Fano, Madonna dei Martinozzi: un progetto concreto di restauro e una nuova pista sull’autore

La disponibilità annunciata da Crédit Agricole a sostenere il restauro della Madonna dei Martinozzi rappresenta una notizia importante per Fano. Dopo il drammatico cedimento della statua, l’istituto proprietario dell’opera ha raccolto l’appello di EveryOne Group, dichiarandosi pronto a finanziare il recupero e a confrontarsi con il Comune e con la Fondazione Carifano sulla sua futura collocazione.

A Crédit Agricole va dunque un sincero ringraziamento. La risposta conferma una vocazione culturale consolidata e apprezzata da molti anni: tutelare un’opera così profondamente legata alla storia cittadina significa assumersi una responsabilità che supera la semplice proprietà materiale e riguarda la memoria dell’intera comunità.

La Madonna col Bambino fu commissionata nel 1579 dal patrizio Pietro Martinozzi e collocata sotto il loggiato dell’antico Palazzo del Podestà, prima di essere trasferita, nel 1849, sotto il voltone malatestiano. L’autore è indicato dalla tradizione storiografica come Lodovico da Urbino, maestro del quale ancora oggi si conosce ben poco.

Il suo nome non compare soltanto nel volume di Cesare Selvelli, Fano e Senigallia, pubblicato nel 1931, dove la Madonna è ricordata a pagina 56. Una testimonianza molto precedente si trova nel saggio di Antonino Bertolotti, Artisti urbinati in Roma prima del secolo XVIII, del 1881. Bertolotti trascrive infatti un pagamento della tesoreria fanese del 1559 a «M. Lodovico da Urbino» e a «M. Gio. Paolo Scarpellino» per la realizzazione di due stemmi in pietra, uno pontificio e l’altro della Comunità di Fano.

«Il documento non riguarda direttamente la Madonna, ma è prezioso», spiega Malini, «perché dimostra che un maestro Lodovico proveniente da Urbino lavorava a Fano già vent’anni prima della commissione Martinozzi. La coincidenza del nome, della provenienza, dell’attività scultorea e del luogo rende ragionevole ipotizzare che si tratti dello stesso artefice.

L’opera è di qualità elevata. La figura allungata della Vergine, il panneggio disposto in pieghe ampie e morbide, il rapporto affettuoso ma composto con il Bambino e l’eleganza manieristica della posa rimandano alla cultura plastica urbinate del secondo Cinquecento. Anche l’inserimento entro una nicchia architettonica classicheggiante è coerente con il gusto dell’ambiente roveresco».

«Il riferimento più immediato è alla scuola di Federico Brandani», prosegue il co-presidente di EveryOne Group, «protagonista della scultura e dello stucco nelle Marche del pieno Cinquecento. Brandani lavorò anche nel territorio fanese, decorando alcune sale del Palazzo ducale di Montebello. Dalla sua scuola uscirono artisti come Marcello Sparzi e Fabio Viviani.

Brandani morì a Urbino nel 1575, quattro anni prima dell’esecuzione della Madonna dei Martinozzi. È a mio avviso proponibile l’ipotesi che Lodovico da Urbino appartenesse a sua volta alla cerchia del maestro, a quell’ambiente di plasticatori che continuò a diffonderne i modelli. La Madonna potrebbe così rappresentare una rara testimonianza della persistenza del linguaggio brandanesco a Fano dopo la morte di Brandani».

La riflessione contribuisce a delineare la figura, ancora poco nota alla storiografia artistica, del maestro urbinate che realizzò la Madonna fanese. Proprio il restauro, accompagnato da analisi dei materiali, osservazioni ravvicinate e nuove ricerche d’archivio, potrà restituire non soltanto l’integrità fisica della scultura, ma anche elementi decisivi per comprenderne meglio la storia e l’autore.

Salvare la Madonna dei Martinozzi significa dunque riportare alla luce anche la figura quasi dimenticata di Lodovico da Urbino.