Eutanasia e legislatori crudeli. Il caso di Empoli sia di monito

Un 85enne un anno fa a Empoli soffocò la moglie 83enne non autosufficiente e malata di Alzheimer con un sacchetto e tentò il suicidio. Il tempestivo arrivo dei soccorsi chiamati dai vicini prese atto della morte della signora e salvò l’anziano signore. Che l’altro giorno si è presentato in tribunale dove gli è stato notificato il rinvio a giudizio per omicidio.

Per quanto clemente e comprensivo il giudice della Corte d’Assise di Firenze, il prossimo 9 luglio non potrà che condannare il nostro anziano. Che sicuramente non finirà in galera ma vivrà quanto gli resta, così come ha vissuto questo ultimo anno in attesa della chiusura delle indagini, con l’angoscia di essere giudicato omicida, anche se il suo è stato un tipico atto compassionevole di eutanasia dettato dal rispetto della dignità verso la persona amata.

L’altro giorno un mio amico, malato terminale di cancro, si è eutanasizzato col conforto dei suoi cari, seguendo le norme del sistema sanitario. Il mio amico viveva a Bruxelles non a Empoli.

Una residenza – Italia e  Belgio, Paesi entrambi dell’Ue – che fa la differenza. Tra civiltà e barbarie. Tra violenza dello Stato e libertà di scelta.

In Italia, nonostante sentenze, anche di Corte Costituzionale, che riconoscono il diritto all’eutanasia, pur se chiamato con un certo prurito ideologico “suicidio assistito”, dobbiamo ancora avere a che fare con i tanti casi di cui oggi Empoli è solo la punta di un iceberg. E solo perché è un caso venuto alle cronache.

Legislatore, pensaci. foss’anche solo per smettere di essere crudele.

Vincenzo Donvito Maxia
Presidente ADUC