Prima di intraprendere, anima e corpo, la pista investigativa in ordine a possibili contrasti tra la vittima e il professore Giuseppe Longo, i vertici della Squadra Mobile e della Criminalpol decisero, per onestà professionale, di verificare ogni possibile ulteriore ipotesi d’indagine.
Il risultato di tale attività di verifica fu riferito all’Autorità Giudiziaria, cioè alla Procura della Repubblica, con l’Informativa, a firma congiunta Squadra Mobile – Criminalpol, del 10 Febbraio 1998, che qui di seguito appare utile sintetizzare.
Come prima ipotesi, Gaetano Bonaccorso e i suoi collaboratori valutarono la possibilità che vi fosse stato un errore di persona ma la ricostruzione dell’evento omicidiario negò tale possibilità perché:
- i killers erano a conoscenza che il Bottari quel giorno si sarebbe recato presso la casa di cura Cappellani;
- gli stessi erano a conoscenza dell’auto e del tragitto che la vittima avrebbe dovuto effettuare per recarsi a casa;
- l’autovettura utilizzata fu rubata circa due mesi prima della perpetrazione del delitto;
- l’arma utilizzata, caricata a pallettoni, non doveva dare al Bottari alcuna possibilità di scampo;
Oltre alle valutazioni sopra esposte, per non tralasciare alcun particolare, il capo della Mobile Roberto Bocca, d’intesa con il suo Vice, fecero espletare dei servizi di osservazione al fine di verificare se, nell’arco orario in cui avvenne l’omicidio, altre autovetture Audi 4 di colore blu transitavano normalmente per Viale Regina Elena con direzione Viale Annunziata, ma tale accertamento ebbe esito negativo.
Come seconda ipotesi, fu valutata dalla Mobile la possibilità che l’omicidio fosse stato originato, quale vendetta, per le relazioni extraconiugali intrattenute dalla vittima, emerse a seguito delle verbalizzazioni effettuate, incrociate con gli esiti dell’analisi dei tabulati sui due cellulari in possesso al prof. Bottari.

L’identificazione e la verbalizzazione di tutte le donne, in contatto con il Bottari, non consentirono agli investigatori di individuare persone, a queste legate, che risultassero avere legami con ambienti criminali o malavitosi, anche perché l’ucciso era molto selettivo nella scelta delle donne con cui veniva in contatto, rifuggendo da quelle che avessero potuto condurlo in collisione con ambienti delinquenziali o comunque pericolosi.
Le investigazioni consentirono anche, non tra poche difficoltà, di individuare la garçonnière utilizzata dal Bottari per le proprie relazioni extraconiugali, sita in Via Fata Morgana nr.20, che la vittima divideva con alcuni colleghi. Si accertò che il Bottari e i suoi coinquilini avevano pattuito un segnale per far capire se la casa, in quel momento, fosse “utilizzata” o meno da qualcuno degli affittuari, stendendo un’asciugamani nel balcone della cucina.
Diverse furono le donne identificate come “vicine” al prof. Bottari, appartenenti alla “Messina bene”, tra cui S.G., S.C., S.A., L.M., L.C., S.F., D.M., R.G., D.P. e altre ancora, dalle cui verbalizzazioni spesso, per ragioni di riservatezza, emerse solo implicitamente l’esistenza delle relazioni in questione, confermando il criterio selettivo applicato dal prof. Bottari nella scelta delle stesse che lo salvaguardava da contatti con ambienti non conformi al suo stato sociale.
In tale contesto, l’unica nota stonata risultò essere la deposizione della teste Adriana Laganà, la quale aveva parlato di una relazione intrattenuta dal Bottari con una donna di Siracusa legata a un appartenente alla criminalità organizzata di quella zona, ma le sue esternazioni, come si dimostrerà in seguito, furono il frutto di una volontà depistatoria.

Terza ipotesi investigativa sondata fu quella relativa a eventuali problematiche nell’attività di insegnamento del defunto, teoria che fu immediatamente scartata perché vari testi riferirono che il Bottari era un insegnante magnanimo, restìo alle bocciature ma propenso ad aiutare gli studenti dai quali era ben voluto perché dal carattere aperto e cordiale ed anche perché non era considerato uno “scoglio”.
Proprio dalla verbalizzazione del D’Amore Fabio emergeva chiaramente come il prof. Bottari concepisse l’attività didattica.
L’ucciso, in alcune circostanze in cui il D’Amore aveva partecipato alla commissione d’esami, aveva invitato quest’ultimo a non creare difficoltà agli studenti con quesiti particolarmente complessi, spiegando che l’Endoscopia è una specializzazione che poteva e doveva essere percorsa soltanto da coloro che se ne sentivano particolarmente attratti e al di fuori dei libri di testo.
Quarta ipotesi investigativa vagliata dalla Mobile fu quella relativa a eventuali contrasti con pazienti, magari per diagnosi errate, ma anche tale pista, adeguatamente valutata e approfondita, diede esito negativo, perché non emersero situazioni conflittuali che potessero legittimamente supporre una degenerazione tale da condurre addirittura alla perpetrazione dell’omicidio de qua.

