Taormina – Per la prima volta nel cammino dell’Uomo, il progresso non impone soltanto di governare tecnologie rivoluzionarie, ma di confrontarci con una trasformazione profonda del modo di abitare il presente. L’intelligenza artificiale apprende in pochi istanti ciò che per generazioni ha richiesto studi annosi; gli algoritmi anticipano le decisioni; l’innovazione modifica incessantemente il rapporto tra conoscenza e realtà. Eppure la nostra esistenza conserva le proprie stagioni: quelle della crescita e dell’educazione, dell’attesa e dell’amore, dell’impegno e del congedo.
Proprio dallo scarto tra la velocità del cambiamento e le forme profonde dell’esperienza nasce la riflessione che la XVII edizione di Taobuk dedicherà al tema del Tempo, dimensione ancestrale e immanente nella quale si plasmano storia, memoria e immaginazione. Dopo aver sondato negli ultimi anni le grandi geografie delle relazioni – “Gli ultimi muri”, “Gli altri”, “Identità”, “Confini” – e valori fondamentali quali Libertà, Verità e Fiducia, Taobuk apre ora una differente prospettiva: dalle frontiere dello spazio alla trama invisibile del divenire.
Il festival, ideato e diretto da Antonella Ferrara, dal 17 al 21 giugno 2027 riunirà ancora una volta a Taormina scrittori, artisti, scienziati, economisti e protagonisti della cultura internazionale per interpretare le forze che stanno ridisegnando il mondo.
Promosso dalla Regione Siciliana, dalla Fondazione Taormina Arte Sicilia e con il sostegno del Comune di Taormina, oltre che di prestigiosi enti pubblici e partner privati, Taobuk culminerà nella tradizionale Serata di Gala, in programma sabato 19 giugno al Teatro Antico di Taormina, uno degli appuntamenti più attesi del Festival. Sarà proprio in questa cornice che verranno conferiti i Taobuk Award alle personalità che, con il loro percorso umano, artistico, letterario e scientifico, hanno offerto un contributo di straordinario rilievo al panorama culturale internazionale. I nomi dei premiati saranno annunciati nelle prossime comunicazioni dedicate al programma del Festival.
Le precedenti edizioni hanno esplorato ciò che separa e ciò che unisce persone, comunità e culture; le frontiere visibili e invisibili che definiscono l’esserci nel mondo. Con questo nuovo approfondimento lo sguardo si rivolge alla trama nella quale si compie l’azione.
Il Tempo, parola antica e universale, si offre così come una chiave di lettura del Secolo Breve e del nostro. Taobuk, festival internazionale multidisciplinare in cui la letteratura incontra arti, scienze, filosofia, economia, tecnologia e geopolitica, dal 17 al 21 giugno. Attraverso questa prospettiva il festival prosegue ad interrogare le grandi questioni della nostra epoca: dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale alla crisi climatica, dalla longevità ai conflitti, dalla trasmissione del sapere al patrimonio culturale, fino al destino delle democrazie. Ogni sfida contiene infatti una domanda sul rapporto tra ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che possiamo diventare.
«Abbiamo scelto il Tempo perché nessun’altra categoria attraversa con altrettanta profondità la condizione umana e le metamorfosi della contemporaneità», afferma Antonella Ferrara, fondatrice e direttrice artistica di Taobuk. «Viviamo un’epoca nella quale tutto sembra accelerare: le innovazioni, le informazioni, le crisi, le opportunità. Ma proprio questa accelerazione rende necessario riscoprire il valore della costruzione paziente e della capacità di tradurre ciò che viviamo in noos e consapevolezza. La cultura è il luogo in cui il tempo custodisce il passato, illumina il presente e innesca il futuro. Viviamo immersi in temporalità diverse: quelle della tecnologia, della natura e dell’economia, quelle della politica e della cultura. Spesso procedono con velocità differenti e faticano a dialogare. La questione non è allora quanto velocemente possiamo procedere, ma se saremo ancora capaci di dare un significato al nostro tempo e orientare il divenire quando il presente sembra aver divorato il futuro. E in un’epoca dominata appunto dall’istantaneità dell’informazione, leggere è forse uno degli ultimi gesti di resistenza contro l’accelerazione permanente».
La letteratura esprime da sempre la vocazione di mettere in moto la macchina del tempo. Non è soltanto successione: il valzer degli episodi ritorna, si dilata, si sovrappone, restituisce voce a ciò che rischia di essere perduto, fino alla distopia che anticipa mondi possibili. Già nei poemi omerici il canto aedico nasce come scrigno della memoria: l’epica sottrae uomini e imprese alla dissoluzione dell’oblio, affidandoli alla durata della parola. Nei secoli, la letteratura non ha mai rinunciato a fare luce su questo mistero con percorsi sorprendenti. Proust ha mostrato quanto un frammento del passato possa riaccendere una vita intera; Borges vede nel divenire un intreccio di potenzialità e itinerari infiniti; Virginia Woolf ha esplorato la distanza tra il tempo degli orologi e quello interiore; Calvino ha guardato al futuro attraverso il potere dell’immaginazione. Mentre T. S. Eliot, nel giardino di Burnt Norton, pone il dubbio se ciò che ci illudiamo rappresenti il susseguirsi di ieri, oggi e domani, non sia in realtà simultaneo e immodificabile. E consegna così alla poesia una delle immagini più alte del rapporto tra l’uomo e il suo passaggio nel mondo: ovvero la necessità di “redimere” il tempo, restituendo senso al fluire degli istanti attraverso la spiritualità.
Anche la scienza ha modificato radicalmente la comprensione della realtà. La relatività nella fisica, la biologia e le neuroscienze hanno messo in discussione l’idea di una misura assoluta e lineare, rivelando una complessità che coinvolge l’universo non meno della percezione individuale. È nell’incontro tra saperi umanistici e scientifici che Taobuk intende aprire uno dei confronti più fertili del XXI secolo.
«Focalizzare la prossima edizione sul tema del Tempo, e le sue infinite declinazioni, significa mettere in dialogo linguaggi e discipline diverse per analizzare la dimensione che attraversa ogni forma del vivere», conclude Antonella Ferrara. «La riflessione proposta dal festival nasce dalla necessità di comprendere non soltanto la rapidità dei cambiamenti in corso, ma anche il significato della visione. Perché ciò che verrà non è semplicemente un evento da attendere: è il risultato delle scelte etiche e civili che una comunità compie. Dobbiamo redimere il tempo, come invocava T. S. Eliot. Il passato infatti non si cancella: ciò che è stato può condizionare ciò che sarà. Costruire il futuro è perciò la più grande responsabilità a cui tutti siamo chiamati. Perché prima ancora di essere una misura, il Tempo è la Storia che l’umanità racconta a se stessa».
