Non è grossa, non è pesante, la valigia dell’emigrante… Ci si commuove già a leggere soltanto l’incipit della poesia che si intitola appunto La valigia dell’emigrante, scritta da Gianni Rodari, tratta dalla raccolta Il treno delle filastrocche, e pubblicata per la prima volta ben 74 anni fa.
C’è un po’ di terra del mio villaggio, per non restare solo in viaggio… Un vestito, un pane, un frutto, e questo è tutto recita la seconda strofa, incisa, come tutta la poesia sulla Panchina dell’emigrante, che sarà inaugurata domani in Piazza Padre Pio, a Carlentini, nel Siracusano.
Si tratta del secondo intervento di decoro urbano realizzato dall’Associazione Circolo Leontinoi e finanziato, come la Panchina dell’amore, inaugurata nel giorno di San Valentino, con il Bando Democrazia Partecipata 2025 del Comune.

Il sindaco della cittadina, Giuseppe Stefio, ha sottolineato come la Panchina dell’emigrante sia dedicata ai migranti d’ogni tempo ma “in particolare ai settantamila discendenti da carlentinesi che oggi vivono a Omaha, metropoli del Nebraska, e sono fieri delle proprie origini”.
Perché, come scriveva Rodari, …il cuore no, non l’ho portato: nella valigia non c’è entrato. Troppa pena aveva a partire, oltre il mare non vuol venire. Lui resta, fedele come un cane, nella terra che non mi dà pane.
“Il tema delle migrazioni – ha spiegato Ciro Militti, presidente del Circolo Leontinoi – è molto sentito a Carlentini, dove vivono e lavorano anche molti giovani provenienti dall’altra sponda del Mediterraneo. Ecco perché il QR code della panchina dà accesso a una piattaforma on line dove per il momento abbiamo inserito soltanto una succinta storia dell’emigrazione italiana negli Usa, ma che pensiamo di integrare con storie di emigrati corredate da foto, video e tanto altro. Anzi, invitiamo i migranti d’ogni tempo a mandarci le loro storie”.
In attesa dei tanti nuovi contenuti, tra quelli già inseriti c’è un altro testo che tocca il cuore, quello della canzone Italiani d’America di Luca Barbarossa, che risale al 1999: … ho un cognome italiano, mentre il nome è di qui. Insieme hanno un suono strano, come tutto quanto qui. Ha un odore di lontano, di cinema e di pizzeria. Ha un odore di persone, che un giorno sono andate via.
Ma, ha sottolineato Militti, non soltanto di migrazioni e amore si parlerà, grazie alle panchine: “Il nostro obiettivo – ha detto – è creare un percorso trattando temi sempre diversi”.
