La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13152/2026, ha confermato che il trasferimento di un immobile alla ex moglie non esclude automaticamente il diritto all’assegno divorzile, soprattutto quando durante il matrimonio la donna si è dedicata interamente alla famiglia rinunciando a una propria autonomia economica.
La vicenda riguarda un matrimonio durato oltre quarant’anni. In primo grado il Tribunale di Catania aveva negato l’assegno divorzile, ritenendo sufficiente il trasferimento di un immobile alla donna per compensare il divario economico tra gli ex coniugi. La Corte d’Appello ha però ribaltato la decisione, riconoscendo alla ex moglie un assegno mensile di 500 euro.
Determinante è stata la valutazione delle condizioni complessive delle parti: la donna non aveva mai lavorato durante il matrimonio, dedicandosi alla cura della famiglia e dei figli, mentre l’ex marito disponeva di una pensione e di una situazione economica più stabile.
Nel ricorso in Cassazione, l’uomo sosteneva che non esistesse più uno squilibrio economico e che la ex moglie non avesse dimostrato di aver sacrificato opportunità lavorative. La Suprema Corte ha però respinto queste argomentazioni, ricordando che l’assegno divorzile ha anche una funzione compensativa e perequativa, volta a riconoscere il contributo dato dal coniuge alla vita familiare e ai sacrifici sostenuti durante il matrimonio.
Secondo i giudici, la lunga durata del matrimonio, l’assenza di redditi propri della donna e la disparità economica tra gli ex coniugi giustificano pienamente il riconoscimento dell’assegno divorzile, anche in presenza del trasferimento di un immobile.
Smeralda Cappetti
legale, consulente Aduc
