Anaao Giovani su emendamento medici d’urgenza

ANAAO Giovani accoglie con riserva l’emendamento previsto all’interno del DL Semplificazioni in discussione al Senato, che prevede l’accesso, anche senza specializzazione, ai concorsi di “Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza” per il personale medico che negli ultimi 10 anni abbia maturato almeno 4 anni di servizio presso i servizi di emergenza-urgenza ospedalieri del Ssn.

 

Siamo consapevoli che per garantire l’erogazione dei servizi d’emergenza-urgenza, vista l’estrema carenza di specialisti del settore, è indispensabile permettere la stabilizzazione dei colleghi che lavorano da anni nei pronto soccorso del nostro Ssn.

Tuttavia questa stabilizzazione non può prescindere da un’adeguata formazione di questi medici, per i quali chiediamo che sia prevista l’iscrizione in sovrannumero alle Scuole di specializzazione in Medicina d’Emergenza-Urgenza.

Siamo in Italia, Paese di sanatorie e condoni, Nazione delle regole che ci sono ma che vengono applicate o meno a seconda della convenienza del momento. Allora questa soluzione d’emergenza sia l’ultima e definitiva, ovvero lo spartiacque del “prima” e del “dopo”, perché la norma prevede che per poter lavorare per il Ssn è necessaria una specializzazione.

D’ora in poi, basta medici liberi professionisti e atipici nei Pronto Soccorso, basta neolaureati utilizzati come tappabuchi e in modo improprio dalle Aziende, di fianco a specialisti che hanno dovuto sudarsi il pezzo di carta per 5 anni. A ognuno il suo ruolo, e quello del medico di Pronto Soccorso è di essere specialista in medicina di emergenza e urgenza e dipendente pubblico.

 

Per sanare la carenza di specialisti occorre riaprire i cordoni della specializzazione monopolistica universitaria e permettendo ai giovani colleghi dell’ormai tristemente noto “imbuto formativo” di avere la possibilità di specializzarsi nei teaching hospitals ospedalieri. Continuando così, si rischia di condannare a morte i Pronto Soccorso, già in gravi difficoltà, i cui operatori hanno una qualità di vita lavorativa talmente bassa da essere pronti alla fuga in massa verso altri lidi meno faticosi e stressanti. È solo una questione di tempo, e siamo ormai agli sgoccioli.