Giallo d’estate: L’omicidio del prof Matteo Bottari. Il futuro del Sistema Messina può cambiare il passato? (quarta puntata)

Il 1998 per la città di Messina fu l’anno dell’omicidio del professore Matteo Bottari, ma anche quello della venuta della Commissione parlamentare antimafia e dell’inizio di una guerra nel Palazzo dell’ateneo e in quello di fronte del Tribunale. Una lunga stagione tra i veleni, tra le faide, i sospetti, i capovolgimenti di fronte. Forse è stato l’anno più difficile della giustizia messinese, con magistrati trasferiti, una tempesta di polemiche e tantissime lettere anonime. Ma si può cambiare il passato? C’è sempre un momento in cui tutti, guardandoci alle spalle, abbiamo provato un rimorso o un rimpianto.

C’è una logica, una regola, in tutto questo andirivieni, in tutto questo smarrirsi e dislocarsi? Ci sono schemi, come in tutte le malattie ci sono schemi che si ripetono, fattori scatenanti. A esempio, nel nostro giallo, gli investigatori della Mobile dovettero subire, a loro insaputa, quelle che poi furono scoperte essere vere e proprie attività di depistaggio.

Accadde che, in quel frangente, personale della DIGOS identificò e procedette all’interrogatorio di tale Adriana Laganà – tenete bene in mente questo nome che tornerà nel prosieguo delle indagini -, capo sala presso il Policlinico Universitario, la quale fornì, dopo aver fatto le lodi della vittima, un interessante spunto investigativo, in quanto dichiarò di aver appreso nell’ambiente del Policlinico che il Bottari intratteneva una relazione extraconiugale con una donna, dipendente di una ditta operativa presso il Policlinico di Messina, a nome SITEL, cioè della società che fornisce i farmaci alla farmacia centrale del nosocomio, che aveva una relazione di parentela con un pericoloso boss del siracusano.

Stante le importanti dichiarazioni della donna, Gaetano Bonaccorso, decise di porre immediatamente sotto intercettazione il telefono di casa della donna, al fine verificare la reale natura del canale informativo avuto dalla medesima nell’apprendimento delle notizie riferite.

La dedizione alle indagini sull’omicidio del prof. Matteo Bottari da parte degli investigatori della Mobile fu massima, tanto che, ogni giorno, passavano al setaccio le attività operative svolte anche dagli altri organi di Polizia, Guardia di Finanza e Carabinieri, nei rendiconto giornalieri da loro consegnati in Questura ogni mattina, come d’uso.

Dall’esame di uno di questi emerse che personale dell’Arma, il giorno dopo l’omicidio, il 16 Gennaio 1998, sempre a Messina in Via Pola, nei pressi della pizzeria Optimus, poco distante dagli imbarcaderi privati, aveva rinvenuto e sequestrato una Fiat Uno 45 tg.ME 360321 di colore carta da zucchero (cioé scuro come indicato dal teste M.G.) di provenienza furtiva, che fu poi consegnata, bisogna dire con molta superficialità, dagli stessi militari al legittimo proprietario, a nome Gaetano Gugliotta.

Infatti, tale prematura consegna non permise all’epoca una positiva rilevazione di impronte digitali, dato l’alto numero di persone che avevano toccato l’auto (i militari che l’avevano rinvenuta, il personale del carro attrezzi, il proprietario dell’auto…), né la possibile attribuzione ai ladri di oggetti o cose rinvenute all’interno.

Un grave errore investigativo

Nonostante ciò, giustamente, Bonaccorso, appresa la notizia del rinvenimento dell’auto, decise di sottoporre nuovamente a sequestro l’auto, nonché procedere all’interrogatorio del proprietario dell’autovettura, il quale, nella circostanza, dichiarò che l’autovettura gli era stata asportata, tra le ore 10.15 del 16 e le ore 06.15 del 17 Novembre 1997, in questa Via Giolitti angolo Via Salandra.

