Emilio Fragale: Ho la certezza di un momento storico determinante per la Trinacria proprio grazie a Cateno De Luca

Preg.mo Direttore,
caro Roberto,
no no … non coltivo sogni o quanto meno non coltivo “manifestazioni oniriche”.
Non sono neppure fiducioso.
Ho certezze.
Ho certezza di un momento storico determinante per la Trinacria proprio grazie a De Luca.
Francamente non so se il percorso di Cateno De Luca sia stato più o meno improvvisato. So solo che ha via via dimostrato di avere messo a fuoco ciò che in figure fulgide del pensiero politico era stato intuito, preconizzato, indicato. In primis da Don Luigi Sturzo. Anche mettere a fuoco e’ forse errato. Ha forgiato con il fuoco di una esperienza sul campo la dimensione responsabile del governo di città, di città in città sempre più grandi e più complesse. Che cosa significa Sindaco di Sicilia? Immaginare che la Regione sia una città? No. Significa, nell’interpretare in maniera autentica un viatico di autonomia, autarchia, autogoverno – nella lettura più saggia ed intransigente di uno Statuto mai veramente attuato – dare centralità alle persone invocando quella sussidiarietà necessaria e sufficiente per abbracciare il destino delle comunità. Destino che i Sindaci conoscono, riconoscono. Questo potrebbe essere declinato in ogni dove ma in Sicilia, sta Sicilia bedda, che può vivere di bellezza, assume un significato ancora più denso, ancora più pregno.
Perché? Perché è ancora valido quanto sostenuto da Friedrich Engels “In tutta la storia della razza umana nessuna terra e nessun popolo hanno sofferto in modo altrettanto terribile per la schiavitù, le conquiste e le oppressioni straniere, e nessuno ha lottato in modo tanto indomabile per la propria emancipazione come la Sicilia e i siciliani. Quasi dal tempo in cui Polifemo passeggiava intorno all’Etna, o in cui Cerere insegnava ai siculi la coltivazione del grano, fino ai giorni nostri, la Sicilia è stata il teatro di invasioni e guerre continue, e di intrepida resistenza. I siciliani sono un miscuglio di quasi tutte le razze del sud e del nord; prima dei sicani aborigeni con fenici, cartaginesi, greci, e schiavi di ogni parte del mondo, importati nell’isola per via di traffici o di guerre; e poi di arabi, normanni, e italiani. I siciliani, durante tutte queste trasformazioni e modificazioni, hanno lottato, e continuano a lottare, per la loro libertà.” Come vede Direttore cito non solo un filosofo ma il filosofo più astrattamente distante dal mio essere democristiano. Democristiano ma non inciucista e consociativista. Ecco una Sicilia liberata nè da stranieri sbarcati né da indigeni imbarcati. Libera e liberata da siciliani che stretti attorno ai loro Sindaci non solo respingono ogni paternale e paternalistica influenza romanocentrica ma che sapranno rivendicare e dimostrare che “Nessuna isola erge sull’orizzonte della nostra civiltà una fronte più radiosa della Sicilia”.
No, no direttore ho certezza di un momento storico che pur nel rispetto delle prerogative non ha certo bisogno di forma alcuna di supplenza meno che mai per via giudiziaria. Ha bisogno, invece, di “P”olitica quella che rifiuta una mafia dentro:
«Ma la mafia, era, ed è altra cosa: un «sistema» che in Sicilia contiene e muove interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel «vuoto» dello Stato (cioè quando lo Stato con le sue leggi e funzioni, è debole e manca) ma «dentro» lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta». (Leonardo Sciascia)
Emilio Fragale
In marcia verso Palermo. La visione di Cateno De Luca cambia le regole della politica siciliana – imgpress https://share.google/wV5AFv7UlfTAi5GEf