Caro-vita, per 8 italiani su 10 i prezzi continuano a salire

Caro-vita, l’indagine sui consumi elaborata dall’Eurispes e contenuta nel Rapporto Italia 2026 offre un quadro articolato delle scelte adottate dalle famiglie italiane di fronte alla pressione economica: dalla percezione dell’andamento dei prezzi alle strategie di riduzione della spesa, alle rinunce che investono anche àmbiti essenziali della vita. Un cambiamento che assume sempre più i tratti di una trasformazione strutturale nei comportamenti di consumo.

Prezzi in aumento per 8 italiani su 10

Il giudizio dei cittadini sull’andamento dei prezzi nell’ultimo anno risulta, sostanzialmente in linea con quanto rilevato nel 2025. Nel 2026 i prezzi sono aumentati per l’82% degli italiani: quasi la metà dei cittadini (49,2%, contro il 48,3% del 2025) parla di un forte aumento, mentre il 33,3% – in leggero calo rispetto al 35,8% dello scorso anno – segnala un rincaro più contenuto. Il 14,2% ritiene invece i prezzi rimasti invariati (+2 punti sul 2025), mentre solo il 3,3% indica una diminuzione. Il dato è distribuito in modo piuttosto omogeneo sul territorio nazionale, con percentuali sempre superiori all’80%, a eccezione delle Isole, dove la quota di chi segnala aumenti scende al 60,7% e un cittadino su quattro (25%) dichiara che i prezzi sono rimasti invariati. Pur in un quadro uniforme rispetto alla dimensione dei comuni, sono i centri urbani a registrare il valore lievemente più elevato.

Nelle Isole la quota di chi segnala aumenti dei prezzi scende al 60,7%

Nella maggior parte dei casi gli italiani stimano, sulla base della propria esperienza diretta, che il caro-vita abbia superato l’8% (38,9%), ma una quota consistente indica un rincaro dei prezzi compreso tra il 3% e l’8% (35,7%). Ad indicare con maggiore intensità l’aumento dei prezzi, oltre l’8%, sono soprattutto le persone in cerca di nuova occupazione (55,1%) e i cassintegrati (45,8%), mentre questa indicazione è meno acuta tra gli occupati (40,8%) e i pensionati (32,2%): un segnale di come le condizioni di maggiore instabilità reddituale si accompagnino a una valutazione più severa del fenomeno.

Le categorie dove i rincari pesano di più: generi alimentari, carburanti, cene e viaggi

Al primo posto tra le voci di spesa più colpite dal caro-vita si collocano i generi alimentari (93,3%) e i carburanti (91,2%), ben distanziati da tutte le altre categorie. Seguono i pasti fuori casa (83,4%) e i viaggi e vacanze (82,2%). Valori comunque significativi riguardano trasporti (75,4%), vestiario e calzature (72,4%), cura della persona e spese per la salute (70,9%), spese sanitarie come ticket e medicine (68,8%), tecnologia (61,7%), arredamento e servizi per la casa (61,4%), cinema, spettacoli e attività culturali (61,1%) e affitto (60%). Quote più contenute, ma comunque rilevanti, si registrano infine per l’acquisto della casa (56,8%), la palestra e lo sport (56,3%) e le spese telefoniche (49,9%).

Quasi 4 italiani su 10 hanno fatto ricorso al pagamento “in nero” di alcuni servizi

Per far fronte ai rincari, la strategia più diffusa è il rinvio degli acquisti considerati necessari (60,2%), seguita dalla riduzione delle uscite fuori casa (54,1%) e dei viaggi o delle vacanze (52,1%). Su un livello intermedio si collocano i tagli che comportano una riorganizzazione più strutturale del bilancio familiare: la cura della persona (43,5%), l’aiuto domestico (42,6%) e i lavori o le ristrutturazioni (39,6%). Quasi 4 italiani su 10 (38%) hanno fatto ricorso al pagamento “in nero” di alcuni servizi, mentre il 41% ha utilizzato la rateizzazione dei pagamenti per gestire spese altrimenti difficili da sostenere. Tra le rinunce più specifiche, legate a servizi di cura, spiccano quelle su babysitter (36,1%) e badante (37,3%), pur riguardando solo la parte di popolazione che necessita di questi servizi. Risultano invece meno diffuse le strategie più radicali o meno accessibili alla maggioranza, come la rinuncia all’automobile (24%) o al noleggio di abiti e accessori da cerimonia (16,2%).

Il confronto con il 2025: il caro-vita riduce le uscite per ristorazione e locali e il ricorso all’aiuto domestico

Rispetto al 2025, dunque, il quadro delle principali strategie di contenimento della spesa appare sostanzialmente stabile. Si segnala però un incremento nella riduzione delle uscite per ristorazione e locali, passata dal 50,1% al 54,1%, e nella rinuncia all’aiuto domestico, dal 37,2% al 42,6%. In calo, invece, la rinuncia alla babysitter, scesa dal 54% al 36,1%, e quella alla badante, passata dal 45,3% al 37,3%.

Una vulnerabilità economica “ordinaria”

Il quadro complessivo che emerge non restituisce l’immagine di famiglie travolte da una nuova fase acuta di crisi, ma piuttosto di un Paese che continua a vivere in una condizione di vulnerabilità economica che sembra essere diventata quasi ordinaria.

Accanto ad alcuni segnali di alleggerimento su alcune voci di spesa, permangono la fatica nel far quadrare i bilanci, la limitata capacità di risparmio e la percezione di insicurezza sul futuro economico personale e del Paese. La difficoltà non appare distribuita in modo uniforme: resta forte il peso delle fratture territoriali, con il Mezzogiorno più esposto sotto molti profili, ma le criticità attraversano l’intero Paese e coinvolgono per alcuni aspetti anche aree tradizionalmente più solide.