Migliorare la presa in carico dei pazienti e rafforzare la risposta del sistema sanitario: è questa la sfida al centro del dibattito sull’ictus in Italia, una patologia su cui cresce l’attenzione di istituzioni, clinici e associazioni. Ogni anno si registrano circa 120 mila nuovi casi, il 75% dei pazienti sopravvive con esiti invalidanti e oggi circa 1 milione di persone convive con le conseguenze dell’ictus, un numero destinato ad aumentare con l’invecchiamento della popolazione.
In questo scenario, la spasticità post-ictus si configura come una delle complicanze più frequenti e impattanti, arrivando a interessare tra il 25 e il 38% dei pazienti entro un anno dall’evento acuto. Ogni anno, inoltre, circa 45 mila persone sviluppano disturbi neurologici invalidanti, ma solo una quota limitata riceve una diagnosi tempestiva e un trattamento appropriato.
Per richiamare l’attenzione su questa condizione ancora sottovalutata, si è tenuta oggi, presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, la conferenza stampa “Spasticità post-ictus: una sfida invisibile di sanità pubblica”, realizzata su iniziativa della Senatrice Elena Murelli con il supporto di A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) e con il contributo non condizionante di AbbVie.
Nel corso dell’incontro è stata presentato un documento con alcune linee guida e raccomandazioni elaborato da clinici, accademici e associazioni dei pazienti e volto alle principali criticità cliniche e organizzative, con l’obiettivo di proporre soluzioni concrete per garantire una presa in carico più tempestiva, equa e sostenibile dei pazienti.
“Tra le priorità emerse vi è innanzitutto la necessità di definire Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali Riabilitativi (PDTA-R) realmente efficaci e omogenei sul territorio, affiancati da una rete assistenziale strutturata secondo il modello hub & spoke garantendo e coordinando la parte di riabilitazione” dichiara la Senatrice Elena Murelli, Capogruppo in Commissione Sanità e Lavoro e promotrice dell’iniziativa. “Allo stesso tempo, è indispensabile investire nella formazione degli operatori sanitari e promuovere campagne di informazione rivolte a cittadini e caregiver, per favorire una maggiore consapevolezza e una presa in carico più tempestiva. In questa direzione, l’istituzione di un registro nazionale dell’ictus e l’aggiornamento delle tariffe per la remunerazione delle prestazioni ospedaliere e specialistiche rappresentano strumenti fondamentali per rendere il sistema più equo, appropriato e sostenibile.”
“L’ictus è una patologia che non si esaurisce nella fase acuta ma accompagna le persone e le loro famiglie per anni, spesso con conseguenze invalidanti importanti come la spasticità. Come A.L.I.Ce. Italia OdV siamo impegnati ogni giorno per dare voce ai pazienti e per promuovere una presa in carico più efficace, che non si fermi all’emergenza ma garantisca continuità assistenziale, riabilitazione adeguata e supporto ai caregiver. Iniziative come questa sono fondamentali per trasformare le criticità in azioni concrete e migliorare realmente la qualità di vita delle persone colpite da ictus” dichiara Andrea Vianello, Presidente A.L.I.Ce. Italia OdV.
“La spasticità è una sindrome clinica che determina un peggioramento della mobilità, provoca spasmi dolorosi, interferisce con il sonno e con le attività della vita quotidiana provocando un globale peggioramento della qualità della vita” così la dottoressa Maria Concetta Altavista, Direttrice della Unità Operativa Complessa Neurologia della ASL Roma 1 presso il Presidio Ospedaliero San Filippo Neri di Roma. “Purtroppo, compare in tempo successivo all’ictus e viene spesso non diagnosticata e non trattata in modo appropriato. E’ necessario, quindi, cercare di superare criticità legate alla mancata o ritardata diagnosi o alla scarsa conoscenza dei metodi di cura”.
“C’è un problema di identificazione e di follow up dei pazienti che possono sviluppare spasticità” dichiara Danilo Toni, Presidente Onorario Italian Stroke Association (ISA). “Si tratta spesso dei pazienti più gravi che una volta tornati a casa sono anche quelli meno facilmente mobilizzabili da parte dei familiari e quindi dovrebbero poter essere raggiunti a loro domicilio, ad esempio da un CAD che sia esperto e avvertito della tematica e della problematica spasticità, perché la spasticità complica il decorso della malattia fino al 38% dei casi nei pazienti più gravi, determinando un incremento della disabilità e di conseguenza anche un incremento dei costi sanitari a lungo termine”.
L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di sensibilizzazione teso a rafforzare l’attenzione su una condizione che, se non adeguatamente riconosciuta e trattata, può determinare un aggravamento della disabilità, una maggiore dipendenza assistenziale e un significativo aumento dei costi sanitari e sociali a causa di ospedalizzazioni e ricoveri.
