Durante le vacanze pasquali ho passato un po’ di tempo a leggere e tradurre con il traduttore di Google buona parte del libro di Tom Gallagher, “The Dictator who refused to die”, Hurst & Company (London, 2020), (Il Dittatore che rifiutò di morire) Il testo l’ho trovato nella frequentatissima Rathmines Library of Dublin. Ben 15 capitoli di 350 pagine e con una nutrita bibliografia.
La figura del dittatore (meglio definirlo autoritario) portoghese mi ha da sempre conquistato, purtroppo in italiano non esiste quasi niente, anni fa ho recensito il libro di Mircea Eliade, “Salazar e la rivoluzione in Portogallo”, edito da Bietti (2013). Salazar ha dominato la vita politica del Portogallo per quarant’anni, senza mai vacillare nel suo scetticismo nei confronti delle masse e dell’umanità in generale. Una visione politica sostenuta da pensatori da Tucidite a Sant’Agostino e da Hobbes a Sigmund Freud che convinceva Salazar a considerare la democrazia una innovazione pericolosa, con un’alta probabilità di finire in disastro, tranne che in pochi casi come la Gran Bretagna e la Svizzera.
Salazar era un uomo la cui visione della vita era plasmata dall’ambiente rurale in cui nacque. Proveniva da una famiglia contadina, cosa che riconosceva con orgoglio. Lo studio biografico del professore scozzese esplora come fu influenzato e formato dagli ambienti economici, religiosi e accademici, quali fattori lo spinsero a dedicarsi alla politica e come, per un periodo molto lungo, fu in grado di piegare la politica del suo paese alla sua formidabile volontà. Fu un uomo austero, riservato, evitava relazioni intime e piaceri che interferivano con il lavoro a cui si dedicava. Divenne professore di economia all’Università di Coimbra, quando ancora non aveva trent’anni. Ciò che misura in larga parte e spiega il suo successo, prima sul mondo accademico e poi in politica, è la sua forza di volontà. Era una caratteristica constata dagli alleati e dagli avversari.
Lo ha dimostrato soprattutto nel momento più critico del suo Paese, salvandolo dal disastro finanziario e dalla cronica instabilità politica. I militari al potere nel 1926 non sapevano come superare il grave debito del Portogallo ed evitare che il paese perdesse la sua indipendenza finanziaria. Salazar fornì risposte sufficienti per essere catapultato al governo nel 1928. In quattro anni dimostrò di essere il mago della politica ancora più abile di quanto non fosse in economia. Civilizzò un regime autoritario quando la politica di sempre più paesi si stava militarizzando. Nel 1932, aveva raggiunto l’apice della sua carriera politica. Era primo ministro a quarantatré anni e sul punto di creare un Nuovo Stato (Estado Novo) che avrebbe strappato il Portogallo dai suoi ormeggi liberali. Rifiutò di seguire l’esempio di Hitler e Mussolini instaurando uno stato totalitario a partito unico. La sua dittatura fu priva di un potente partito di massa o di uno stato invadente impegnato nell’indottrinamento delle masse. L’obiettivo di Salazar era la depoliticizzazione della società, non la mobilitazione della popolazione. Se il Nuovo Stato non era una pura manifestazione fascista, fu accusato di presiedere una variante fascista clericale. In effetti, Salazar, era candidato al sacerdozio, ma mantenne sempre le distanze dalla Chiesa cattolica. Salazar era di mentalità monarchico, ma non contemplò mai la restaurazione della monarchia come accadde in Spagna. Con il generale Francisco Franco ebbe un rapporto cauto. La sua formula politica fu invece, quella di creare un’alleanza di governo composta di conservatori, alcuni liberali moderati e pochi ideologi nazionalisti, mantenuta in piedi dalla sua agilità politica e garantita, in ultima analisi, dalle forze armate. Per quanto riguarda il partito comunista, arrivò a dominare l’opposizione dopo il 1945, una vigile polizia segreta e un rigido sistema di censura della stampa avevano lo scopo di frenarne l’influenza. Ma Salazar fu attento a non creare un esercito di martiri attraverso una violenza di stato indiscriminata. Le sue forze di sicurezza liquidarono il generale Umberto Delgado, che aveva sfidato il potere salazariano.