L’esame dei casi clinici verificatisi all’interno del Policlinico, a cui il Bottari si era dedicato negli ultimi tempi, fecero emergere alcune particolari situazioni di pazienti scontenti dall’opera ricevuta all’interno del Servizio di Endoscopia diretto dal Bottari.
Anche una notizia confidenziale, raccolta dal Centro Criminalpol di Reggio Calabria, venne adeguatamente vagliata e riscontrata con l’identificazione del paziente, il sig. P. P., il quale sarebbe stato informato in ritardo dell’esistenza di una forma tumorale, rispetto all’esame endoscopico effettuato a tal fine .
Ma specifici accertamenti eseguiti dal personale della Mobile permisero di appurare che il paziente non aveva avuto contatti con il prof. Bottari e che quest’ultimo era soltanto il responsabile del servizio all’interno del quale avevano operato altri medici e che, peraltro, il ritardo non era addebitabile al Servizio di Endoscopia ma bensì ad altri settori medici che avrebbero dovuto ritirare e comunicare il risultato dell’esame endoscopico.
Inoltre, ulteriori approfondimenti sulla personalità del paziente, persona incensurata ed estranea ad ambienti malavitosi, non consentirono di trovare elementi a conforto all’esistenza di un collegamento tra l’omicidio e il caso clinico in argomento.
Anche un altro caso, che fu indicato come possibile motivo scatenante del grave fatto di sangue, fu adeguatamente analizzato e scartato.

Riguardava la morte di una donna avvenuta, il 26.12.1997, presso l’Ospedale Cavallari di Bologna, di seguito a un esame endoscopico effettuato presso il Policlinico di Messina. Detta ipotesi fu immediatamente esclusa perché, come accennato sopra, il teste D’Amore riferì, e fu accertato, che l’esame endoscopico in questione non era stato effettuato dal prof. Bottari ma bensì da altro reparto facente capo al prof. Familiari.
Come quinta e sesta ipotesi investigativa, la Mobile vagliò l’attività professionale prestata dal Bottari all’interno della clinica del Sole di Cosenza, e l’eventuale partecipazione a gare d’appalto dell’ucciso, ma entrambe le supposizioni non trovarono alcun fondamento che potesse giustificare il grave delitto in argomento.
Ultima ipotesi percorsa fu quella relativa alla circostanza che l’omicidio del prof. Bottari fosse riconducibile a un messaggio trasversale indirizzato a un terza persona, in considerazione che l’ucciso fosse legato al precedente Rettore dell’epoca, il prof. Guglielmo Stagno D’Alcontres, da un rapporto di parentela, ne era infatti genero, e allo stesso tempo esisteva un saldo vincolo di reciproca stima e amicizia con il Rettore all’epoca in carica, il prof. Diego Cuzzocrea.
L’esistenza di così saldi legami di parentela e di amicizia, non permise agli inquirenti di escludere la possibilità che l’evento omicidiario fosse legato all’ottenimento di impegni, non soddisfatti, da parte di altre persone che rivestivano all’epoca, o rivestirono, ruoli decisionali all’interno dell’ateneo messinese.

