CRISI: PATTO UE SOSTIENE MERCATI, BENE SPREAD BTP-BUND

L’accordo dell’Unione europea sui vincoli di bilancio e l’intesa seppure parziale per l’introduzione del ‘Fiscal compact’ hanno sostenuto per gran parte della giornata tutti i mercati, con l’euro solido e soprattutto lo spread tra Bund tedeschi e titoli dei Paesi più esposti alla speculazione (Italia in testa) in riduzione. Solo le Borse hanno seguito l’andamento incerto di Wall street: comunque i listini del Vecchio continente hanno chiuso quasi tutti in positivo, con Atene in rialzo di oltre il 6% grazie all’ipotesi di un accordo a breve sul debito greco. Ma i risultati del Consiglio europeo hanno fatto bene soprattutto agli spread: il differenziale Btp-Bund ha chiuso a 417 punti base con il rendimento del 10 anni italiano sotto quota 6%, esattamente al 5,95%. E i titoli italiani sono stati di gran lunga quelli che meglio hanno recuperato: il rendimento del Btp a due anni ha chiuso le contrattazioni sul mercato secondario con un taglio di 20 punti base, quello a 5 anni di 26 ‘basis point’, il decennale di 15. Qualche tensione solo sui prodotti a breve spagnoli: non a caso la Borsa di Madrid e’ stata la piu’ debole del Vecchio continente, segnando un leggerissimo calo finale. Invariata Zurigo, in rialzo di un punto percentuale Parigi e di circa mezzo punto Milano, che ha registrato forti movimenti – soprattutto acquisti per Unicredit e cessioni su Mediobanca e Generali – nel finale di contrattazioni. Ma l’incertezza ha colpito in chiusura di seduta quasi tutti i titoli bancari in Europa, il cui indice Dj stoxx di settore ha concluso in rialzo dello 0,85% dopo aver segnato aumenti nettamente superiori ai due punti percentuali. Sui mercati valutari l’euro ha leggermente frenato contro il dollaro: dopo aver testato venerdi’ la resistenza a 1,32, la moneta unica ha perso quota e si e’ collocata sul supporto di 1,3 per poi risalire a 1,317 nelle quotazioni di riferimento della Bce. L’euro ha mantenuto anche la soglia psicologica di 100 contro lo yen, che si sta progressivamente rinforzando. In aumento anche le quotazioni del petrolio, che seguono anche le maggiori tensioni internazionali nel Medio Oriente, dalla Siria (che non e’ un produttore ma sulla quale stanno giocando un’importante partita politica Stati come il Qatar e l’Arabia Saudita), all’Iran che puo’ controllare lo stretto di Hormuz: a New York le quotazioni in avvio di mercato sono salite dell’1,5% a 100,22 dollari al barile. Ma ora gli analisti guardano soprattutto al futuro, come hanno dimostrato i dati macroeconomici statunitensi di giornata, che disegnano un’attesa ripresa economica meno solida di quanto si sperasse. Inaspettatamente sotto le stime la fiducia dei consumatori Usa di gennaio mentre le vendite al dettaglio in Germania hanno subito una flessione inattesa e sembrano confermare come l’economia tedesca possa risentire del rallentamento (e della probabile recessione) dei Paesi vicini. Adesso si guarda alle prossime aste della settimana di titoli tedeschi, spagnoli e francesi a medio-lungo termine. Gli operatori, considerato il sensibile miglioramento per tutti i bond governativi, pensano che l’attenzione possa spostarsi verso titoli piu’ remunerativi, quindi con un leggero calo della domanda per i Bund tedeschi.