Il ritrovamento della Fiat Uno rivestì carattere di fondamentale importanza in quanto, i ragazzi della Mobile accertarono che proprio la sera del 15.01.1998, intorno alle ore 21.30, il marito della proprietaria della pizzeria Optimus, esercizio commerciale adiacente al luogo ove l’auto fu abbandonata, mentre si trovava nella cucina di detto esercizio commerciale, udì distintamente la frenata brusca di una auto e, dopo il trascorrere di alcuni secondi, la partenza di un’altra autovettura a forte velocità udendo al contempo il rumore provocato dalla chiusura violenta di due sportelli.

Inoltre, dall’interrogatorio di due artigiani di Via Pola, appresero che la presenza dell’auto rubata e conseguentemente il suo abbandono, era certamente collocabile nell’arco orario compreso tra le ore 20.15 del 15 gennaio e le ore 05.30 del successivo 16.01.98.

Pertanto, vista la descrizione dell’autovettura e della direzione di fuga dei killers fornita dal teste M.G., apparve loro verosimile che l’autovettura in questione fosse stata in qualche modo utilizzata per la consumazione dell’omicidio del prof. Bottari.

In considerazione di quanto appreso e considerata la vicinanza tra il luogo di rinvenimento dell’auto e l’imbarcadero delle compagnie private, il capo della Mobile Bocca richiese a due ispettori Salvatore Zanghì e Nino Rappazzo di recarsi presso gli uffici della Tourist Ferry Boat, al fine di verificare se il loro impianto di videosorveglianza avesse registrato qualcosa di anomalo la sera del 15/01/1998, negli istanti successivi all’esecuzione dell’omicidio de qua.

Purtroppo la loro visita alla Tourist Ferry Boat non ebbe l’esito sperato perché le telecamere, poste in cima ai pali di illuminazione del torpedone di ingresso e di imbarco, avevano all’epoca una scarsa risoluzione di immagine, tanto da non essere in grado di inquadrare nel dettaglio le targhe delle auto in transito,  né alcunché di strano fu notato dalla visione della relativa videocassetta.

Nel frattempo, spulciando nella vita privata del professore Bottari, cominciarono a spuntare donne che, in tempi diversi, avevano avuto con la vittima particolari legami ma che, comunque, non fornirono spunti investigativi degni di nota, né sulla natura e sui luoghi dei loro incontri, né in riferimento a eventuali nemici della vittima.

Alla luce di quanto fino a quel momento acquisito, la mattina del 19 Gennaio 1998, i due Dirigenti della Mobile si presentarono al Pubblico Ministero incaricato delle indagini, Carmelo Marino, depositando una richiesta di intercettazione telefonica delle due utenze fisse di pertinenza della vittima, e cioè il telefono dell’abitazione del Bottari e del suocero, nonché del telefono dell’abitazione della Laganà Adriana, motivandola con le seguenti frasi: “…è parere di questo Ufficio che l’ambiente familiare del Bottari Matteo, forse per pudore o per il timore che si possa “infangare” la sua memoria, non abbiano riferito compiutamente sulla vita privata della vittima o delle sue relazioni nell’ambiente professionale, e che la Laganà Adriana sia a conoscenza di ulteriori particolari non riferiti a questo Ufficio che potrebbero consentire uno sviluppo positivo delle indagini”.

Inoltre, richiesero l’autorizzazione all’acquisizione dei tabulati relativi al cellulare Omnitel, in uso al defunto Bottari Matteo, per il periodo 01.01.1998 al 15.01.1998.

Contemporaneamente all’avvio delle prime intercettazioni telefoniche, il pubblico ministero Carmelo Marino, che conosceva personalmente il prof. Emanuele Scribano, amico di lunga data della vittima, decise di procedere egli stesso all’interrogatorio del docente universitario, perché pensava, a ragione, che il teste era stato omertoso nelle sue dichiarazioni rese a personale della Mobile.

