Bologna. “E’ una fandonia che questa riforma ce la richieda la Costituzione, lo scopo è eliminare l’anomalia di una magistratura in grado di opporsi all’ingerenza della politica e all’illegalità in questo paese”. Parola dell’ex presidente del tribunale di Bologna Francesco Maria Caruso, esponente del comitato per il no al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.
Nel pomeriggio Caruso è stato protagonista di un confronto tra sì e no con il penalista bolognese e docente universitario Tommaso Guerini organizzato dal Forum del Terzo settore. La riforma proposta dal Governo, secondo Guerini, “distingue in molto chiaro chi accusa e chi giudica, senza le interferenze che possono esserci tra chi fa parte dello stesso ordine e fa la stesa carriera”.
L’unità delle carriere, secondo l’avvocato, “è un retaggio del fascismo, mentre le democrazie liberali preferiscono la separazione. E’ un tema di civiltà”. Secondo Caruso però la riforma ora al vaglio del voto popolare “interviene in modo molto ben più preoccupante e pericolosa nella vita dei cittadini. La separazione delle carriere esiste già, e se proprio si voleva rafforzarla bastava un provvedimento ordinario. Lo scopo della riforma sono il sorteggio e l’Alta corte, ovvero privare il nostro paese di una magistratura libera e indipendente”. Nemmeno Guerini è comunque entusiasta della riforma nel suo complesso. Il sorteggio per la composizione dei due Csm “non mi piace, credo anzi che indebolisca la posizione del si’. E’ stato introdotto dalla maggioranza di Governo perché si ritiene che ci sia stato un abuso nel potere delle correnti dei magistrati. Il sorteggio però non è incostituzionale”.
“Il sorteggio è una bufala, un modo di controllare la magistratura distruggendo la meritocrazia”, taglia corto Caruso. Ma la magistratura, ricorda Guerini, “ha bocciato tutte le riforme che sono state proposte finora, è una forza di conservazione in questo paese”. Moderatore del confronto, che ha visto tante domande ed interventi del pubblico del centro sociale Costa, il portavoce del Forum del Terzo settore dell’Emilia-Romagna Alberto Alberani. “Per partecipare- avvisa- bisogna essere informati, per questo abbiamo deciso di promuovere questo confronto”. Questo referendum, sottolinea Alberani, è partito un po’ in sordina, non c’è praticamente stato dibattito parlamentare e oggi pone i cittadini di fronte ad una tematica molto complessa. Anche per questo tanti sono ancora indecisi”.
