Siamo un Paese perso? A far fede agli ultimi dati sulla cosiddetta “fuga dei cervelli”, tra 2011 e 2024 sarebbero 630mila i giovani (18-34 anni, 16mila laureati nel solo 2023) ad aver lasciato l’Italia. Per ogni giovane che arriva da un Paese avanzato, nove italiani emigrano. In linea generale, grazie ai flussi migratori in entrata, la popolazione italiana è quasi stabile.
Nonostante questa “fuga”, forse, per chi ha la temerarietà di non emigrare, c’è ancora speranza, visto che crescono coloro che decidono di non conformarsi allo sport culturale nazional popolare per eccellenza, il Festival Sanremo. Nella prima serata 9 milioni e 600mila telespettatori lo hanno seguito, il 58% della platea televisiva. Un calo del 7% e di circa 3 milioni di spettatori rispetto allo scorso anno, nonostante un “pompaggio” mediatico continuo, soprattutto da parte dell’informazione di Stato.
Certo, non sono tutti giovani come quelli di cui sopra, ma il dato è ugualmente significativo.
C’è un’Italia che cresce nella propria identità e autonomia rispetto ad indicatori culturali ossessivi di “italianità”. Con la conferma dell’alto numero di telespettatori per le Olimpiadi invernali, eventi tutt’altro che nazional popolari.
Dalla demografia a politica ed economia. C’è da capire come queste osservazioni potranno spiegare e prefigurare il futuro.
Al momento un solo dato è certo: la crescita dell’estraneità all’Italia di Sanremo e la grande attenzione in quanto – Olimpiadi, Italiani compresi – gli individui possono nel mondo.
