La cartina della felicità: l’amore fraterno esiste prima di tutto, a prescindere dalle relazioni buone o cattive all’interno della comunità

Carissimi,

da parecchie domeniche, attraverso la lettura continua del Vangelo secondo Matteo, veniamo catechizzati sui punti essenziali della vita della comunità cristiana, particolarmente presenti al capitolo 18 del racconto del primo evangelista.

Non intendo riproporre tutti i passaggi, quanto piuttosto uno spunto di riflessione per lanciare qualche provocazione, seppur in anticipo, circa la presentazione della prossima Lettera pastorale del Vescovo al fine di comprendere e vivere al meglio il messaggio, ivi contenuto, per il nuovo anno catechistico-pastorale, che inaugureremo il prossimo 11 Ottobre.

Lo start di questa meditazione è contrassegnato da un fatto irrinunciabile e basilare: la fraternità che intercorre fra tutti i battezzati, fondata sui molteplici richiami, primo fra tutti “se tuo fratello commetterà una colpa contro di te (…) se mio fratello commette una colpa contro di me…”.

In termini diretti e specifici, l’amore fraterno esiste prima di tutto, a prescindere dalle relazioni buone o cattive all’interno della comunità, perché il Padre, in Gesù Figlio amato, ci costituisce figli (Cfr. 1 Gv 3,1) e fratelli in Cristo (Cfr. 1 Cor 8,11).

Da qui deriva che ogni fratello ha un suo “peso specifico”, che bisogna accogliere e “sopportare” in quanto esso aiuta a ricordare non solo la sua presenza nella comunità.

Quanta tristezza quando tante persone sentono di non valere nulla, di essere anonimi e di non avere alcun peso nella realtà comunitaria!

Credo che il mondo oggi sia sconvolto e soffra tanto, perché nei focolari domestici e nella vita familiare e comunitaria c’è veramente poco amore.

È facile dire: non ho mai visto Dio; ma non è possibile affermare: non ho mai visto un uomo.

Se amiamo il prossimo che vediamo, potremo contemporaneamente vedere Dio perché vedremo la carità stessa e Dio abita nella carità. Ed ecco che risulta sempre attuale il pensiero di S. Agostino, il quale nell’acume del suo dire trasmette un messaggio chiaro e preciso:

se taci, taci per amore;

se parli, parla per amore;

se correggi, correggi per amore;

se perdoni, perdona per amore.

Sia in te la sorgente dell’Amore, perché da questa radice non ne può uscire che il bene.

Il secondo passaggio è costituito dall’affettività reciproca che fa vivere in modo libero e autentico le relazioni fra cristiani. Si tratta, come scrive S. Paolo, di “rivestirsi di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza” (Col 3,12) a immagine del Maestro.

La cosa essenziale non è quel che diciamo, ma quel che Dio dice a noi e attraverso di noi.

Tutte le nostre parole saranno inutili, se non vengono dal di dentro perché le parole che non irraggiano la luce di Cristo aumentano solo l’oscurità.

Riecheggia ancora la voce lontana di Agostino: Nessuno deve essere così contemplativo da dimenticare nel corso delle sue meditazioni che deve rendersi utile al prossimo, e nessuno deve essere così attivo da non ricercare la contemplazione di Dio.

Un altro elemento vitale della fraternità è la “commozione empatica” che gli evangelisti descrivono spesso con il verbo “splanchnìzomai”, ovvero è l’emozione che una madre prova per il figlio del suo grembo; è la stessa emozione, nutrita di lacrime e consolazione, che ogni cristiano deve manifestare di fronte al fratello, tenendo lontano lo spettro del narcisismo strisciante.

Di fatto, questi ha pure bisogno delle nostre lacrime per sentirsi rigenerato e sollevato dalla “morte spirituale”. Dio si nasconde dietro la figura del permaloso, dell’esigente, dell’irragionevole e, come scrive Teresa di Calcutta, abbiamo bisogno di una fede perspicace, divenendo un tralcio genuino e fruttuoso della vite Gesù, accettandolo nella nostra vita come a Lui piace di venire:

come la verità- che dobbiamo dire;

come la vita- che dobbiamo vivere;

come la luce – che dobbiamo accendere;

come la via- che dobbiamo percorrere;

come la pace- che dobbiamo diffondere.

Occorre una geografia della compassione in quanto ognuno ha sì un aspetto diverso, indossa abiti diversi, possiede una diversa istruzione o posizione sociale, ma è pur sempre una persona, persona da amare, persona affamata d’amore.

In sintesi, è servire come Lui serve, redimere come Lui redime, toccare Lui nei suoi umili travestimenti.

Ciò che tiene uniti tutti questi punti non può non essere la preghiera, finalizzata secondo l’espressione paolina a saper scegliere: “e prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio” (Fil 1,9-10).

La preghiera diventa così il collante perché la fraternità sia veramente espressione del cuore di Cristo. Da notare un particolare di fondamentale importanza: S. Paolo scrive che i cristiani sono chiamati a scegliere “Il meglio”. Si tratta di un “discernimento avanzato”: non distinguere fra il male e il bene, ma fra il bene e il meglio.

Cari amici,

chiediamo al Signore l’aiuto necessario e presentiamoci davanti a Lui con la larghezza, la sensibilità e la tenerezza di chi sente il fratello parte di se stesso.

Auguri di ogni bene,

 

Ettore Sentimentale