Pesaro – La SLAPP contro gli attivisti ambientali Lisetta Sperindei e Roberto Malini entra in una nuova fase. Dopo la causa civile promossa da Fox Petroli S.p.A., con una richiesta di risarcimento di due milioni di euro, i due esponenti del Comitato Pesaro NO GNL hanno ricevuto dai Carabinieri di Pesaro la comunicazione formale che sono ancora in corso indagini preliminari nei loro confronti nel procedimento penale n. 2248/2025 della Procura della Repubblica di Pesaro, per le ipotesi di reato previste dagli artt. 110, 81 comma 2 e 595 comma 3 del codice penale (diffamazione aggravata).
Al procedimento civile, la cui prossima udienza è fissata per il 1° aprile 2027, continua ad affiancarsi così il fronte penale. Entrambe le iniziative giudiziarie hanno origine dall’attività svolta da Sperindei e Malini contro il progetto di deposito di gas naturale liquefatto nell’area della Tombaccia, a Pesaro, e dalle loro segnalazioni alle autorità sui possibili rischi ambientali e sanitari per un’area densamente abitata. Nel merito, il riferimento al ‘degrado’ del sito della Tombaccia resta, allo stato degli atti, l’unico elemento concreto individuato come espressione contestata nelle iniziative promosse contro Sperindei e Malini.
La natura di SLAPP della vicenda è stata riconosciuta da una rete molto ampia di organizzazioni per la tutela dei diritti e della libertà di espressione. CASE Italia, insieme a Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, ARTICLE 19 Europe, The Good Lobby Italia, Greenpeace Italia, Articolo 21, ReCommon, COSPE, A Sud, ARCI, Amnesty International Italia, Un Ponte Per ETS, StraLi, Terra Nuova, Giuristi Democratici, Yaku e Legal Team Italia, ha espresso piena solidarietà ai due attivisti, definendo le azioni promosse nei loro confronti una tipica SLAPP e sottolineando la sproporzione della richiesta risarcitoria rispetto a dichiarazioni rese nell’ambito di un dibattito di evidente interesse pubblico.
Il caso è arrivato anche alle Nazioni Unite. Una comunicazione ufficiale al Governo italiano e a Fox Petroli ha coinvolto la Relatrice speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani Mary Lawlor, il Gruppo di lavoro ONU su imprese e diritti umani, la Relatrice speciale sul diritto a un ambiente pulito, sano e sostenibile Astrid Puentes Riaño, la Relatrice speciale sulla libertà di opinione e di espressione Irene Khan e il Relatore speciale sui diritti all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari Pedro Arrojo-Agudo. Gli esperti hanno richiamato l’attenzione sulla sproporzione dell’azione e sul possibile impatto che procedimenti di questo genere possono avere sulla vita e sull’attività dei difensori dei diritti umani.
Anche Front Line Defenders segue il caso e ha chiesto il ritiro delle azioni contro Sperindei e Malini. La vicenda ha assunto inoltre una dimensione europea. Il 4 giugno 2026, al Primo Forum europeo sui difensori dei diritti umani ambientali, ospitato al Consiglio d’Europa a Strasburgo, Patrizia Heidegger, Deputy Secretary General dell’European Environmental Bureau, ha presentato il caso Fox Petroli come esempio italiano delle pressioni che possono colpire chi esercita i diritti di informazione e partecipazione ambientale garantiti dalla Convenzione di Aarhus.
Il Forum ha riunito Consiglio d’Europa, Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali e Relatore speciale sui difensori ambientali nell’ambito della Convenzione di Aarhus, portando al centro della discussione europea proprio la necessità di proteggere lo spazio civico e chi interviene sulle questioni ambientali di interesse collettivo.
La conferma formale dell’apertura del fronte penale rende ancora più evidente uno degli effetti più insidiosi delle SLAPP. Sperindei e Malini hanno confermato di voler proseguire con serenità il proprio impegno per l’ambiente, la salute della comunità pesarese e il diritto alla partecipazione pubblica. Ma il peso cumulativo di una richiesta civile milionaria e di un procedimento penale può incidere profondamente sulla vita professionale, economica, familiare e psicologica di chi viene colpito e, soprattutto, può indurre altri cittadini, associazioni e giornalisti a non esporsi.
È questo il punto che supera il caso individuale. Una SLAPP non deve necessariamente arrivare a una condanna per ottenere il proprio effetto. Può bastare il costo umano, economico e reputazionale del procedimento per convincere altri che partecipare al dibattito pubblico, denunciare un rischio ambientale o criticare un progetto industriale sia troppo pericoloso.