Tuttavia, la repressione fu limitata e controllata. Gallagher scrive che dopo il rovesciamento del regime, nel 1974, in un solo anno, il successore rivoluzionario arrestò più prigionieri politici di quanti ne fossero arrestati in qualsiasi momento sotto il governo Salazar. La sua capacità di attingere al sentimento nazionalista contribuisce indubbiamente a spiegare la longevità del suo governo. La sua diffidenza verso le potenze straniere lo portò a tenere lontano il suo Portogallo dai conflitti armati, prima dalla guerra civile spagnola e poi dalla IIa Guerra mondiale. Si guadagnò il rispetto in patria che all’estero per aver dimostrato un alto grado di abilità nel sventare vari progetti internazionali contro il suo piccolo Paese, strategicamente posizionato. Tuttavia, nonostante la proverbiale diffidenza portoghese nei confronti degli spagnoli, nel 1936, Salazar mise da parte la sua cautela e appoggiò la Destra nazionalista, che alla fine risulta vincitrice in Spagna. Si adoperò poi per impedire a Franco di allearsi con Hitler. In tempo di guerra mantenne le relazioni con il più antico alleato del Portogallo, la Gran Bretagna e poi con la nuova potenza marittima, gli Stati Uniti. Usò sottigliezza e astuzia per impedire alle potenze europee in guerra di calpestare la neutralità portoghese. Tuttavia Salazar seppe anche mostrare fermezza e grinta di fronte alle grandi potenze come gli Usa.
Portò il Portogallo fuori dalla guerra, guadagnandosi il rispetto di una serie di politici e diplomatici internazionali con cui si scontrò. Comunque, riuscì con la sua cortesia ad affascinare e persuadere, ma soprattutto ad addolcire l’immagine del suo regime. Riuscì a convincere anche molti democratici convinti che conobbero Salazar, secondo i quali, egli era un dittatore diverso dagli altri o che il Portogallo era una dittatura senza dittatore. Modesto, dedito al suo dovere, rifuggendo uniformi e ostentazioni, sembrava un autocrate benevolo a capo del Portogallo. Questa era certamente l’immagine promossa dall’efficiente macchina di pubbliche relazioni. Salazar non trascurò la propaganda e il modo in cui il regime veniva presentato. A differenza della Spagna di Franco, il Portogallo fu in seguito ammesso alla NATO come membro fondatore. Aderì all’Associazione europea di libero scambio e ottenne lo status di membro associato di quella che molto più tardi sarebbe diventata l’Unione europea.
Salazar dovette affrontare una forte opposizione in diversi momenti, ma fu efficace nel promuovere il consenso. Nel gestire il governo del Portogallo, per Gallagher sembrava un maggiordomo, mostrava una scrupolosa attenzione ai dettagli, controllando l’amministrazione minuziosamente. Tuttavia, era attento alle persone, alle richieste, alle petizioni e alle lettere che esaminava pazientemente. La sua rigorosa autodisciplina personale spiega la sua lunghissima permanenza al potere. Si guardò bene dall’incoraggiare un’eccessiva familiarità con alleati e colleghi. Aveva amici intimi, ma di solito, li aveva conosciuti prima di assumere il potere. Non si sposò mai, ma ciononostante apprezzava la compagnia delle donne. Il rifiuto del matrimonio potrebbe avergli permesso di evitare le preoccupazioni familiari che spesso si sono rivelate difficili da gestire per i leader autoritari. Per oltre cinquant’anni fu accudito da Dona Maria, una governante devota che iniziò come contadina analfabeta e finì per diventare la donna più potente del Portogallo del XX secolo. Per ora mi fermo, alla prossima affronto la politica salazariana.
DOMENICO BONVEGNA
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