MUSICA SULLE BOCCHE: A PLOAGHE LE VOCI ANCESTRALI DEI TENORES DI BITTI “MIALINU PIRA” INCONTRANO JAZZ ED ELETTRONICA

Le voci ancestrali del canto a tenore incontrano il jazz, l’improvvisazione, l’elettronica e le nuove tecnologie. Domenica 23 agosto Musica sulle Bocche arriva alla Chiesa di Sant’Antonio da Padova di Ploaghe con una serata che mette in dialogo memoria e futuro e che culminerà, alle 21.40, in Polyphony of Stones, progetto che riunisce i Tenores di Bitti “Mialinu Pira”, Enzo Favata, Pasquale Mirra e Marcello Peghin.

Un incontro tra alcune delle sonorità più antiche del Mediterraneo e i linguaggi della contemporaneità, capace di restituire l’immagine di una Sardegna sospesa tra mito e modernità, nella quale le voci “megalitiche” della tradizione convivono con sassofoni, clarinetto basso, vibrafono, chitarra elettrica, percussioni, sintetizzatori, campionamenti e live electronics.

Sul palco ci saranno Omar Bandinu (voce bassu, tastiere, tromba ed elettronica dal vivo), Marco Serra (voce contra, batteria e percussioni), Bachisio Pira (oche, mesu oche) e Arcangelo Pittudu (oche, mesu oche), insieme a Enzo Favata (sassofono soprano, clarinetto basso, elettronica dal vivo, synth e campionamenti), Pasquale Mirra (vibrafono, marimba MIDI e percussioni) e Marcello Peghin (chitarra elettrica ed elettronica dal vivo).

Polyphony of Stones è un viaggio sonoro tra memoria e futuro, nel quale il canto polifonico sardo non viene semplicemente accostato ai linguaggi contemporanei, ma diventa materia viva per una nuova creazione musicale. Improvvisazione e tecnologia amplificano le possibilità espressive delle voci e degli strumenti, dando forma a un paesaggio sonoro che proietta una delle tradizioni più profonde della Sardegna nel terzo millennio.

Elemento distintivo del progetto è anche la presenza, all’interno del coro, di musicisti polistrumentisti: Omar Bandinu alterna la voce di bassu alle tastiere, alla tromba e all’elettronica, mentre Marco Serra affianca alla voce di contra la batteria e le percussioni. Una caratteristica che allarga ulteriormente lo spettro timbrico del canto tradizionale e rende ancora più serrato il dialogo con gli altri musicisti.

Il Canto a Tenore, riconosciuto dall’UNESCO nel 2005 come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, è una forma di polifonia vocale affidata a quattro voci maschili – boghe, mesu boghe, bassu e contra – e rappresenta uno dei patrimoni musicali più antichi e affascinanti del Mediterraneo.

Tra i suoi interpreti più autorevoli figurano proprio i Tenores di Bitti “Mialinu Pira”. Il quartetto formato da Omar Bandinu, Marco Serra, Bachisio Pira e Arcangelo Pittudu è noto per uno stile elegante e raffinato, caratterizzato da una particolare ricchezza armonica. Nel corso della propria attività ha portato il canto a tenore in festival, teatri e rassegne culturali in Europa, nelle Americhe, in Asia e nell’area mediterranea, contribuendo in maniera determinante alla sua conoscenza internazionale. Al rigoroso lavoro sul patrimonio tradizionale il gruppo ha affiancato negli anni collaborazioni con musicisti jazz, compositori contemporanei, produzioni teatrali e progetti multidisciplinari.

Accanto a loro tre musicisti che hanno fatto della ricerca e dell’incontro fra linguaggi una cifra distintiva del proprio percorso. Enzo Favata, tra i musicisti più originali del jazz italiano ed europeo, da oltre quarant’anni esplora le radici musicali della Sardegna e del Mediterraneo intrecciandole con improvvisazione, jazz, elettronica e nuove tecnologie. Pasquale Mirra, tra i più creativi vibrafonisti della scena jazz contemporanea italiana, sviluppa una ricerca nella quale vibrafono, percussioni, improvvisazione e tecnologia costruiscono un universo sonoro personale. Marcello Peghin, chitarrista e compositore tra le figure di riferimento del jazz sardo contemporaneo, attraversa jazz, musica contemporanea e tradizioni mediterranee con una particolare attenzione alla ricerca timbrica e all’interazione con l’elettronica.