Peraltro, tale ipotesi fu ritenuta la più plausibile dai familiari della vittima, così come emergeva dai primi dati investigativi emersi a seguito dall’intercettazione telefonica delle utenze fisse nella disponibilità delle famiglie Bottari – Stagno D’Alcontres.
Vedasi Richiesta di proroga dell’intercettazione telefonica delle utenze della famiglia Bottari del 09/02/1998. “…Omissis…In particolare sull’utenza n.090/391128 del D’Alcontres, alle ore 9.30 del 28.1.98 viene registrata una conversazione tra la. moglie di quest’ultimo, che viene chiamata confidenzialmente Pupa, e una sua parente a nome Giuliana, nel corso della quale le due donne fanno chiaramente capire che l’omicidio del prof. Bottari potrebbe essere stato un avvertimento “ PER COLPIRE PIU IN ALTO “, senza pronunciare alcun nome, ma lasciano intendere entrambe di esserne a conoscenza.
Alle ore 06.28 del 7.02 c.m., dall’utenza posta sotto controllo e installata nell’abitazione dell’ucciso Bottari Matteo, viene composta un’utenza internazionale, alla quale risponde il figlio della signora Alfonsetta, a nome Francesco, figliastro della vittima. Nel corso della conversazione i due ipotizzano che i motivi dell’uccisione del congiunto potrebbero essere ricercati “in alto“, lasciando chiaramente intendere i vertici dell’Università. …Omissis…”
Nonostante ciò, è parere dei poliziotti che tale ipotesi investigativa possa essere stata, unitamente ai contrasti tra il Longo e il Bottari, quella che abbia potuto verosimilmente originare il grave fatto di sangue.
Ma chi era il professore Giuseppe Longo Giuseppe e che ruolo aveva all’interno dell’ateneo messinese?
Per comprendere il profilo professionale e caratteriale del gastroenterologo, si riporta qui di seguito un suo breve curriculum:
- dall’Ottobre 1995 sino al Gennaio 1998, ha rivestito la carica di component del Consiglio di Amministrazione dell’Università;
- nel suesposto periodo, membro della Delegazione Amministrativa del Policlinico Universitario;
- dall’Aprile 1996 fino al 1998, componente del Comitato di indirizzo e di programmazione (C.I.P.), quale membro del C.d.A. eletto dallo stesso Consiglio per ricoprire tale incarico;
- componente del Consiglio di Presidenza della facoltà di Medicina dalla data della sua creazione, il 1993;
- membro del Consiglio di facoltà, quale professore di 2^ fascia;
- aveva incarico di primario della sua Unità Operativa delle malattie del fegato e dell’apparto digerente, alle dipendenze del Dipartimento di Clinica Medica 2^ diretta dal prof. Squadrito, nonostante non fosse docente ordinario (1^ fascia).
Al di là delle cariche rivestite dal Longo all’epoca dell’omicidio, appare più utile rammentare la natura dei suoi rapporti con i vertici universitari e con i suoi colleghi nel periodo 1995/1998.
Dopo l’ultimo periodo del rettorato del Guglielmo Stagno D’Alcontres, durante il quale questi era stato arrestato e poi aveva ripreso il suo incarico, venne stretto un patto tra quest’ultimo e il Cuzzocrea, nel quale il primo avrebbe appoggiato la candidatura del secondo, come poi in effetti avvenne.
Allo stesso tempo, in considerazione di quanto avvenuto, il Segretario Generale del Rettore, il Eugenio Capodicasa, si sarebbe messo a disposizione del Cuzzocrea per favorirlo nel suo intento.
Ai due, si unì Longo che già aveva dei rapporti privilegiati con il Cuzzocrea, il quale, attraverso il CIPUR (il sindacato dei professori di seconda fascia), garantì che tale organo non si sarebbe opposto alla sua elezione ma anzi la avrebbe appoggiata, ed infine il prof. Giacomo Ferraù, decano dell’università .
Tale squadra, con le alleanze tessute, consentì la vittoria e la conseguente nomina a Rettore, del Cuzzocrea, e il Longo, di conseguenza, ebbe tutta una serie di favoritismi.

La vicinanza del Longo al Cuzzocrea fu confermata dalla prof.ssa Toscano nel suo verbale dell’11/05/1998, allorquando, in relazione ai più attivi sostenitori del Rettore, in occasione delle elezioni del 1995, disse: “faceva parte del gruppo di docenti più vicini al Rettore e quindi coinvolti nella gestione dell’Università”.
Quale contropartita, nel 1995, dopo la sua elezione a Rettore, il Cuzzocrea, d’intesa con il Longo, decisero di accorpare in un’unica struttura, presso il Padiglione “A” del Policlinico di Messina, le Unità Operative facenti capo al Longo e al Bottari, dando ad ognuno la direzione dei loro servizi, nonostante il Longo avesse un’attività scientifica insignificante che potesse giustificargli tale incarico (v. dich. davanti all’A.G. di Tomasello Francesco del 09 febbraio 1999).
A tale decisione si era opposto il povero Bottari ma poi, vista la resistenza del Rettore, dovette subire tale decisione.
Nel frattempo i rapporti tra Longo e Cuzzocrea si consolidarono a tal punto che il primo fu comunemente chiamato dai colleghi come “il famiglio”, perché era sempre a casa Cuzzocrea, dove apriva e chiudeva la porta, quasi un servitore (v. dich. davanti all’A.G. di Tomasello Francesco del 09 febbraio 1999).
In virtù di tali rapporti, il Longo, durante le sedute del C. di A. non mancava mai di sottolineare quale era la volontà del Rettore che lui appoggiava pedissequamente.
Anche nelle sedute del Consiglio di facoltà di Medicina, a ogni riunione, egli interveniva manifestando il volere del Cuzzocrea, tanto che poi tale atteggiamento lo fece assurgere a Commissario del Rettore nella Facoltà di Medicina, esautorando di fatto il Tomasello dalle sue funzioni (v. dich. davanti all’A.G. di Tomasello Francesco del 09 febbraio 1999).
Continua
