Ai microfoni di News.Superscommesse.it è intervenuto Riccardo Cucchi, giornalista sportivo e noto ex radiocronista di “Tutto il Calcio Minuto per Minuto” su Radio Uno, su diversi temi riguardanti il calcio italiano. Nell’intervista rilasciata in esclusiva alla testata sportiva, Cucchi espone le problematiche che rintraccia nel sistema calcio italiano e si esprime in merito al nuovo possibile presidente della FIGC.
C’è un posto vacante alla guida della FIGC: chi si auspica che possa diventare il nuovo presidente federale, al posto di Gravina?
“A mio parere non è un problema di nomi, ma di capacità di portare una rivoluzione. Ci vuole qualcuno che sappia mettere mano al nostro calcio e portare aria nuova. Non so se Malagò, di cui nessuno mette in dubbio le capacità dirigenziali, e Abete, che è anche già stato presidente della Federazione, siano gli uomini giusti: io credo che ci vogliano idee, la capacità di trasformare un sistema. Non so se siano loro due gli uomini giusti. Io sono perplesso di fronte a un dato: il nostro Paese non è in grado di mandare ai vertici gente giovane, così come sembra impossibile mettere al comando un ex calciatore. Dal 1898 non c’è mai stato un calciatore a diventare la guida della FIGC, laddove invece in altri Paesi c’è stato spazio per i Shevchenko, i Platini. Perché in Italia questa cosa non si possa fare, mi sfugge”.
Si parla, a tal proposito, di imporre ai club di far giocare ragazzi giovani italiani, magari sovvenzionandoli da un punto di vista economico. Può essere una buona soluzione nell’ottica della rivoluzione necessaria di cui parla?
“No, non mi piacciono le imposizioni, ognuno deve fare quello che vuole. Il problema non è imporre, ma domandarsi cosa è successo dal 2006 a oggi: da quando abbiamo vinto il Mondiale non abbiamo più allevato giocatori come Del Piero, come Totti, come Pirlo. Non è più nato nessuno di quel livello? Può darsi, ma non credo. Io penso che non siamo più capaci di allevare i campioni, cosa che invece ad esempio la Spagna sta facendo da anni. Si deve rivoluzionare il sistema, consentire alle società di riaprire i vivai, non delegando più l’insegnamento del calcio alle “scuole calcio” e rendendo la formazione calcistica gratuita. Oggi un bambino è costretto a pagare per giocare. Siamo alla follia”.
