semplicemente una persona in galera non costituisce la soluzione totale e definitiva del problema sicurezza. È solamente una soluzione temporanea e parziale. È una toppa. È una toppa destinata a strapparsi rapidamente una volta usciti dal carcere. Avere a cuore la sicurezza dei cittadini, implica una visione globale, a 360 gradi della problematica.
Implica una visione che non finisca con l’inizio della privazione della libertà personale, che non finisca con l’ingresso in carcere, ma che finisca con il termine della privazione della libertà personale e con la reintegrazione nella società. Se veramente desideriamo una maggiore sicurezza, non possiamo non preoccuparci del periodo della detenzione, non possiamo non preoccuparci di cosa faccia concretamente il detenuto, di cosa faccia concretamente quello stesso soggetto che aveva delinquito, durante tutto il periodo della sua detenzione. Non possiamo non preoccuparci di come si svolga effettivamente il periodo della sua detenzione. Un soggetto che durante il periodo di detenzione non abbia svolto nessun tipo di attività, un soggetto che abbia vissuto la sua detenzione in maniera “passiva”, come una semplice parentesi, sarà nella migliore delle ipotesi, un soggetto sotto il profilo della personalità e comportamentale, identico a quello che era entrato. Sarà un soggetto che una volta uscito dal carcere tornerà in breve tempo a delinquere, continuerà a commettere gli stessi reati di prima, se non dei reati molto più gravi. Difatti, il contatto con l’ambiente del carcere, il contatto con altri delinquenti non potrà che peggiorare la situazione, non potrà che aumentare la sua futura propensione al crimine.
Un soggetto disoccupato o inoccupato, un soggetto con un basso livello di istruzione, che durante il periodo della sua detenzione non abbia potuto minimamente apprendere le basi di un lavoro, non abbia potuto minimamente arricchire la sua formazione, sarà un soggetto che una volta uscito dal carcere, ed in assenza di altre fonti di sostentamento, tornerà in breve tempo a delinquere. Un soggetto tossicodipendente o alcoldipendente, che durante il periodo della sua detenzione non sia riuscito effettivamente a liberarsi dalla sua dipendenza, sarà un soggetto che una volta uscito dal carcere tornerà in breve tempo a commettere dei reati. Un soggetto con disturbi psichiatrici che durante il periodo della sua detenzione non abbia ricevuto un opportuno trattamento, sarà un soggetto che una volta uscito dal carcere tornerà in breve tempo a infrangere la legge. Preoccuparsi di cosa faccia il detenuto, di come trascorra le sue giornate, sembrerebbe solo una curiosità giornalistica, oppure una tematica di natura esclusivamente sociale ed umanitaria, ma non è così. Preoccuparsi di cosa faccia il detenuto durante il periodo della sua detenzione significa preoccuparsi dell’altro 50% del problema di sicurezza dei cittadini.
Nel senso che l’ingresso dei delinquenti all’interno degli istituti, costituisce solo una parte, costituisce la risoluzione solamente del 50% del problema di sicurezza della cittadinanza. Difatti, quegli stessi soggetti che adesso si trovano in carcere, sono destinati prima o poi a rientrare all’interno della società, a camminare per le nostre strade, ad utilizzare i mezzi pubblici, a frequentare i parchi, i locali, ecc.. È più che mai necessario, quindi, cominciare ad investire sul periodo della detenzione, cominciare ad investire su questo ulteriore 50% che al momento è sprovvisto di una particolare attenzione e considerazione. Al riguardo va detto che il più grande investimento che possiamo fare sul periodo della detenzione, su questo ulteriore 50%, è l’investimento sul lavoro. Investire sul lavoro dei detenuti, significa investire veramente sulla sicurezza dei cittadini. Impegnare i detenuti in attività lavorative significa automaticamente rieducarli, responsabilizzarli, significa fornirgli dignità, fornirgli speranza, fornirgli voglia di cambiare stile di vita, voglia di riscatto, significa fornirgli una prospettiva una volta usciti dal carcere. Il lavoro permette di acquisire delle competenze, permette di apprendere delle abilità professionali trasferibili sul mercato del lavoro esterno. Affinché ci sia una importante diffusione del lavoro tra i detenuti è necessario renderlo fortemente appetibile da parte delle imprese, e per renderlo veramente appetibile non bastano alcune agevolazioni per le aziende che si avvalgono del lavoro dei carcerati. Serve rompere l’equiparazione del lavoro penitenziario a quello libero in termini di costi. Del resto, il lavoro dei soggetti ristretti, non trova la sua finalità nell’effettivo arricchimento del soggetto detenuto, ma trova una sua specifica ratio nella rieducazione dei soggetti, trova una sua ratio nella finalità rieducativa della pena, di cui all’art. 27 della nostra Costituzione”.
Così in una nota Giuseppe Maria Meloni, portavoce dell’iniziativa Piazza delle Carceri e della Sicurezza del cittadino.
