Palermo – L’ARNAS “Civico Di Cristina Benfratelli” di Palermo (previa procedura di avviso pubblico) ha affidato alla dott.ssa Egle Incalcaterra l’incarico di responsabile di struttura semplice dipartimentale (UOSD) di “Cardiologia Clinica per il trattamento dello scompenso cardiaco”. Incalcaterra è una cardiologa che ha consolidato una significativa esperienza nel settore. Dopo un periodo di formazione presso l’Università degli Studi di Padova, si è specializzata in Cardiologia all’Università degli Studi di Palermo. Presso l’Ateneo palermitano ha, altresì, conseguito un dottorato di ricerca in Biopatologia.
Incalcaterra vanta anche un Master di Clinical Competence in Insufficienza Cardiaca dell’Università degli Studi di Firenze. Ha perfezionato il suo percorso formativo con il “Post-Graduate Course in Heart Failure”, organizzato dalla Zurich Heart House presso il Royal Brompton Hospital di Londra. È fellow della Società Europea di Cardiologia e dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri. È coautrice di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e nazionali e di altrettanti abstract di congressi scientifici. Ha inoltre partecipato a diversi trial clinici internazionali. Già professore a contratto presso le scuole di specializzazione in Cardiologia e in Medicina dello Sport dell’Università degli Studi di Palermo.
“Lo scompenso cardiaco è una patologia cronica in forte aumento, che rappresenta a livello mondiale la principale causa di ospedalizzazione nelle persone di età superiore ai 65 anni – commentano Walter Messina e Domenico Cipolla, rispettivamente direttore generale e direttore sanitario dell’ARNAS Civico Di Cristina Benfratelli di Palermo – ecco perché abbiamo puntato ad un modello organizzativo aziendale in grado di focalizzare l’attenzione sul punto. E’ importante offrire risposte assistenziali adeguate ai bisogni di salute di questa popolazione, tenuto conto che la prevalenza della patologia aumenta con l’aumentare dell’età, ed in una società che tende all’invecchiamento, la malattia impatta in modo rilevante sulla sostenibilità della spesa sanitaria. Lo scompenso cardiaco, infatti, oltre a rappresentare l’ultimo stadio di molte forme di cardiopatie sia primitive che secondarie, ed a comportare elevata mortalità (in oltre il 50 % dei casi), determina anche un numero elevato di ospedalizzazioni. La presenza di centri e reparti specializzati rappresenta, pertanto, un valore aggiunto sia per il corretto inquadramento diagnostico e terapeutico della malattia, sia per garantire l’accesso omogeneo sul territorio alle terapie farmacologiche più innovative, al fine di contribuire al miglioramento della qualità di vita ed alla sopravvivenza di questi pazienti, ma anche, sul fronte della prevenzione, allo scopo di facilitare un miglior controllo dei diversi fattori di rischio che pesano sull’insorgenza dello scompenso cardiaco: ipertensione, ipercolesterolemia, diabete e obesità”.
