Trovare un vecchio libretto di risparmio, magari dimenticato in un cassetto, un baule o tra le carte di un nonno, è un momento emozionante ma, prima di correre in banca o alle Poste, serve un po’ di pragmatismo perchè non tutti i libretti sono miniere d’oro.
Ecco i passi da seguire per capire se tra le mani si ha un piccolo capitale o un pezzo di carta da collezione:
– Verificare se è “Dormiente”
La prima cosa da sapere è che dopo 10 anni di inattività (ovvero senza operazioni come versamenti o prelievi), se il saldo supera i 100 euro, il libretto viene considerato “dormiente”. In questo caso, le poste o le banche inviano una raccomandata al titolare. Se nessuno risponde entro 180 giorni, i soldi vengono trasferiti al Fondo Rapporti Dormienti gestito da Consap (una società pubblica). E’ possibile verificare se il libretto è nell’elenco dei dormienti consultando il sito di Consap.
– Fare attenzione alla prescrizione
Una volta che i soldi finiscono nel fondo Consap, ci sono 10 anni di tempo per chiederne il rimborso. Se sono passati più di 10 anni da quando il libretto è diventato dormiente (quindi circa 20 anni dall’ultima operazione), purtroppo il diritto al rimborso è prescritto e i soldi restano allo Stato.
Se il libretto non rientra tra i “dormienti”, recarsi in posta o alla banca con i propri documenti per le operazioni di liquidazione. In caso di decesso del titolare, occorre presentare una dichiarazione di successione o un atto di notorietà. Il rimborso spetta comunque a tutti gli eredi legittimi pro quota.
Un piccolo “mito” da sfatare
Spesso si sente parlare di libretti di inizio ‘900 con saldi che, rivalutati, varrebbero milioni. Nella realtà, la rivalutazione monetaria per i libretti di risparmio non è automatica come per i debiti di valore. Si applicano i tassi d’interesse dell’epoca, che spesso sono stati erosi dall’inflazione e dai cambi (Lira/Euro). E’ bene sapere che le probabilità di successo sono generalmente basse. Imbarcarsi in una causa legale o in un ricorso all’ABF (Arbitro Bancario Finanziario) potrebbe costare molto più del possibile recupero, a meno di non stabilire prima una percentuale sul recuperato. Allo stato attuale, l’unica tesi sostenibile in Tribunale è quella dell’ignoranza del diritto, in modo che il termine di 10 anni per la prescrizione debba partire non dall’ultimo movimento, ma dal momento del ritrovamento (se il libretto era nascosto o apparteneva a un defunto e gli eredi non ne sapevano nulla). È una tesi difficile da far passare in Tribunale, ma è l’unica su cui si basano le cause attuali.
Un ultimo consiglio:
Prima di ogni altra passo”, è bene controllare l’ultima data di movimentazione segnata sul libretto. Se l’ultima operazione è successiva al 2006, le probabilità di recuperare qualcosa sono molto più alte.”
Giulia Barsotti
legale, esperta diritto bancario, di famiglia e contrattualistico, collaboratrice Aduc
