Eni ha fissato, per il momento solo per un mese, un limite massimo – cosiddetto price cap – al prezzo dei carburanti commercializzati da Enilive, pari a 2,19 euro al litro per il gasolio e a 1,99 euro al litro per la benzina (circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi attuali).
Il principale azionista di Eni è lo Stato (ministero Economia e Cassa Depositi e prestiti – poco più del 33%).
Non si può quindi non dire che Eni non stia a suo modo mettendo in atto i reconditi desideri dello Stato: prendere tempo. Ché altrimenti quest’ultimo – socio di maggioranza – convocherebbe subito il consiglio d’amministrazione per bloccare questa iniziativa che, se potrebbe andar bene per le strategie di mercato di un’azienda privata, lascerebbe un po’ perplessi un’istituzione statuale che, non solo dovrebbe rendere conto all’Ue di questa scelta anomala rispetto alle politiche comunitarie, ma dovrebbe render conto ai propri elettori quali sono i suoi propositi economici particolari e generali (prezzi fissi a ‘mo di Stati tutt’altro che di capitalismo privato).
Non crediamo che questo accadrà perché è possibile che a buona parte del governo, e altrettanta buona parte dell’opposizione, non gli par vero che l’Eni sia venuto in soccorso del loro vuoto di politiche e proposte in materia.
Comunque, non ci facciamo illusioni che questo possa essere un nuovo progetto di governo del Paese. L’acredine, mista a sete di potere che si paventa essenzialmente con la demonizzazione dell’altro, prevale sul bene pubblico… per quanto il price cap sia il contrario di quanto ogni giorno lasciano intendere per l’economia.
Nel frastagliato, quanto difficile, marasma delle politiche energetiche, certamente non ci mancava anche questa performance. Che ha il solo scopo di perpetuare l’agonia delle non politiche in materia.
Vincenzo Donvito Maxia
Presidente ADUC
