Guerra Medio Oriente e Iran. Chi sta con chi e per cosa?

Sulla guerra in corso in Medio Oriente e Iran ci sono diversi approcci: i favorevoli, i contrari, quelli che aspettano di vedere come evolve, i menefreghisti, etc.

I contrari. Tutti i Paesi che se la sono presa per non essere  stati avvisati dell’attacco Usa/Israele, e tra questi (la maggior parte) i governi dei Paesi che non gradiscono l’approccio bellico come quello in corso, e che non si capisce se avrebbero preferito una diplomazia più aggressiva rispetto alla non-azione dell’Onu. Infine, tra la popolazione e, spesso, tra i partiti che non sono al governo, i contrari sono quasi sempre perché “contro tutte le guerre”. Raramente “Iran ha ragione, Hezbollah/Hamas/Houthi hanno ragione”, più frequenti – anche se non molto esplicitato in questi termini – “americani imperialisti, sionisti loro vassalli”.

Tra favorevoli e attendisti è in corso una politica che chiarisce diverse cose: l’appoggio ai Paesi della penisola Araba, attaccati dall’Iran perché  fornitori di petrolio a vari Paesi non schierati a difesa di Teheran e perché sedi di basi Usa. Tutti Paesi arabi dove concetto e pratica  di “Stato di  diritto” sono vaghi quanto inesistenti (non molto dissimili dall’Iran), ma coi quali abbiamo (noi cosiddetto Occidente e diversi Paesi asiatici) un solido rapporto economico legato al petrolio. Rapporto che alcuni Paesi hanno anche con l’Iran, ma che, a differenze di questi Paesi Arabi, è meno ipocrita e più esplicito nel sostenere gli anti Usa/Israele (si pensi al Qatar, voce molto esplicita di Hamas, che sta da una parte e dall’altra).

Insomma, tra favorevoli e attendisti, a differenza di quanto ogni tanto dice il presidente Usa, non c’è scontro di civiltà, ma solo difesa dei propri interessi economici (petroliferi soprattutto, anche se, col blocco dello stretto di Hormuz, sono entrati in crisi anche altri tipi di mercati).

La guerra è per interessi economici. E’ bene chiarirlo, sì da placare, per esempio, coloro che credono che i belligeranti contro l’Iran lo facciano per dar seguito alle blande dimostrazioni di dissenso civile, illusoriamente considerate come base delle motivazioni dell’attacco in corso all’Iran. Gli Usa lo fanno per continuare a essere i padroni dell’economia mondiale e far capire ai loro alleati che senza gli Usa non vanno da nessuna parte e rimangono al freddo e al buio, Israele per difendersi da chi li vuole annientare, indirettamente e direttamente.

Chiarito questo, è bene far presente che secondo il New York Times il “cessate il fuoco”, cioè la riapertura dello stretto di Hormuz, prevede un pedaggio di 2 milioni di dollari a petroliera da spartirsi tra Iran e Oman. Non sappiamo quanto costasse tenere ferme le petroliere ma, se fosse vero, crediamo sia difficile che cali il prezzo del greggio.

La guerra sta provocando molti scombussolamenti nell’economia di tutti i giorni ma, allo stato dei fatti e delle tregue, i consumatori è bene che non si aspettino chissà quali benefici. Anche perché in questa guerra (come tante altre) i consumatori sono e rimangono soggetti passivi.

 

Vincenzo Donvito Maxia
Presidente ADUC