Lo evidenzia l’ultimo report di SolarPower Europe: i risparmi per il mancato acquisto del gas che sarebbe servito per produrre a marzo la stessa quantità di elettricità necessaria per soddisfare il fabbisogno di famiglie e imprese europee ammontano a 3,77 miliardi. L’associazione di settore fornisce anche la classifica dei principali mercati solari in termini di Watt pro capite: al primo posto i Paesi Bassi, seguiti dalla Germania; l’Italia non compare…
La notizia che abbiamo dato ieri, comunicata dal commissario Ue per l’Energia Dan Jørgensen, è che dal giorno in cui Stati Uniti e Israele hanno iniziato a bombardare l’Iran (28 febbraio), i prezzi del petrolio e del gas sono aumentati in Europa di circa, rispettivamente, il 60% e il 70%, facendo spendere a famiglie e imprese europee 14 miliardi di euro in più per i prodotti energetici. La notizia che diamo oggi è che siamo stati fortunati e che meno male che è andata così in questi 30 giorni. Sì, meno male, perché se in questi anni avessimo dato retta a chi sostiene che non si può fare a meno dei combustibili fossili e che le rinnovabili non possono dare un gran contributo alla sfida della sicurezza energetica, il conto extra da pagare per il conflitto in Medio Oriente sarebbe stato ben più salato. Di quanto? Di almeno il 26%. Se non avessimo potuto usufruire dei parchi solari installati negli Stati membri, gli europei avrebbero dovuto pagare tra il 1° e il 31 marzo anche altri 3,77 miliardi di euro in prodotti energetici.
Secondo l’ultimo report realizzato da SolarPower Europe, che è la principale associazione di categoria per il settore fotovoltaico in Europa, dall’inizio della guerra attorno al Golfo Persico l’energia solare ha permesso all’Ue di risparmiare oltre 110 milioni di euro al giorno: per l’esattezza 111,7 milioni nei primi 17 giorni dall’inizio dei bombardamenti concordati da Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Questi risparmi derivano dal mancato acquisto del gas naturale che sarebbe stato necessario per produrre la stessa quantità di elettricità necessaria per soddisfare il fabbisogno di cittadini e aziende europee. Scrivono gli esperti dell’associazione di settore: «Il parco solare dell’Ue ha generato 19,9 TWh di elettricità nelle prime due settimane e mezzo di guerra. Soddisfare tale domanda con la produzione da centrali a gas sarebbe costato 1,9 miliardi di euro. Si tratta di un aumento del 32% rispetto ai 6 miliardi di euro che, secondo le stime della Commissione Ue, sono stati spesi per le importazioni di combustibili fossili in quel periodo».
Se quei 14 miliardi in più che abbiamo pagato per gli extra costi dell’import di idrocarburi vi sembran troppi e se quei 3,77 miliardi risparmiati grazie al solo solare vi sembran pochi, sappiate che lo scenario medio ipotizzato dia SolarPower Europe per la futura diffusione del solare (ovvero uno scenario che non raggiunge l’obiettivo dell’Ue per il 2030 in materia di energia solare) consentirebbe un risparmio cumulativo di 170 miliardi di euro nel resto di questo decennio. Non vogliamo guardare troppo lontano perché le incognite di quel che potrà succedere da qua al 2030 sono tante? Ecco il calcolo relativo soltanto all’anno in corso: l’analisi appena pubblicata evidenzia che il beneficio complessivo per il resto del 2026 potrebbe raggiungere i 67,5 miliardi di euro se i prezzi del gas dovessero superare il loro livello medio registrato a marzo.
Il prezzo medio del gas negli ultimi trenta giorni è stato di circa 51 euro al MWh, ma nella seconda metà mese l’indice Ttf di Amsterdam ha visto anche picchi di 74 €/MWh. Giusto stanotte Trump ha tenuto il primo discorso alla nazione dall’inizio del conflitto e ha detto che la guerra durerà ancora soltanto due o tre settimane, ma considerando tutte le volte che nell’ultimo mese (e non solo) si è contraddetto o ha pronunciato parole presto smentite dai fatti, non è da escludere un periodo ancora lungo di ostilità nell’area del Golfo Persico con conseguenti ulteriori impennate dei prezzi di gas e petrolio: anche i prezzi di quest’ultimo dopo essere scesi sotto quota 100 dollari al barile alla vigilia dell’annunciato discorso alla nazione di Trump, questa mattina sono tornati a salire raggiungendo mentre scriviamo quota 106 dollari. E allora riveste una grande importanza il risparmio garantito dagli impianti fotovoltaici presenti nei Paesi europei, e si può ben dire meno male che abbiamo pagato “soltanto” 14 miliardi di euro in più per l’import dei combustibili fossili.
Tutto bene dunque? Nient’affatto. Non va bene per quel che sta succedendo in Medio Oriente, non va bene per quel che ultimamente sul fronte delle rinnovabili sta succedendo in Europa (dopo diversi anni di forte espansione, le installazioni nell’Ue del 2025 sono a quota 65,1 GW di nuova capacità fotovoltaica, con un leggero calo dello 0,7% rispetto ai 65,6 GW del 2024) e non va bene, ultimo ma non ultimo, su quel che attorno alle rinnovabili succede nel nostro Paese.
Finora si è tenuto lo sguardo allargato sui risparmi consentiti agli europei grazie al solare, ma per gli italiani la musica non è proprio la stessa. Quei risparmi, infatti, sono proporzionali alla percentuale di energia rinnovabile installata all’interno del complessivo fabbisogno energetico. E se si guarda alla velocità con cui procediamo alla costruzione di nuovi impianti (in poche parole, al rallentatore) e se si guarda allo stato dell’arte rispetto ad altri paesi europei, non c’è di che rallegrarsi. L’analisi di SolarPower Europe fornisce infatti anche una sorta di classifica dei principali mercati solari dell’Ue in termini di Watt pro capite nel 2025. Ebbene l’Italia non è ovviamente sul podio, dove compaiono al primo posto i notoriamente assolati Paesi Bassi (1.582 W/c, o Watt per abitante, W/ab), seguiti dalle altrettanto baciate dal sole Germania (1.405 W/c) ed Estonia (1.335 W/c). Seguono nella top ten Grecia, Austria, Spagna, Danimarca, Ungheria, Lussemburgo e Belgio (decimo con 1.031 W/c). E l’Italia? Stando ampiamente al di sotto della quota 1 KW per abitante (attualmente le stime si aggirano sui 700 W/ab), non compare.
(Simone Collini su Greenreport.it del 02/04/2026)
