IL VANGELO SECONDO ANDREA FILLORAMO: UN’ALTRA CHIESA NELLA LOCRIDE

di Andrea Filloramo 

Non è facile il compito assegnato dal Papa a Mons. Cesare Di Pietro, nuovo vescovo della Diocesi di Locri-Gerace. Egli, infatti, si troverà davanti a una delle sfide pastorali e sociali più complesse del Mezzogiorno italiano.  

Da considerare che la Locride è da decenni una terra fragile. Molti giovani continuano, infatti, a lasciare il territorio in cerca di lavoro e opportunità, impoverendo notevolmente il tessuto sociale e umano delle comunità parrocchiali.  

Per il nuovo presule questo comporterà una difficoltà concreta: mantenere attive le parrocchie sempre più piccole spesso prive  di partecipazione attiva. La Chiesa locale dovrà quindi ripensare il proprio ruolo, passando da una struttura tradizionale a una presenza più vicina ai bisogni quotidiani delle persone. 

Uno dei nodi più delicati sarà, però, inevitabilmente il rapporto con la criminalità organizzata.  

La Locride resta uno dei territori simbolo della presenza della ’Ndrangheta, un fenomeno che storicamente ha inciso anche sulla vita sociale e culturale delle comunità. La sua pericolosità è considerata molto alta sia dalle forze dell’ordine sia dagli studiosi delle mafie.  

La Locride è storicamente uno dei principali territori d’origine e di radicamento delle cosche più influenti, come quelle di San Luca, Platì, Siderno e Locri, che non sono solo roccaforti territoriali, ma snodi di un’organizzazione criminale tentacolare con ramificazioni internazionali. 

Va anche detto che la Locride, però, non coincide con la mafia: negli anni sono nate molte associazioni antimafia, cooperative e movimenti civili che lavorano per la legalità, spesso in condizioni difficili.

Negli ultimi decenni alcuni vescovi calabresi hanno assunto posizioni molto nette contro le mafie, denunciando connivenze, silenzi e forme di controllo sociale esercitate dai clan. Il nuovo vescovo dovrà decidere se proseguire con una linea di forte esposizione pubblica, oppure privilegiare una strategia più prudente e pastorale. In entrambi i casi, il rischio sarà quello di trovarsi al centro di immancabili tensioni e pressioni. 

Un’altra questione cruciale riguarda la credibilità stessa della Chiesa.  

Anche nella Locride si avverte il calo della fiducia verso le istituzioni religiose, aggravato dalla diminuzione della pratica religiosa e dalla crescente distanza tra giovani e mondo ecclesiale. Le vocazioni sacerdotali sono in forte diminuzione e molte parrocchie sopravvivono grazie all’impegno di pochi sacerdoti anziani. Per il nuovo vescovo sarà fondamentale trovare linguaggi nuovi e forme di partecipazione più aperte, capaci di coinvolgere le nuove generazioni senza rinunciare all’identità della tradizione cattolica. 

Ci sarà poi il tema dell’emergenza sociale. Povertà, precarietà lavorativa e carenza di servizi pubblici rendono il territorio particolarmente vulnerabile.  

In molte aree la Chiesa è rimasta uno degli ultimi punti di riferimento concreti per le famiglie. Questo significa che il vescovo non sarà soltanto una guida spirituale, ma anche una figura chiamata a intervenire nel dibattito pubblico su sanità, istruzione, lavoro ed emigrazione. La sua autorevolezza dipenderà anche dalla capacità di costruire reti con associazioni, scuole e istituzioni civili. 

Infine, il nuovo pastore della diocesi dovrà affrontare una sfida interna alla Chiesa stessa: tenere insieme sensibilità diverse. Da un lato vi sono gruppi legati a una religiosità popolare molto radicata; dall’altro emerge una richiesta di rinnovamento pastorale ispirata alle aperture di Papa Francesco.  

Mediare tra tradizione e innovazione richiederà equilibrio, autorevolezza e capacità di ascolto. 

Il futuro della diocesi di Locri-Gerace dipenderà molto dalla capacità del nuovo vescovo di interpretare un ruolo che oggi non può più limitarsi alla sola amministrazione ecclesiastica. Servirà una guida capace di parlare ai credenti ma anche ai tanti cittadini disillusi, in una terra dove la Chiesa continua a essere uno dei principali punti di riferimento collettivi.