Libertà è partecipazione. L’afflusso alle urne e il suo insegnamento

Due righe tra le undici e mezzogiorno in attesa che si chiudano i seggi e si cominci a conoscere il verdetto degli elettori in questo referendum.

Un dato è però certo. Gli elettori sono accorsi ai seggi come non si vedeva da diversi anni, se ieri sera, primo giorno delle votazione, la percentuale di afflusso è stata del 46,7%.

E’ realistico pensare che l’affluenza totale supererà il 50%.

E di questo bisogna essere soddisfatti, tutti, al di là del responso finale, che ciascuno, logicamente, spera che corrisponda alla sua scelta.

Da questa grande affluenza alle urne, tutti coloro che si occupano attivamente di politica devono imparare a non essere dei piccoli politicanti che pensano soltanto al proprio tornaconto personale, come troppo spesso sta succedendo – e da troppo tempo.

Devono, invece, crescere di statura e trovare la strada di diventare tutti degli statisti, cioè persone che hanno veramente a cuore il bene del Paese, di tutti coloro che ci vivono, con o senza cittadinanza italiana, perché solo se ogni persona trova qui accoglienza e spazio, sollecitudine verso i propri legittimi bisogni come un lavoro pagato bene, un’abitazione dignitosa, un’istruzione veramente degna di questo nome, quindi inclusiva, possiamo sperare che nella vita di ciascuno di noi crescerà l’armonia e ci si sentirà tutti più sicuri, senza il proliferare di leggi che diventano liberticide.

E se ci sono politici, che vogliono restare politicanti, ebbene, che siano le stesse dirigenze dei partiti a farli accomodare fuori almeno, per ora, da incarichi di partito e governativi che devono essere basati sulle vere competenze e non sulle simpatie e i familismi che stanno ammorbando la nostra atmosfera. Questo vale per tutti – governo e opposizione. E’ una richiesta degli elettori che vanno ai seggi se sentono di contare per davvero.

 

Annapaola Laldi