Le Luchadoras di Elena Ketra in mostra a New York

C’è una forma di ribellione che non urla, ma si manifesta attraverso la resilienza e la cura. Una resistenza che abbandona l’estetica mediata dei social per farsi corpo, materia e spazio fisico. Siamo nel cuore pulsante di Brooklyn, al 53 di Scott Avenue, dove la fondazione non-profit The Kollection ha inaugurato “Rebel”, la sua seconda attesissima collettiva annuale. Tra i venticinque artisti selezionati dalla commissione, spicca l’italiana Elena Ketra. L’artista veneta, già nota per le sue indagini sui confini dell’identità, porta a New York la forza dirompente del suo progetto multidisciplinare Luchadoras.

L’opera esposta, che rimarrà visibile fino al 10 maggio, è il manifesto in serie limitata Robotona, un tassello fondamentale dell’universo Luchadoras. Ispirandosi alle leggendarie lottatrici della lucha libre messicana – icone di emancipazione sin dagli anni ’30, Ketra trasforma il corpo femminile da bersaglio di vulnerabilità a santuario di forza e consapevolezza.

In una mostra che esplora la ribellione come pratica quotidiana e adattamento politico, Luchadoras si inserisce con una coerenza quasi profetica. Il progetto della Ketra non si limita alla superficie della tela o della scultura, ma fonde attivismo e arte: dalle maschere realizzate a mano, intese come “totem contemporanei” che rivelano la forza collettiva anziché celare l’identità, fino ai workshop gratuiti di autodifesa organizzati in collaborazione con tecnici federali.

La presenza di Elena Ketra a New York si inserisce in un quadro di ricerca più ampio. Per tutto il mese di maggio, l’artista è infatti impegnata in una residenza presso l’ISCP (International Studio & Curatorial Program), istituzione di riferimento per lo sviluppo delle carriere artistiche internazionali. All’interno degli studi dell’ISCP, Ketra sta portando avanti l’evoluzione del ciclo delle Luchadoras e del progetto sulla Sologamy (il matrimonio con sé stessi), continuando un’indagine sui diritti civili e l’identità che troverà ulteriore spazio di confronto nel contesto socioculturale statunitense. La mostra a Scott Avenue resterà aperta al pubblico fino al prossimo 10 maggio.