Infatti, di ben diverso tenore fu l’interrogatorio reso in Procura, il 18/01/1998, dopo soli due giorni dal precedente reso nei nostri uffici, durante il quale il prof. Scribano, forse per la confidenza con il Magistrato, si lasciò andare a più utili dichiarazioni, allorquando riferì:

…Omissis…Il prof. Scribano risponde: “Effettivamente, dati i rapporti confidenziali che vi erano con il prof. Bottari, ebbi a sapere dal medesimo, ma anche dall’ambiente universitario nel quale io da tempo opero, che effettivamente era intenzione dell’Azienda del Policlinico destinare una parte del padiglione credo “A” a due unità operative una di Endoscopia, diretta dal prof. Bottari e di Epatologia o Gastoenterologia diretta dal prof. Longo, contigue l’una a l’altra in quanto discipline complementari e quindi funzionali alla diagnosi di determinate patologie. So che tale progetto stava a cuore al Rettore prof. Cuzzocrea Diego che aveva manifestato questo suo intendimento in diversi ambienti ed a più riprese. Detto progetto non avrebbe dovuto, in teoria, creare un conflitto tra i due responsabili delle unità perché le stesse erano autonome nel senso che funzionavano con impianti e servizi propri senza interferenze l’uno con l’altro. Tuttavia mi risulta per avermelo detto il prof. Bottari che tra le due persone vi era una sorta di incompatibilità dovuta ad una diversità di carattere e di modi di agire, nel senso che il prof. Bottari, pur avendo una forte personalità, sembrava essere nei modi più accondiscendente e garbato, mentre l’altro era più spigoloso e quindi più intollerante. Ciò poteva, astrattamente, provocare delle incomprensioni ma non un vero e proprio conflitto perché gli obbiettivi dei due responsabili erano diversi. Il prof. Giuseppe Longo si è sempre interessato di Epatologia in Clinica Medica ed è persona  vicina all’attuale Rettore . Mi risulta tuttavia che il prof. Longo, ancora componente del Consiglio di Amministrazione che dovrà essere rinnovato fra qualche giorno, non si ripresenterà come candidato alle prossime elezioni fissato per il 26 del c.m. .

…Omissis…

Oltre quanto sopra, il docente confermò che la vittima aveva avuto diverse relazioni amorose e che lo stesso Bottari aveva allora in uso un piccolo immobile a tale scopo.

La testimonianza dello Scribano fu determinante, perché fece capire al magistrato che l’unico motivo di reale contrasto del Bottari era con l’altro docente, il prof. Longo, con il quale doveva dividere alcuni locali che erano stati assegnati alle loro Unità Operative.

Tale decisione risaliva al 1995, allorquando, il Rettore, al momento della sua elezione, aveva deciso che il padiglione “A” del Policlinico, ex Pediatria, una volta ristrutturato, sarebbe stato destinato ad accogliere l’Unità Operativa delle malattie del fegato e dell’apparato digerente, diretta dal prof. Longo Giuseppe, il Servizio di Chirurgia endoscopica, diretto dal prof. Matteo Bottari, e il laboratorio di Biologia molecolare, diretto dal prof. Giovanni Raimondo.

Questa coabitazione, a dire dello Scribano, era stata mal digerita dal Bottari che aveva un carattere incompatibile con quello del Longo.

In considerazione delle dichiarazioni del teste D’Amore e dello Scribano, che individuano nei rapporti con il prof. Longo l’unico motivo di doglianza dell’ucciso, che lo stesso gastroenterologo aveva una relazione amorosa proprio con la Laganà Adriana di cui sopra, Bonaccorso dette l’incarico ai suoi collaboratori di approfondire la figura del Longo Giuseppe, al fine di sondarne la personalità e i suoi interessi.

Da un controllo in banche dati emerse immediatamente che il Longo, oltre a essere un patito dell’attività venatoria, possedendo diversi fucili da caccia, era titolare di un porto d’armi.

Inoltre, gli investigatori appurarono che il medesimo aveva subito, in passato, un sequestro di persona e che era stata denunziato per oltraggio e resistenza a P.U..

Infatti, circa sette anni prima, in data 22.02.1991, il Longo fu sequestrato da tre individui armati e mascherati, mentre si trovava all’interno della sua azienda agricola sita in contrada Buccì di Bruzzano Zeffirio (RC).

