Nei giorni scorsi la Commissione Ue ha diffuso l’edizione 2026 (dati 2025) dell’EU Justice Scoreboard, che fotografa una giustizia italiana che ha intrapreso un percorso di miglioramento, mostra progressi ma permane un divario rispetto ai sistemi più efficienti dell’Unione:
– Tempi processuali con ritardi cronici ed elevato tempo medio
– Costi elevati e barriere economiche per l’accesso alla giustizia.
– Investimenti limitati e divario europeo.
– Digitalizzazione con progressi parziali e alcuni margini di miglioramento.
Porpo oggi, invece, l’Istat pubblica un’analisi del movimento dei procedimenti giudiziari sia in ambito civile che penale, facendo riferimento agli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).
Tutti gli obiettivi mostrano un miglioramento nel periodo 2019-2025: numeri che prima erano drammatici oggi sono meno drammatici. Per esempio, un procedimento civile, dopo tutti i gradi possibili (Tribunale, Corte di appello e Corte di Cassazione) dura meno di 1.507 giorni più di 4 anni), con un calo del 40% rispetto ai 2.512 giorni (quasi 7 anni) necessari, in media, nel 2019.
E’ di ieri la notizia che il generale libico Almasri, ex comandante del carcere di Mitiga, è stato condannato a più di 7 anni di carcere per aver ivi praticato la tortura. Questo generale, che un anno e mezzo fa girava per l’Europa (sembra per le sue passioni calcistiche), arrivato in Italia, nonostante un mandato di cattura emesso dalla Corte Penale internazionale con l’accusa di crimini contro l’umanità e crimini di guerra (tra cui omicidio, tortura e violenza sessuale), invece di essere arrestato e spedito a l’Aja, il governo italiano lo rimandò, come persona libera, nel suo paese con un aereo di Stato.
Questo è solo uno degli ultimi ed eclatanti episodi di come funziona la giustizia italiana, Quella che in questi giorni ha confermato, tramite i decisori politici, di non essere interessata a istituire una Giornata nazionale in memoria delle vittime di errori giudiziari che, da più parti, si chiede sia il 17 giugno, in ricordo di quando nel 1983 fu arrestato Enzo Tortora.
Potremmo scrivere fiumi di parole e raccontare altrettanti fiumi di fatti. Noti e meno noti, ma tutti con una caratteristica, mai compresi a pieno dai cittadini se non quando, essi stessi, non incappano, foss’anche per un ricorso contro una multa stradale o una lite condominiale, nella spirale della giustizia. e, di conseguenza, tendono a considerare questa giustizia come “casualità”.
Vincenzo Donvito Maxia
Presidente ADUC
