Allo Spazio Rossellini, sabato 11 aprile va in scena Città sola di Olivia Laing

Allo Spazio Rossellini, sabato 11 aprile 2026 alle ore 21.00, va in scena Città sola di Olivia Laing, progetto ideato da Alessandro Ferroni e Maddalena Parise / lacasadargilla, con la regia di Alessandro Ferroni e Lisa Ferlazzo Natoli e con Lisa Ferlazzo Natoli in scena.

Città sola è un progetto modulare che sperimenta più forme narrative articolate in diverse ipotesi sceniche e installative. Il progetto-matrice è il podcast/performance urbana realizzata per la città di Milano, produzione Piccolo Teatro di Milano nel corso del Festival Presente Indicativo (aprile/maggio 2022).

“Immaginate di stare alla finestra, di notte, al sesto o al settimo o al quarantatreesimo piano di un edificio. La città si rivela come un insieme di celle, centinaia di migliaia di finestre”. Olivia Laing ragiona e cammina per le strade di New York disegnando una cartografia privata lungo l’abisso dell’isolamento. New York diventa tutte le città che abbiamo attraversato e racconta una solitudine che può essere solo urbana, una passeggiata in sette capitoli per sette inquilini speciali: sei artisti e un intruso, Josh Harris fondatore della prima società di ricerche di mercato su Internet. Inquilini che popolano la città sola di Olivia Laing, una vera e propria “città a sé stante” che scopriamo essere, in fondo, un posto molto affollato.

Città sola come materia viva è il libro passato di mano in mano durante gli anni di scrittura de Il Ministero della Solitudine – creazione originale de lacasadargilla e Fabrizio Sinisi, di con e per cinque attori –, diventandone quasi uno spin-off e allo stesso tempo un organismo completamente autonomo. Perché Città sola ha saputo rintracciare tra le pieghe della solitudine quel legame personale e politico tra artista e opera che per condizione o per scelta, come un doppio laccio, non lascia scampo né sopporta compromessi – “io mi espongo nei miei quadri” dice Hopper.

Gli artisti di Città sola abitano questa solitudine urbana in una radicale coincidenza con la propria opera e Olivia Laing, portatrice sana delle loro storie, li dispone uno ad uno: alcuni noti come Hopper e Warhol, altri quasi sconosciuti come Nomi, Darger, Wojnarowicz, Leonard. Laing attraversa i quadri-acquario di Edward Hopper, interni di vetri solidi e trasparenti con corpi esposti che sembrano solo voler essere “visti, compresi e accettati”; i registratori e le telecamere di Andy Warhol che si traveste per aggirare gli abissi di incomunicabilità e riuscire a incapsulare il tempo; la grazia politica di David Wojnarowicz nella New York degli anni ottanta, gli scritti formidabili, le fotografie scattate lungo i moli di Chelsea grazie alla maschera di Arthur Rimbaud; le 15.145 pagine di memoir, i collage e le sinfonie di colori di Henry Darger, artista poverissimo, “inventore di mondi”; la figura aliena, la voce quasi disumana di Klaus Nomi “controtenore dell’electro-pop” nella New York dell’Aids; “le passeggiate nei viali luminosi di Internet” accanto a Josh Harris imprenditore che per primo, all’alba del nuovo millennio, ha visto la forza motrice del mondo digitale tra le trame delle nostre solitudini.

Un’analisi politica e affettiva scorre lungo le strade di Città sola e segna anche il capitolo finale del libro dedicato all’opera di rammendo di Zoe Leonard: 302 frutti essiccati, ricomposti e ricuciti con filo, cerniere e bottoni. Zoe Leonard e Billy Holiday una accanto all’altra in un vero e proprio atto di riparazione, per tutti gli amici persi, per comprendere il perturbante lavorio del tempo nelle nostre vite. Perché se l’arte “non può riportare in vita i morti, né sanare le liti tra amici, o fermare il cambiamento climatico, ha funzioni tutte sue: può creare intimità, curare le ferite, o dimostrare che non tutte le ferite hanno bisogno di essere curate”.

È proprio per tutto questo rovistare tra solitudini, individuali e collettive che Città sola ci somiglia così tanto. Nell’impressione che si ha di un camminare notturno tra le strade di ogni città possibile. Dentro una collettività perduta che riconosce l’arte anche come rammendo delle anime, Laing tocca lo scandalo della solitudine e allo stesso tempo quella vertigine che l’essere soli produce in un corpo compromesso e non più disposto a guardare altrove. In Città sola è come se passeggiassimo meditando tra le vite – private, artistiche e politiche – in un movimento d’investigazione tra epoche, antropologie, biografie e nodi lancinanti del nostro presente.

La città con i suoi inquilini entra nello spazio scenico, come membrana e parete, i neon verdolini della sera, i palazzoni in brownstone, i sussulti del traffico, il gorgoglio dei tubi di riscaldamento. E dentro la scrittura vi si muove per mezzo di dispositivi sonori e supporti di lettura: radiomicrofoni, micro-microfoni panoramici, un microfono gelato, lo schermo luminescente e notturno di un i-pad; taccuini per appunti, registratori, diari. Tutti ‘utensili’ grazie ai quali l’interprete si aggira, come Olivia Laing, fra le vite e i corpi della sua città sola, camminando come amava fare Greta Garbo, “inosservata, non guardata, non ostacolata” o chiusa, di notte, nello spazio privato di una stanza.

Dispositivo ottico e corpo sonoro dalla natura immersiva e installativa per una sola voce narrante, Città sola si compone in uno spazio ibrido: due grandi lavagne verticali, una panchina, un interno con tavolo. Sulle lavagne, isole di “granito, cemento e vetro” rubate ai nostri paesaggi urbani, scorrono macroscopie di città, bagliori e dettagli delle opere dei suoi artisti che si moltiplicano sul fondale in PVC, come se queste non potessero mai afferrarsi nella loro interezza. Intorno un paesaggio sonoro che combina atmosfere siderali con emersioni di rumori cittadini mescolati al repertorio di Ballads, jazz, rock, pop e folk newyorkesi. Canzoni che hanno informato l’orizzonte degli anni attraversati dal libro e che hanno raccolto, anche in tempi recenti, l’eredità sommersa di alcuni degli artisti riscoperti da Olivia Laing.

Sabato 11 APRILE 2026 ore 21.00

 

CITTA’ SOLA

di Olivia Laing
ideazione Alessandro Ferroni, Maddalena Parise / lacasadargilla
regia Alessandro Ferroni, Lisa Ferlazzo Natoli
con Lisa Ferlazzo Natoli
voci registrate Emiliano Masala, Tania Garribba
ambienti visivi e spazio scenico Maddalena Parise
paesaggi sonori Alessandro Ferroni
luci/direzione tecnica Omar Scala
costumi Anna Missaglia
sound design Pasquale Citera
aiuto regia Matteo Finamore
coordinamento artistico Alice Palazzi
collaborazione al progetto Emiliano Masala
una produzione lacasadargilla, Angelo Mai, Bluemotion, Teatro Vascello La Fabbrica dell’Attore
in coproduzione con Theatron Produzioni
in collaborazione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
in network con Margine Operativo /Attraversamenti Multipli
Città sola / live

 

Prossime date

Città Sola sarà a Firenze al Nuovo Rifredi Scena Aperta il 17 e 18 aprile.

Lo spettacolo sarà poi a Milano nella stagione 2026/2027.