Annalinda Maso, in arte Annie Ma, è un’artista visiva italiana che lavora principalmente con pittura, video e arte performativa. Il suo percorso creativo esplora la memoria dei luoghi, la tradizione e il rapporto tra sacro e contemporaneo, con particolare attenzione all’elemento dell’acqua come simbolo e filo conduttore.
Nei suoi progetti, tra cui Le Vie dell’Acqua e La Femminella, Annalinda Maso realizza installazioni audiovisive e site-specific che valorizzano lavatoi storici e spazi dimenticati, evocando suoni, gesti e racconti delle comunità locali. L’opera trasforma il patrimonio storico e culturale in esperienze sensoriali immersive, creando un dialogo tra tradizione, territorio e contemporaneità.
Perché dipingi?
Dipingo perché è il modo più semplice e immediato che ho per fissare le idee e le emozioni. È anche il più veloce.
Quale opera ha il tratto principale del tuo carattere?
Credo quelle nate di getto, senza una progettualità. Tra tutte, l’autoritratto allo specchio del 2021, “Sono sempre stato qui”, è quello in cui mi riconosco maggiormente: è diretto, istintivo, necessario.
Una fonte d’ispirazione?
Il silenzio e la pace che emana il pino davanti al mio studio. È una presenza costante, un maestro muto.

Un’opera è personale? Le tue hanno una storia da raccontare?
Ultimamente sto cercando di collegare l’interiorità con l’esteriorità, per non escludermi dalla realtà del mondo, come spesso mi viene detto. Per questo sì, le ultime opere hanno molto da raccontare: parlano di storie del passato, miti e leggende che oggi rischiano di scomparire. Penso, a esempio, alle lavandaie legate al mito di Persefone e del melograno: figure sospese tra quotidiano e simbolico. In fondo, come scrive Mircea Eliade, il confine tra sacro e profano è più sottile di quanto immaginiamo. Ci si potrebbe scrivere un libro.
Quanto è stato difficile entrare nell’universo dell’arte?
È stato del tutto naturale. Nasco da un padre umorista e disegnatore: sono cresciuta con l’arte in casa. Per me non è stata una scelta.
Cosa ti affascina di più nel dipingere?
L’imprevedibilità e l’energia del gesto: inizi con un’idea e finisci altrove. Per questo uso molto l’acquerello: non hai mai il pieno controllo della tela. Il caso la tecnica e la regola dialogano continuamente, come nel gioco.
Un ricordo particolare della tua esperienza artistica?
Ricordo benissimo la mia prima esposizione: un vero diluvio universale! Ma, come si dice, “mostra bagnata, mostra fortunata”.
Che cosa non va nella realtà?
Ce ne sarebbe da scrivere… e forse prima o poi lo farò.
Che cosa ti suggerisce la parola “futuro”?
Mi suggerisce “controcorrente”. Io purtroppo vado sempre al contrario, come i gamberi. Per questo sto sviluppando progetti che indagano le bellezze e le risorse del passato che stiamo perdendo di vista: antichi siti storici minori abbandonati, memorie dimenticate, storie ai margini.
Il sogno nel cassetto?
Magari ne avessi solo uno…










