Due speciali per il 25 aprile: un’immaginaria Radio Londra che intervista Gramsci e Gobetti e lo speciale con Manfredonia, Di Trapani e Romoli…
No, non è Radio Londra. In occasione di questo 25 aprile il Giornale Radio Sociale ha dedicato due approfondimenti alla Festa della Liberazione. Nel primo, curato da Ivano Maiorella, si immagina una intervista impossibile a due giovani di cento anni fa, Antonio Gramsci e Piero Gobetti, che attraverso i loro giornali lanciavano un appello ai giovani contro l’indifferenza e le ambiguità. Entrambi vittime del fascismo, pagarono di persona. Non vissero la Resistenza, la Liberazione e neppure il 25 aprile del 1945. Così come molti giovani di oggi. Per questo il racconto e la memoria sono importanti.
L’altro approfondimento, Grs week, curato da Elena Fiorani, attualizza il messaggio della Liberazione, puntando “sull’importanza della democrazia e della partecipazione consapevole”, come dice Emiliano Manfredonia, presidente delle Acli. Vittorio Di Trapani, presidente Fnsi, parla dell’importanza dell’impegno “affinchè le pagine nere della nostra storia non tornino. Impegno ancor più importante oggi, in cui c’è un tentativo di riscrivere la storia del nostro paese, cancellandone o annacquandone interi pezzi”. Lo speciale è aperto dalle parole della partigiana Luciana Romoli. Molte iniziative di organizzazioni del terzo settore sono previste in ogni città, al fianco dell’Anpi, dei sindacati e delle reti interassociative.
Capita sempre più spesso che il 25 aprile venga scambiato per una sagra di rione, incontri e saluti di cortesia, festa del calendario marziano, senza tempo, né memoria. “Esistono frange della politica e della società che vogliono celebrare il 25 aprile come una ricorrenza vuota – si legge sul sito dell’Azione Cattolica Italiana, in queste ore di vigilia alla Festa della Liberazione – lontana dal significato profondo che essa ha, trasformandola in una semplice giornata di festa senza implicazioni politiche o morali. Questi tentativi di rimozione sono pericolosi e non sono nuovi”.
Abbiamo girato la manopola del tempo e ci siamo sintonizzati su Radio Londra, che non era il dj set scacciapensieri dei nostri nonni, ma una radio clandestina in Italia attiva dal 1938, l’anno della Conferenza di Monaco, che negli anni bui della guerra trasmetteva messaggi in codice alle unità della Resistenza italiana.
Da lì ci siamo collegati con due giovani, Antonio Gramsci e Piero Gobetti, vogliono parlarci dell’appello a ragazzi e ragazze come loro. Antonio, 26 anni, nato ad Ales, Sardegna, ha fondato un giornale, Ordine Nuovo: “Odio gli indifferenti – dice – Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti….Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto… Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
Passiamo il microfono a Piero, 18 anni, nato a Torino, è un giovane giornalista e scrittore, per il suo discorso ai giovani: “L’apatia: è la nemica di tutte le iniziative giovani e serie, è il segno della nostra degenerazione, l’arma dei deboli e dei vili contro i forti. Il nostro compianto va a quanti ci rammentano con il loro scettico sguardo che il mondo è birbone, che il meglio in questa vita è pur sempre essere pacificamente ipocriti e indifferenti”.
Antonio e Piero, uno comunista l’altro liberale, sono stati con noi per questa intervista immaginaria. I loro messaggi sono di oltre cento anni fa. Antonio, arrestato e incarcerato dal regime fascista, morì di emorragia cerebrale nel 1937. L’altro, Piero, morì a 25 anni, perseguitato dal fascismo, durante l’esilio a Parigi.
Li ringraziamo per averci spiegato perché sono contro l’indifferenza e perché i tentativi di rimozione sono pericolosi e non sono nuovi. Antonio e Piero non hanno vissuto la Resistenza, la Liberazione e neppure il 25 aprile del 1945. Così come molti giovani di oggi. Per questo il racconto e la memoria sono importanti.
“Pace, giustizia, solidarietà: sono i valori della Resistenza, celebrati ogni anno e per sempre il 25 aprile, e ribaditi da Luciana Romoli, giovane staffetta partigiana che continua a visitare scuole di ogni ordine e grado per ricordare ai giovani come diritti e libertà non siano acquisizioni definitive ma vadano difese e condivise giorno dopo giorno.
In occasione della ricorrenza pubblichiamo una parte dell’intervista realizzata a Romoli, nome di battaglia Luce, dall’Uisp, per ricordare l’80° anniversario dell’Assemblea Costituente, del Referendum istituzionale e del primo voto delle donne.
La partecipazione alla vita pubblica è al centro della riflessione di Emiliano Manfredonia, presidente Acli, che ricorda come dalla primavera di pace del 1945 sia nata una nuova Italia, fondata sulla democrazia e sul rifiuto dell’uomo solo al comando.
Oggi, nuovamente l’Italia si appresta a celebrare questa giornata, in tempi di guerre e minacce internazionali, mentre il presidente della repubblica, Sergio Mattarella ricorda che “La lotta di Liberazione è una pagina fondante della storia repubblicana, la legge del più forte genera barbarie”. Per non dimenticare il significato della Liberazione e l’attualità di un messaggio che richiama tutti alla responsabilità civile, si svolgeranno in tutto il Paese iniziative organizzate dalle organizzazioni di terzo settore che celebrano la giornata, da appuntamenti di riflessione a commemorazioni. Giornaliste e giornalisti renderanno omaggio ai caduti antifascisti la mattina del 25 aprile a Roma sotto il monumento che ricorda Giacomo Matteotti.
(di Ivano Maiorella ed Elena Fiorani)
Foto: archivio ministero della Difesa
