Lotta all’HIV: ‘Definire nuovi modelli organizzativi per garantire alla popolazione a rischio rapido ed equo accesso all’innovazione’

Padova – Nonostante i grandi passi in avanti della ricerca contro l’HIV, il virus continua a circolare. Negli ultimi anni molta fiducia è stata riposta sulla PrEP (Profilassi Pre-Esposizione), ossia l’assunzione di farmaci antiretrovirali da parte di una persona non infetta, ma con comportamenti a rischio di acquisizione d’infezione. Ma pur considerata fondamentale per la lotta al virus, la PrEP è ancora solo parzialmente praticata nonostante diversi studi clinici ne abbiano dimostrato un’efficacia vicina al 90%.

Per fare il punto su questa epidemia silente e sull’importanza di riorganizzare i percorsi di offerta e di presa incarico, a fronte delle opportunità che l’innovazione ha prodotto, in Veneto, regione virtuosa in termini di percorsi di prevenzione e cura, Motore Sanità ha organizzato l’evento “L’infezione da HIV, l’epidemia silente di cui non si parla abbastanza”, grazie al contributo incondizionato di VIIV Healthcare.

“Una infezione che nel passato portava con sé un pesante stigma, da tempo è gestibile in quanto infezione cronica controllabile con i farmaci adeguati, ma guai abbassare la guardia” spiega Manuela Lanzarin, Presidente della Quinta Commissione consiliare del Veneto, che parla di speranza di chi convive con l’infezione dopo l’introduzione, nel 1996, della Terapia Antiretrovirale Altamente Attiva. “Oggi la differenza la può fare la prevenzione e questa passa attraverso la conoscenza, la consapevolezza e la corretta informazione, infatti la maggior parte delle nuove infezioni da HIV, risultano ancora legate al comportamento delle persone. Fare prevenzione tra i giovani, nelle scuole rappresenta oggi l’arma più efficace e potente”.

“In Italia, l’infezione da HIV continua a rappresentare una pandemia silente: ogni anno si registrano nuove diagnosi, spesso tardive, mentre molte persone vivono con l’infezione senza saperlo. Nonostante i progressi straordinari della terapia antiretrovirale, persistono barriere legate allo stigma, alla scarsa consapevolezza e alla difficoltà di mantenere un’aderenza costante ai trattamenti quotidiani. Oggi, però, una nuova generazione di terapie long acting sta cambiando il paradigma della cura. Questi trattamenti innovativi, somministrati ogni due mesi, permettono di superare la cronicità delle terapie giornaliere, migliorando significativamente la qualità di vita delle persone con HIV e garantendo l’aderenza. Infatti, una migliore aderenza terapeutica si traduce in una soppressione virale più stabile e duratura, con un impatto diretto sulla riduzione della viremia di comunità e quindi sulla prevenzione delle nuove infezioni. Le terapie long acting possono rappresentare pertanto un passo decisivo verso un modello di cura più semplice, dignitoso e centrato sulla persona, contribuendo a rendere l’HIV sempre più una condizione cronica gestibile e sempre meno una minaccia invisibile per la salute pubblica”, spiega Annamaria Cattelan, Direttore Malattie Infettive e Tropicali Azienda Ospedale Università Padova e Segretario SIMIT Triveneto