Il progetto StradAbile, di cui Uisp è partner, è realizzato in collaborazione con Fondazione Unipolis, UNHCR The UN Refugee Agency, UNASCA (Unione Nazionale Autoscuole e Studi di Consulenza Automobilistica) e i Consigli Regionali Unipol (CRU). StradAbile unisce formazione, pratica e socialità, per diventare più sicuri, più autonomi, più integrati nella vita urbana e comunitaria. L’Uisp nell’ambito del progetto si occuperà di accompagnare le donne migranti ad acquisire maggiore destrezza e sicurezza nell’utilizzo della bicicletta, con istruttori, mediatrici e attività inclusive. Attraverso lo sport di cittadinanza si favorisce autonomia, fiducia e integrazione, trasformando la bicicletta in strumento di libertà e socialità.
Il progetto riflette la visione Uisp dello sport e dell’attività fisica come mezzi per abbattere le barriere sociali. In particolare, StradAbile si inserisce nelle politiche di inclusione delle persone con background migratorio, con un focus specifico sulla vulnerabilità femminile. L’insegnamento dell’uso della bicicletta viene interpretato non solo come attività motoria, ma come simbolo di libertà, autonomia e partecipazione attiva alla vita della comunità.
Quali sono le caratteristiche peculiari di StradAbile?
“L’Uisp promuove da sempre stili di vita sani e rispettosi dell’ambiente. Il percorso “StradAbile a pedali” traduce operativamente queste politiche – spiega Melania Di Nardo, che cura il coordinamento del progetto Stradabile Uisp – proponendo la bicicletta come una soluzione economica e sostenibile per la mobilità urbana e un’opportunità per le partecipanti di acquisire autonomia negli spostamenti quotidiani. Le politiche Uisp mirano a un impatto che vada oltre la semplice prestazione sportiva e il progetto sposa questa filosofia attraverso una metodologia che integra formazione pratica e teorica, attraverso l’educazione stradale e la meccanica di base; il supporto linguistico e sociale con l’inserimento di moduli di lingua italiana e il supporto di mediatori culturali; l’attenzione ai nuclei familiari, perché prevede il coinvolgimento dei figli in attività ludico-motorie parallele al fine di creare un sistema di supporto che faciliti concretamente la partecipazione delle donne”.
Il progetto valorizza la struttura capillare dell’Uisp: attraverso il coordinamento nazionale e l’azione operativa dei Comitati territoriali coinvolti, Bolzano, Catania, Modena e Parma, l’associazione mette in pratica la propria capacità di fare rete con istituzioni, centri di accoglienza e cooperative sociali. StradAbile rappresenta perfettamente l’impegno Uisp nel considerare lo sport come un diritto di cittadinanza. “Attraverso la mobilità dolce, non promuoviamo solo la salute, ma forniamo strumenti concreti di emancipazione per donne in situazioni di vulnerabilità. È un progetto che unisce sport, educazione stradale e integrazione linguistica, dimostrando come l’attività fisica possa essere il motore per costruire una società più inclusiva e autonoma”, aggiunge Di Nardo.
Il progetto non si limita all’insegnamento tecnico dell’uso del mezzo, ma integra moduli formativi diversificati, come lingua italiana per la mobilità: corsi di italiano con vocabolario specifico per interagire nel traffico, con le forze dell’ordine o chiedere indicazioni; meccanica di base: lezioni per imparare a riparare forature e mantenere autonomamente la propria bicicletta, eliminando la dipendenza da terzi per la manutenzione; educazione stradale teorica: moduli specifici sul codice della strada, segnaletica e pianificazione dei percorsi tramite app digitali.
“Il progetto non è un evento isolato, ma un percorso di lungo periodo, da luglio 2025 a dicembre 2026, che si adatta alle stagioni: in inverno è prevista formazione teorica, meccanica e lingua italiana al chiuso, mentre in primavera ed estate si farà pratica all’aperto, prima in luoghi protetti e poi su strada, fino alle gite di gruppo finali per creare socialità e affiatamento. Il progetto vanta una rete di collaborazione nazionale di alto profilo e prevede una fase rigorosa di monitoraggio e valutazione dell’impatto tramite questionari, con l’obiettivo esplicito di rendere il modello replicabile in altre realtà”.
Il progetto StradAbile si muove su una struttura organizzativa a rete, capace di far dialogare il coordinamento nazionale con le realtà locali. Fondazione Unipolis promuove l’iniziativa e supervisiona il calendario e la qualità, assicurandosi che ogni attività sia misurabile e replicabile in futuro. L’Uisp funge da cabina di regia, garantendo che i criteri del progetto siano applicati uniformemente su tutto il territorio.
“L’anima operativa del progetto risiede nei quattro comitati territoriali di Bolzano, Catania, Modena e Parma – prosegue Di Nardo – Questi poli sono stati scelti in base alla loro solida esperienza pregressa in progetti di inclusione e alla loro posizione geografica strategica. Il loro compito principale è il reclutamento di 200 partecipanti complessive, un obiettivo che viene raggiunto grazie a un fitto lavoro di rete con associazioni locali, cooperative sociali e centri di accoglienza. Il cuore pulsante del progetto è rappresentato da un team multidisciplinare che agisce su più livelli per non lasciare nessuno indietro. La cabina di regia è affidata ai responsabili di progetto dei quattro Comitati, che curano l’intera macchina logistica e tessono le relazioni con le istituzioni del territorio”.
Il progetto conferma la sua natura eterogenea: dei quattro Comitati Uisp coinvolti, due avevano già esperienza in questa specifica progettualità, mentre per gli altri due si tratta di una sperimentazione ex novo. Nonostante le sfide logistiche e istituzionali, la rete dei mediatori e degli istruttori sta garantendo la tenuta del percorso formativo. Uisp Bolzano ha già coinvolto 25 donne e il terzo gruppo è partito il 2 marzo. È stata avviata una collaborazione strategica con SAVERA per il supporto nelle traduzioni multilingue dei materiali informativi e per la fornitura di mediatrici culturali. A Catania l’attività è distribuita tra Scordia e Vizzini con circa 35 partecipanti. Il progetto gode del supporto del Comune di Catania, della Polizia e delle cooperative del territorio. A Modena attualmente sono coinvolte 15 donne e il Comitato lavora in sinergia con FIAB, la Ciclofficina locale e la Cooperativa Angolo. Infine, a Parma il percorso è iniziato nella prima settimana di febbraio 2026 con circa 18 donne, divise in due gruppi di lavoro. Il partner principale è CIAC Parma.
“Un elemento fondamentale per la buona riuscita del progetto è la presenza dei mediatori linguistico-culturali – conclude Melania – che non sono semplici traduttori, ma figure chiave che abbattono le barriere di comunicazione, facilitano l’apprendimento e creano quel clima di fiducia necessario per coinvolgere donne che spesso vivono situazioni di forte vulnerabilità. Infine, il passaggio dalla teoria alla pratica è reso possibile da un folto gruppo di tecnici e istruttori qualificati. Sono loro a seguire le partecipanti passo dopo passo: dai primi, incerti momenti in sella in luoghi protetti, fino alle lezioni di meccanica di base, dove insegnano alle donne a prendersi cura del proprio mezzo per renderle, nel tempo, totalmente indipendenti”.
