Architemi: da Catania spunti e riflessioni per nuovi modelli economico-urbanistici

CATANIA – Non esiste parte della città che non possa essere modificata, ma innovazione e sperimentazione dei centri storici richiedono responsabilità. Questo uno dei messaggi che emergono in modo evidente dal libro “30 minuti di architettura: conversazione per non architetti”, protagonista dell’ultimo appuntamento di “Architemi, architetture da leggere”, rassegna promossa dal gruppo di lavoro “Scuola e Cultura” della Fondazione degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Catania.

Il testo scritto da Giuseppe Scannella e Tiziana Longo è stato il filo conduttore delle riflessioni sul futuro della città etnea, toccando aspetti professionali e burocratici.

«Un momento per sottolineare l’importanza dell’attività intellettuale dell’architetto per lo sviluppo della società, adempiendo alla nostra responsabilità e rispondendo ai valori etici e deontologici della professione», spiega il presidente dell’Ordine APPC etneo Sebastian Carlo Greco. Seguendo le tracce del libro, l’evento – inserito all’interno del “Maggio dei Libri” – ha dato spunti di riflessione attraverso conversazioni per non addetti ai lavori, prefiggendosi l’obiettivo di aprire il dibattito anche a chi di professione non fa l’architetto. «Credo che il contributo di questo libro sia un manifesto di responsabilità civica – prosegue Greco – oltre che un esempio di dialogo, troppo spesso negato, tra architetto e società. Un momento in cui confronti, obiezioni, convergenze e divergenze sono strumento indispensabile per raggiungere un punto di equilibrio. Motivi per cui è per me privilegio e onere moderare i lavori». Le 180 pagine sono state un prezioso strumento «per approfondire temi di grande attualità per il nostro territorio – aggiunge la presidente della Fondazione Eleonora Bonanno – un percorso letterario la cui mission è la diffusione della cultura dell’architettura di qualità attraverso i libri, permettendo la condivisione di informazioni, riflessioni, notizie e pensieri rispetto a tutto ciò che ci coinvolge».

 

Dal conoscere e rendere funzionale il sistema, fino agli argomenti legati alla conservazione, al restauro e al PRG. Questi alcuni dei punti che delineano una mappa concettuale che tocca da vicino Catania, per dar vita a una visione che proietti verso un futuro che deve appartenere alle nuove generazioni. Una progettualità in cui «il concetto di smart city deve essere legato a una città a misura d’uomo e non solo alla tecnologia», sottolinea Anna Carulli, presidente nazionale Inbar. Tassello dopo tassello, come evidenzia l’autore Scannella, «il territorio etneo e siciliano potrebbe trasformarsi in fonte di ispirazione e modello economico-urbanistico per i Paesi in via di sviluppo del Nord Africa».

 

Un’idea che per poter diventare reale richiede un confronto costruttivo con le Amministrazioni e una valorizzazione della figura del professionista. «Un passo importante per (ri)dare il giusto riconoscimento al ruolo dei tecnici nei dibattiti sui temi che contano, attivando dei meccanismi produttivi che contribuiscano a garantire e migliorare gli standard minimi di sicurezza e qualità della vita. Se necessario anche demolendo e ricostruendo dove possibile il patrimonio edilizio esistente», evidenzia il direttore della Direzione Urbanistica di Catania Biagio Bisignani. Altro elemento fondamentale di questo processo di trasformazione è la partecipazione attiva della collettività, raccogliendo opinioni e considerazioni. Un concetto che richiama l’idea dell’Urban Center, fortemente auspicato dall’Ordine e per cui a breve verranno avviati i lavori di costruzione. Un “polo” su cui far convergere progettualità, visione d’insieme e creatività. Un luogo deputato a far conoscere i progetti del passato, del presente e del futuro, aprendo alla città la possibilità di diventare un organismo complesso e ben collegato in ogni sua parte, «proprio come nelle grandi città europee», chiosa Bisignani.

All’evento presente anche la soprintendente dei Beni Culturali di Catania Donatella Aprile, a dimostrazione che, in attesa dell’Urban Center, la sede dell’Ordine degli Architetti conferma di essere luogo di incontro per dibattere apertamente sulla città.