Dopo qualche giorno, in modo alquanto “rocambolesco”, il Longo, a suo dire, riuscì a liberarsi dalle catene che lo trattenevano, guadagnando la libertà, nonostante fosse legato al collo e a un piede.

Tale fatto suscitò negli inquirenti non poche perplessità, datosi che la prigione utilizzata dai sequestratori era peraltro la stessa nella quale era stato tenuto in cattività per circa 18 mesi il giovane Cesare Casella, e che casi di sequestrati sfuggiti alla segregazione erano pressoché inesistenti .

Una volta apprese tali circostanze, l’Isp. Zanghì, da abile ed esperto sbirro quale era, decise di richiedere immediatamente gli atti relativi alla denunzia del Longo all’ufficio di Polizia che lo aveva denunziato.

Appresero così che alcuni mesi dopo il sequestro di persona, nel corso di un posto di blocco della Polizia di Stato, appositamente predisposto, furono fermati e controllati numerosi pregiudicati siciliani e calabresi, di notevole caratura criminale, i quali erano stati a una riunione conviviale organizzata proprio dal prof. Giuseppe Longo e tenuta all’interno di una stanza appartata presso il ristorante sito nella via D. Salvatore del comune di Bianco (RC), di cui era proprietario tale Sergi Stefano.

Al convivio organizzato del Longo Giuseppe presero parte, pregiudicati calabresi, nonché pluripregiudicati barcellonesi tra cui proprio l’allora boss della mafia del Longano, Giuseppe Gullotti.

Va sottolineato che i pregiudicati barcellonesi presenti al convivio furono tutti indagati in seno al procedimento penale c.d. “Mare Nostrum” perché imputati di Associazione per delinquere di stampo mafioso e altro. Le circostanze di tale episodio saranno dettagliatamente analizzate in seguito, quando si analizzeranno i rapporti del gastroenterologo messinese con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata.

Alla luce della notizia sopra cennata, l’Isp. Zanghì fece un balzo sulla poltrona e disse: “Morto sono! Ma guarda tu stu sciccazzo con chi andava in giro!”.

Provate poi a immaginarvi la faccia di. Bonaccorso e di Bocca e degli altri investigatori allorquando appresero che un insospettabile docente universitario andava a “passeggio” con il boss di Cosa Nostra barcellonese e che aveva organizzato un “riservato” convivio con criminali di tale spessore.

La predetta circostanza, oltre a confermare una precedente supposizione investigativa, circa i collegamenti tra la cosca mafiosa barcellonese e la “’ndrangheta” calabrese, faceva emergere l’insospettabile collegamento di un professionista come il Longo Giuseppe con gli appartenenti a tali realtà criminali che, alla luce di quanto espresso sino ad allora, apparve ai detective non priva di significato.

E infatti, già il 23 Gennaio 1998, la Mobile presentò una richiesta di intercettazione telefonica dell’utenza fissa della casa di Via G. Bruno in Messina e del cellulare del prof. Longo, al fine di verificare ancor di più i rapporti tra la vittima ed il gastroenterologo messinese.

La scelta della Mobile di approfondire la pista investigativa che conduceva al prof. Longo fosse adeguatamente motivata e che qualunque altro organo investigativo, anche un non addetto ai lavori, avendo tra le mani le dichiarazioni dei testi e ciò che era emerso da pregresse attività di polizia, avrebbe deciso, come noi, di indagare sul medico messinese.

Questa affermazione viene menzionata dagli scriventi perché la Mobile fu tacciata di avere avuto dei pregiudizi sulla persona del gastroenterologo ma, riteniamo che la decisione di perseguire tale pista investigativa fu presa a ragione e in assoluta onestà intellettuale, anche perché nessuno della dirigenza o del suo personale aveva avuto mai a che fare con lo stesso Longo.

Fra l’altro, ulteriori episodi che videro protagonista sempre il Longo, nel prosieguo delle indagini, avvalorarono ancor di più tale decisione.

 

Continua…