Servono ancora 300 anni per eliminare i matrimoni forzati. ActionAid: ogni bambina deve avere il diritto di scegliere il proprio futuro

Decine e decine di fogli che gravitano e si aprono alla lettura di chi visita il Museo del Patriarcato a Milano, disegni colorati, pagine scritte con grafie di alfabeti a volte sconosciuti, altre in inglese per farsi comprendere da chiunque. Sono le lettere ricevute da ActionAid da bambine e ragazze da Nepal, Bangladesh, Uganda, Kenya, Tanzania, Malawi e Nigeria che dicono basta ai matrimoni forzati e precoci, alle gravidanze infantili.

Messaggi forti, commoventi di giovanissime, che reclamano il diritto a scegliere il proprio futuro. Accanto, un muro bianco si è riempito di centinaia di biglietti e post-it lasciati dagli oltre 6mila visitatori del MUPA, pensieri e reazioni a una delle forme di violenza più gravi. Oggi sono ancora 650 milioni le donne che sono state costrette al matrimonio durante l’infanzia e se non cambia qualcosa serviranno ancora 300 anni per vederne la fine. Per questo ActionAid ha lanciato la campagna di sensibilizzazione “I’ll Marry When I Want”, un video che prende le mosse dalla poesia di Eileen Piri, una ragazza tredicenne del Malawi e vede protagoniste le alunne della scuola elementare di Buwongo, nel distretto di Namutumba in Uganda. Qui c’è il più alto tasso di spose bambine del paese, e qui ActionAid sostiene le studentesse grazie al programma di sostegno a distanza. Nel video le ragazze con indosso la loro divisa scolastica blu elettrico giocano e distruggono i simboli delle cerimonie nuziali e scelgono i banchi di scuola al posto dell’abito da sposa.

LA STORIA DI ALIYAH IN UGANDA. “Mi sono sposata molto giovane a 14 anni, ero orfana di madre, ora sono passati 30 anni. Non mi aspettavo che Aliyah tornasse a casa incinta, mi ha molto delusa e l’ho cacciata via, non era degna di stare qui”. Hadija parla di sua figlia, adescata da un uomo adulto anche lei prima dei 15 anni, mentre le scuole erano chiuse a causa della pandemia del Covid e la famiglia combatteva con la mancanza di cibo e lavoro, in una delle zone più povere dell’Uganda orientale. Con qualche regalo e molte promesse di vita migliore la ragazzina ha iniziato una relazione, ma quando ha scoperto di aspettare una bambina, l’uomo è sparito lasciandola sola. È così che Aliyah si è ritrovata buttata fuori da casa sua, senza nulla, una bambina che doveva prendersi cura di una neonata. In Uganda quasi una donna su due è costretta a sposarsi da bambina. Una ragazza su quattro tra i 14 e i 19 anni è già madre o aspetta un figlio. Un circuito di violenza che si riproduce di generazione in generazione, dove la cultura patriarcale, la svalutazione delle bambine e delle ragazze e la negazione dei loro diritti sono fenomeni diffusi e strutturali.

Ancora oggi il 44% delle donne ha subito violenza fisica e quasi una su due ha affrontato una violenza sessuale nel corso della propria vita. Questa violenza si può interrompere però, così Aliyah dopo aver fatto la domestica in città e aver affidato sua figlia alla sorella più grande, ha trovato supporto da Immaculate, la responsabile dei diritti delle bambine ActionAid del distretto. Insieme ha parlato con la famiglia e la ragazza ha ottenuto di poter tornare a vivere a casa. Oggi a 18 anni ha ripreso la scuola, per vivere alleva pulcini che poi vende al mercato. Paga la retta scolastica per sé e sua figlia. È entrata a far parte di uno dei programmi di sostegno a distanza con cui ActionAid combatte il fenomeno delle spose bambine, delle gravidanze precoci nel Paese. Dove su oltre 45 milioni di abitanti sono ancora attivi appena 18 centri antiviolenza per donne e ragazze, 11 dei quali gestiti da ActionAid.

I NUMERI NEL MONDO. Le spose bambine si trovano in ogni regione del mondo, è un problema globale le cui cause sono legate alla cultura patriarcale, oggi diventa ancora più diffuso a causa della povertà estrema, durante le crisi umanitarie, le catastrofi climatiche e gli sfollamenti forzati. I tassi più elevati si registrano nell’Africa sub-sahariana — in Paesi come il Niger (76%) e la Repubblica Centrafricana (61%) — e nell’Asia meridionale — in Paesi come il Bangladesh (51%) e l’India (23%). Le ragazze vengono rapite con violenza e costrette a sposare i propri rapitori, spesso uomini molto più anziani di loro. Oggi una giovane donna su cinque, tra i 20 e i 24 anni, è stata sposata da bambina, rispetto a quasi una su quattro dieci anni fa. Nonostante i passi avanti fatti in diversi paesi, i ritmi di riduzione del fenomeno indicano che ci vorranno altri 300 anni per eliminare completamente i matrimoni precoci.