Coppie. Conto Corrente comune: a chi appartengono le somme?

Quando si è innamorati e felici non si pensa minimamente a ciò che potrebbe accadere un domani, spesso per questioni di fiducia le coppie decidono di aprire un conto corrente cointestato e rinunciano ad averne uno proprio.

Ciò avviene anche quando uno solo dei due lavora o anche se la differenza reddituale tra partner è ampia.

Capita anche, molto molto spesso, che uno dei partner mantenga il proprio conto e versi su quello in comune solo qualche somma mentre l’altro immette sul conto corrente il suo intero stipendio.

Ebbene cosa succede se la coppia scoppia? Che fine fanno le somme che sono stata versate solo da uno dei partner?

Fino a qualche tempo fa la risposta a questa domanda sarebbe stata ferale, si sarebbe dovuto rispondere che le somme avrebbero dovuto essere divise nella misura del 50%.

Fortunatamente la Corte di Cassazione ha chiarito, nel tempo, che la cointestazione non comporta la divisione delle somme nella predetta misura ed ha spiegato chiaramente quali sono i criteri da seguire per determinare chi sia il reale proprietario delle somme presenti sul conto corrente cointestato.

Se questi criteri consentono di individuare uno dei due partner come proprietario esclusivo allora il principio di presunzione di contitolarità del conto potrà dirsi superato.

Sin da subito va precisato che chi afferma di essere il proprietario esclusivo della somma deve provarlo fornendo quelle che possono definirsi presunzioni gravi, precise e concordanti.

Quali sono?

Ogni documento che possa provare la provenienza esclusiva delle somme ovvero documentazione bancaria che attesti che le somme versate provengono dal reddito o dal patrimonio di uno solo dei coniugi o in maniera prevalente da questi, la prova che l’altro partner non ha mai operato versamenti sul conto o che i versamenti non sono stati utilizzati con destinazione familiare ma solo per scopi personali, testimonianze (anche se facilmente contestabili), flussi finanziari, dichiarazioni dei redditi, la ricostruzione dei movimenti bancari, la tracciabilità dei bonifici, l’origine delle somme (esempio: vendita di un bene personale, eredità, reddito personale).

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 22613/2025 ed anche 1643/2025, ha stabilito il principio secondo cui l’altro partner non può vantare diritti sulle somme presenti sul conto corrente se l’altro ha dimostrato di averlo alimentato da solo o in maniera prevalente.

Altro elemento importante derivante da queste sentenze è che la sola cointestazione del conto non equivale ad una donazione nei confronti dell’altro partner.

Per poter sostenere che vi fosse la volontà di donare, il partner, che muove tale eccezione, deve provare ulteriori comportamenti, dichiarazioni o elementi concreti, altrimenti si dovrà necessariamente parlare di semplice gestione familiare.

Come si fa a dimostrare che è gestione familiare e non donazione?

Se le somme versate dal partner sono state usate per far fronte alle esigenze della famiglia, ad esempio pagare le bollette, il mutuo oppure la spesa, ristrutturare la casa coniugale, allora siamo innanzi ad un chiaro esempio di gestione familiare.

Se, invece, le somme trasferite sono molto alte e vengono utilizzate in favore dell’altro partner garantendo studi, viaggi o un semplice arricchimento del patrimonio di quest’ultimo, allora siamo innanzi ad una donazione indiretta.

Sara Astorino
legale, consulente Aduc