Carola Baudo è Scrittrice, Editor e Copywriter. Ha iniziato da giovanissima a scrivere per alcuni blog letterari e nel 2023 ha esordito con il romanzo Zaira, per Jolly Roger Edizioni. Il suo racconto Storia di una vita, risultato il migliore del corso di scrittura narrativa tenuto da Valeria Viganò, è stato pubblicato su La Rivista Intelligente. Altri suoi racconti sono stati pubblicati per Affiori Edizioni. Dal 2012, parla di libri e scrittura sul canale IG @arslibrorum, grazie al quale ha allacciato numerose collaborazioni.
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Vanilla
Da quattro anni e mezzo Javadd, giovane cantante anglopakistano di una famosissima boyband, vive intrappolato nel vortice scintillante e spietato della fama. Tour mondiali, album da registrare, interviste e set fotografici si susseguono senza tregua, fino a fargli perdere il controllo della propria vita. Inizia a soffrire di attacchi di ansia e panico; mangia a fatica, dorme poco, e il rapporto con il manager si logora sempre di più: la paura di deludere tutti lo paralizza, è come se fosse salito su una giostra che non si ferma mai. Ma proprio nel momento più buio, Javadd incontra Camille, una giovane costumista dal profumo di vaniglia e dallo sguardo diretto, capace di vedere oltre l’immagine costruita della star. Fin dal primo incontro qualcosa cambia: accanto a lei il cantante ritrova lentamente il coraggio di scrivere, di raccontarsi, di immaginare un futuro che non sia solo quello imposto dall’industria musicale. Con lei riscopre cosa significa essere ascoltato davvero, e soprattutto cosa significa voler essere se stesso. Per Javadd arriva così il momento più importante della sua vita: continuare a vivere la strada che altri hanno tracciato per lui, o trovare finalmente la forza di inseguire la propria verità, anche a costo di perdere tutto.

Carola, nell’epoca dell’immagine e della vanità, resto dell’idea che le parole siano l’unico strumento attraverso cui agire nel mondo e che possono sempre essere fonte di meraviglia. E il romanzo Vanilla certifica che Javadd e Camille hanno – passami il termine – una vera e propria relazione amorosa con le parole… Come è nata questa narrazione? E soprattutto, perché hai scelto questa trama?
Vanilla è nato dall’amore per la scrittura e per la musica, due forme d’arte che vanno a braccetto, strettamente interconnesse l’una con l’altra. Javadd si sente davvero libero di essere sé stesso quando scrive canzoni e Camille arriva in un momento della sua vita in cui lui è bloccato in un limbo grigio. Lei riporterà colori e speranza.
L’orologio del destino scocca, la ricerca della celebrità come un demone: per non cadere in tentazione l’unico modo che conosco per fare i conti con lo star system è ignorarlo. Che ne pensi?
Non so se sia possibile ignorarlo se ci sei dentro fino al collo come Javadd. Lui è una star internazionale, viaggia da una parte all’altra del mondo, è su una giostra che gira di continuo. Una volta che si sale, è difficile scendere.

Da dove nasce questo interesse per chi soffre la paura di deludere qualcuno, paralizzato dall’ansia? Diciamo che ognuno può riconoscersi: ciascuno di noi si è sentito in qualche momento svantaggiato, ha dovuto lottare e ha cicatrici di traumi e dolori passati… Javadd racchiude la fragilità dei giovani, ma non solo: vive intrappolato nel vortice scintillante e spietato della fama. Tour mondiali, album da registrare, interviste e set fotografici si susseguono senza tregua, fino a fargli perdere il controllo della propria vita. Domanda inevitabile: com’è ritrovarsi a essere maître à penser di una generazione? Ma soprattutto: i giovani hanno ancora bisogno che qualcuno li prenda per mano per emergere?
L’ansia e gli attacchi di panico sono molto più diffusi di quanto si pensa, e non sono ascrivibili soltanto alla generazione di giovani attuali ma anche agli adulti. Ciò che siamo oggi è il risultato del nostro bagaglio personale di esperienze e certe possono metterti a dura prova. Lavoro a stretto contatto con i giovani e penso che abbiano bisogno di identificarsi in qualcosa, un ideale, un progetto, un’ambizione e che abbiano soprattutto bisogno di fiducia. Ecco, la fiducia è fondamentale, poi hanno tutte le carte in regola per emergere da soli.
Come nascono le storie che scrivi: licenza poetica o esperienze personali?
Direi una combinazione di entrambe le cose. Cerco di scrivere sempre di ciò che conosco, affinché la storia sia il più reale possibile.

Poveri ragazzi, li tiriamo sempre in ballo quando vogliamo alludere a una fase sgangherata della nostra vita in cui ci par d’essere in balia di impulsi poco riguardosi delle responsabilità. Eppure, ci son parecchie cose che potrebbero insegnarci a non perdere, pur nel procedere della vita adulta. Per esempio, i desideri… Non a caso, proprio nel momento più buio, Javadd incontra Camille, una giovane costumista dal profumo di vaniglia e dallo sguardo diretto, capace di vedere oltre l’immagine costruita della star. È la scrittrice o Carola a credere nei colpi di fulmine sentimentali come l’ultima ancora di salvezza?
L’amore è un tema che mi piace raccontare, in tutte le sue sfumature e nella sua più ampia accezione. Anche l’amore per la scrittura è una delle poche cose, se non l’unica, che tiene in vita Javadd e Camille arriva a ricordargli chi è sempre stato. Perciò sì, l’amore è una salvezza.

Le pagine del tuo racconto mi hanno fatto riflettere e, al tempo stesso, emozionato: ho apprezzato la svolta che hai donato al protagonista: la leggerezza, la capacità di lasciare andare il passato e rinascere. Specialmente adesso, in un momento in cui tutto intorno a noi sta diventando intenso e caotico… Il mio desiderio è potermi alzare la mattina e avere come unica preoccupazione scrivere o uscire in barca: la trovo una vita seduttiva.
In effetti lo è, seducente. Svegliarsi e lavorare facendo ciò che più si ama. Nel caos di tutti i giorni, a volte è necessario disinnescare e ritrovarsi.

Il bello di essere sottovalutati: rileggendoti ora, qual è la cosa che ti ha stupito di più?
La mia testa dura. Ci sono sempre tante persone pronte a sminuire il tuo lavoro, a minimizzarlo. Per me la scrittura non è un hobby o una cosa che faccio quando ho tempo. Tutt’altro, è una costante, un imperativo, senza mi sembrerebbe di annaspare.
