Pannoloni, lavaggio degli indumenti personali, farmaci non mutuabili, accompagnamento alle visite specialistiche: sono solo alcune delle voci che nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) italiane vengono addebitate agli ospiti non autosufficienti al di là della retta mensile già di per sé molto onerosa. A denunciarlo è La Stampa, che ha acceso i riflettori su un fenomeno diffuso e poco regolamentato, che colpisce le famiglie proprio nella fase più fragile della vita dei loro cari.
Il quadro è quello di una diffusa mancanza di trasparenza: non esiste una definizione uniforme e vincolante di ciò che deve essere compreso nella tariffa ordinaria e ciò che invece può essere fatturato separatamente. In generale, la retta di base copre vitto, alloggio, assistenza di base, pulizia degli ambienti e una quota dell’assistenza sociosanitaria. Ma molto spesso restano esclusi — e vengono addebitati in aggiunta — pannoloni, prodotti per l’incontinenza, lavanderia dei capi personali, farmaci non erogati dal Servizio Sanitario Nazionale, trasporti, ausili e altri servizi che molti utenti e familiari considererebbero parte integrante dell’assistenza.
Gli importi extra, tutt’altro che trascurabili, possono arrivare a sommarsi per diverse centinaia di euro al mese a rette già molto elevate: nel 2025-2026 le rette mensili per una RSA oscillano in media tra 1.800 e 4.500 euro a seconda del livello di assistenza richiesto, della regione e della natura della struttura (pubblica, convenzionata o privata). Nelle regioni del Nord i prezzi tendono ad essere più alti; al Sud la minore disponibilità di posti convenzionati spinge spesso le famiglie verso il mercato privato.
La quota sanitaria della retta — circa il 50% — è teoricamente a carico del Servizio Sanitario Regionale tramite le ASL; la quota alberghiera e sociale ricade invece sull’ospite o sulla famiglia, con compartecipazione calcolata in base all’ISEE socio-sanitario. Ma quando ai costi già consistenti si aggiungono gli “extra”, il peso economico complessivo diventa spesso insostenibile, soprattutto per chi ha una pensione modesta.
Il nodo della trasparenza è cruciale: le famiglie si trovano spesso a sottoscrivere contratti con strutture che non chiariscono in anticipo e in modo dettagliato quali servizi siano inclusi e quali no. Una corretta informazione precontrattuale, oltre che una regolamentazione nazionale uniforme su cosa debba essere ricompreso nella retta standard, rappresenterebbero un passo indispensabile a tutela degli utenti più vulnerabili e dei loro familiari.
